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Rispondere con disponibilità e lungimiranza
Costruire un vero processo di pace non è responsabilità dei soli
repubblicani. Ad un passo avanti dell'IRA deve seguire disponibilità e
lungimiranza.
Lo ha sostenuto anche l'Arcivescovo della Chiesa irlandese Robin Eames in
un recente e puntuale intervento. Disponibilità e lungimiranza da tutte
le parti possono far superare le attuali difficoltà e trasformare una
fase di crisi e di divisione in un movimento organico e popolare verso un
accordo di pace democratico.
Nulla di tutto ciò sarà semplice. Quelli di noi che vogliono i maggiori
cambiamenti e che cercano di trasformare la società, sono chiamati ancora
a grossi sforzi.
Quelli che sono contrari ai cambiamenti o che sono su posizioni
minimaliste non vedono alcuna ragione per accettare l'attuale processo. Ma
l'unionismo deve scendere a patti con le nuove realtà e i leader
progressisti accettare ed entrare a far parte del nuovo ordinamento.
Non ho alcuna intenzione di richiamare gli unionisti alle loro
responsabilità, perché la nostra responsabilità collettiva in questo
momento è quella di accantonare le nostre divergenze, e faccio appello ai
dirigenti unionisti affinché partecipino con noi a questo sforzo in modo
che tutte le diverse componenti del nostro popolo possano progredire sulla
base dell'eguaglianza.
Io credo fermamente che i repubblicani debbano sapere come gli unionisti
vedono il loro rapporto con il resto della gente di quest'isola. Io
rimarco il nostro impegno di repubblicani irlandesi a difendere i diritti
di tutti i cittadini alle libertà civili e religiose.
La strategia dello Sinn Féin ci impegna e ci obbliga a far parte dello
sforzo per creare una società ragionevole e giusta per tutta la gente di
quest'isola. Il nostro sforzo è quello di sostituire il conflitto e la
crisi con l'uguaglianza e con una vera partecipazione.
I repubblicani irlandesi ritengono che il legame britannico sia la fonte
di tutti i nostri mali politici. Il Governo britannico ha inflitto e
continua a far permanere torti storici nei confronti della gente di
quest'isola, e anche oggi ci sono elementi all'interno delle gerarchie
britanniche che sono contrari al processo di pace e che si oppongono ai
cambiamenti che sono invece necessari se si vogliono costruire nuove
relazioni all'interno dell'Irlanda e tra l'Irlanda e la Gran Bretagna.
Il Primo Ministro britannico ha il dovere di correggere gli errori e
partecipare alla costruzione di un nuovo futuro. Bisogna riconoscere a
Blair di aver investito una grossa quantità di tempo sulla questione
irlandese, ma dal mio punto di vista questo governo ha avuto un approccio
troppo tattico, concedendo troppo ai conservatori, sia all'interno del
proprio sistema che qui al nord, e non ha guidato il processo con il
vigore e la decisione necessari.
Dopotutto l'Accordo del Venerdì Santo è un accordo di cui anche il
Governo britannico fa parte.
L'attuazione di quell'accordo non è secondaria rispetto alla questione
delle armi dell'IRA, e lo Sinn Féin ha coerentemente portato avanti
l'idea che la questione degli arsenali possa essere risolta come parte di
passo avanti generale cessando di essere considerata una precondizione per
proseguire su tutte le altre questioni.
Questo è il modo in cui l'Accordo del Venerdì Santo dee affrontare la
questione. Se il processo politico si fosse sviluppato come l'Accordo
richiedeva, sulla questione delle armi si sarebbero raggiunti risultati
molto più significativi e il processo di pace si sarebbe già
consolidato.
Se l'IRA prendesse un'altra iniziativa in merito, il governo britannico
non potrebbe che adeguarsi alla dinamica che si verrebbe a creare.
I dirigenti politici britannici devono dimostrare con i fatti e non solo a
parole, che anch'essi vogliono espellere le armi dalla politica irlandese
e che accettano le regole fondamentali della politica e della costruzione
della pace.
Anche il Governo irlandese è parte dell'Accordo del Venerdì Santo e
questi ha un particolare mandato, la responsabilità di promuovere e
difendere gli interessi nazionali e democratici irlandesi e difendere i
diritti di tutti i cittadini e la sovranità della nazione. Queste sono
prese di posizione fondamentali che vanno al di là della politica di
parte.
Il mio appello perciò, in questo momento cruciale, è diretto a tutti i
partiti favorevoli all'Accordo e ai due governi, affinché si lavori
assieme per mettersi la crisi alle spalle.
Non sarà facile, ma deve essere fatto.
Sarebbe più semplice per tutti noi indugiare sul passato, ma sarebbe
anche futile. È molto più duro e difficile costruire un nuovo futuro, ma
questo è quello che siamo chiamati a fare.
Viviamo in un periodo in cui gli eventi mondiali sono dominati da immagini
e racconti di conflitti, violenze e terrore. In questo momento questi
eventi sono replicati localmente da azioni provocatorie e violentemente
settarie, dall'intimidazione di giovani alunne di una scuola agli attacchi
con bombe e armi alle famiglie nazionaliste.
Questo è allora il momento per ciascuno di noi di fare tutto ciò che è
in nostro potere per portare a termine il nostro processo di pace, a
beneficio di tutta la nostra gente per un futuro dignitoso, giusto e
democratico che possa rappresentare una speranza per le persone di tutto
il mondo. |