GUARDARE AL FUTURO

Pronunciato da Gerry Adams, parlamentare e presidente dello Sinn Féin, lunedì 22 ottobre a Conway Mill, Belfast.




Gerry Adams

Ci sono molte buone ragioni per essere oggi qui con voi a Conway Mill.

Come molti di voi sapranno, il complesso di case situate all'ombra di questa fabbrica dovette sopportare, nel 1969, il peso di un pogrom guidato dalla RUC e dai B-Special contro i cattolici attraverso tutta la città da Ardoyne a nord, passando per Belfast ovest fino a Short Strand a est.
Intere strade qui a Belfast ovest e a Belfast nord furono messe a ferro e
fuoco, sette persone furono uccise e migliaia di famiglie dovettero scappare dalle bande unioniste creando, all'epoca, il più vasto esodo di civili in Europa occidentale dalla fine dell'ultima guerra mondiale.

Bivi

Molte cose sono successe da allora.
In quel periodo e comunque in tutta la storia d'Irlanda, ci sono stati molti momenti determinanti anche se talvolta questi sono andati perduti, in particolare negli ultimi quarant'anni, a causa del violenta eredità della divisione.
Ma nell'ultimo decennio il processo di pace ha portato la gente di quest'isola ad una serie di bivi. Questi hanno offerto diverse scelte: andare verso un futuro migliore, rimanere bloccati nel presente o scivolare verso il passato.
L'attuale crisi nel processo di pace è stata, per molti, causa di grande frustrazione, irritazione e rabbia.
Nazionalisti e repubblicani vedono il potenziale del processo di pace gettato al vento da un Governo britannico che non onora i propri impegni e da una dirigenza unionista che si oppone ai cambiamenti fondamentali che le vengono richiesti.
Questi ultimi ci dicono di essere pronti a condividere il potere con i nazionalisti e i repubblicani, ma considerano cruciale la questione degli arsenali dell'IRA e per questo motivo David Trimble sostiene di aver fatto precipitare quest'ultima crisi.
La sospensione delle istituzioni da parte del Governo britannico, la rimilitarizzazione di molte comunità repubblicane, il depotenziamento della questione politica, il prematuro avvicinamento di altri verso queste posizioni sbagliate e le campagne lealiste hanno creato difficoltà che peggiorano di giorno in giorno.
Da questo scontro di posizioni e opinioni è scaturita una minaccia che rischia di annullare i progressi dell'ultimo decennio.
Non bisogna permetterlo.
Il nostro scopo è salvare l'Accordo del Venerdì Santo.
L'impegno dello Sinn Féin nel processo di pace è assoluto. Le iniziative che abbiamo preso e le iniziative che abbiamo spinto altri a prendere, inclusa l'IRA, hanno contribuito in maniera decisiva al processo di pace.
Il nostro obiettivo negli ultimi tempi è stato quello di ricercare una soluzione a questa crisi.
Il nostro scopo è stato salvare l'Accordo del Venerdì Santo.
Come ben sapete i vertici del partito sono impegnati in intensi negoziati con i governi irlandese e britannico e con i vertici dell'UUP.
Sono stato recentemente in Sud Africa dove ho parlato di questa crisi con l'ex presidente Nelson Mandela e successivamente con il presidente del Sud Africa Thabo Mbeki e con altri. E oggi ne ho parlato nuovamente con il presidente Mbeki.
Martin McGuinness ha anche avuto un colloquio con l'Ambasciatore speciale del presidente Bush, Richard Haas e oggi è negli USA per incontrare alcuni rappresentanti politici e l'Irish America.
Dal Sud Africa al nord America si susseguono impegni e promesse di supporto ai nostri sforzi. Questi sono i benvenuti perché lo Sin Fin ha lavorato duro per assicurarli, ma se riconosciamo che la buona volontà a livello internazionale è cruciale, questa non può da sola sostituire la buona volontà e la fiducia interne.

Creare un nuovo contesto

La nostra impostazione è stata quella di creare un contesto in cui la politica funzioni, le istituzioni siano stabili, inclusive e abbiano il sostegno della popolazione così come ce l'abbia il processo verso l'uguaglianza e la giustizia.
Dal nostro punto di vista non solo è possibile ma obbligatorio, che tutti coloro che sono impegnati per un nuovo futuro facciano la loro parte per raggiungere il traguardo di una pace definitiva in Irlanda.
I vertici dello Sinn Féin hanno cercato di creare un contesto nel quale tutti coloro che giocano un ruolo chiave in questa crisi possano condividere gli sforzi per porvi fine e creare successivamente un clima di fiducia, perché se tutti i partiti favorevoli all'Accordo avessero veramente una visione di un futuro pacifico costruito su giustizia, uguaglianza e rispetto delle nostre diversità, allora tutti noi saremmo obbligati a guardarci negli occhi e cercare un modo di realizzare questa visione.
Ma repubblicani e nazionalisti vogliono la dimostrazione del fatto che l'unionismo sta affrontando le proprie responsabilità.
Molte persone ragionevoli su quest'isola vogliono credere che il Governo britannico sia pronto a dare il via a una nuova politica basata sull'uguaglianza.

Negoziati

Ma lo Sinn Féin non è sprovveduto. La nostra strategia è determinata da realtà oggettive. È guidata, tra le altre cose, dal fatto che i diritti democratici e civili di nazionalisti e repubblicani non possono essere condizionati. Sono diritti universali e come tali appartengono a tutti i cittadini.
Nell'Accordo del Venerdì Santo questioni come la politica, le istituzioni politiche, la smilitarizzazione, i diritti umani, il sistema giudiziario e il problema dell'uguaglianza, sono tra loro indipendenti e devono essere risolte una per volta.
Questo è un punto che abbiamo posto a tutti coloro con i quali abbiamo negoziato.
Ai dirigenti dello Sinn Féin è chiaro che la questione delle armi dell'IRA è stata usata come scusa per depotenziare tanto il processo di pace quanto l'Accordo del Venerdì Santo, ma allo stesso tempo io non sottovaluto l'impressione e la confusione che si generano in diverse fasi della lotta, e in particolare gli effetti della parzialità dei media e della propaganda.
E questo è particolarmente vero per la questione delle armi.
Molti repubblicani sono in collera per l'incessante attenzione posta sul silenzio delle armi dell'IRA, perché questo è in aperto contrasto con l'uso quotidiano delle bombe e delle armi da parte dei lealisti e con la rimilitarizzazione delle roccaforti repubblicane nel nord da parte del Governo britannico.
La questione delle armi deve essere risolta. Ma non solo di quelle dell'IRA, anche di quelle britanniche.
Questa è una parte imprescindibile di ogni risoluzione del conflitto.

Parlare all'IRA

Martin McGuinness ed io abbiamo avuto spesso dei colloqui con l'IRA nei quali abbiamo sempre posto l'idea che se loro avessero fatto un primo passo, questo avrebbe potuto salvare il processo di pace dal collasso e trasformare la situazione.
Io non sottovaluto le difficoltà che questo comporta. I veri repubblicani saranno preoccupati da questo passo, ed è quindi a loro che io indirizzo questa parte del mio discorso.
Oppositori, gerarchie dell'esercito, invidiosi e nemici del movimento repubblicano irlandese presenteranno ogni passo in avanti dell'IRA in termini spregiativi. Bisogna aspettarselo.
Altri diranno che l'IRA ha agito sotto pressione, ma tutti gli altri sanno che l'IRA non è un movimento che si piega alle pressioni o che si muove secondo gli schemi britannici o unionisti. I volontari dell'IRA hanno una chiara idea di loro stessi e dell'Irlanda di cui vogliono far parte, e questo è ciò che influenzerà il loro atteggiamento verso questa questione.
I repubblicani in Irlanda e nel mondo dovranno ripensare la questione dal punto di vista strategico.
Tutti noi siamo stati parte di qualcosa di molto potente. Ciascuno di noi ha lottato con tempi duri e difficili.
Noi ora siamo in un periodo favorevole ma impegnativo per il movimento repubblicano irlandese; abbiamo fatto significativi passi avanti quest'anno ma c'è un continuo bisogno per tutti noi di stare uniti e fare la nostra parte.
Il nostro obiettivo è costruire la pace. Ciascuno di noi ha un ruolo in questa gravosa missione e dobbiamo essere certi di aver fatto tutto il possibile per evitare che la situazione precipiti nel conflitto.
I nostri attivisti sono stati il cuore pulsante della lotta per la giustizia e la pace, ed è l'insieme dei nostri sforzi che manda avanti questo processo, che porta avanti la nostra lotta e che ci dà la forza politica per raggiungere i nostri obiettivi.
Dal mio punto di vista l'IRA è onestamente impegnata nella costruzione di un processo di pace nel quale gli obiettivi del movimento repubblicano irlandese possano essere manifestati e portati avanti. I suoi dirigenti hanno ripetutamente dimostrato capacità di leadership, pazienza e lungimiranza e io rispetto assolutamente il loro diritto a prendere le proprie decisioni sulla questione.

Vorrei però rivolgere un appello ai repubblicani a rimanere uniti. E vorrei rivolgermi particolarmente ai volontari dell'IRA, alle loro famiglie e alla base dell'IRA perché si stringano sempre di più.
Questo è il momento di impegnarsi per la causa repubblicana. Questo è il momento di mantenere la testa lucida e il coraggio nel cuore.
L'IRA deve emergere come esempio di un esercito della gente, in contatto con la gente, che è attento ai suoi bisogni e che dispone del suo supporto e della sua sincera lealtà.

Rispondere con disponibilità e lungimiranza

Costruire un vero processo di pace non è responsabilità dei soli repubblicani. Ad un passo avanti dell'IRA deve seguire disponibilità e lungimiranza.
Lo ha sostenuto anche l'Arcivescovo della Chiesa irlandese Robin Eames in un recente e puntuale intervento. Disponibilità e lungimiranza da tutte le parti possono far superare le attuali difficoltà e trasformare una fase di crisi e di divisione in un movimento organico e popolare verso un accordo di pace democratico.
Nulla di tutto ciò sarà semplice. Quelli di noi che vogliono i maggiori cambiamenti e che cercano di trasformare la società, sono chiamati ancora a grossi sforzi.
Quelli che sono contrari ai cambiamenti o che sono su posizioni minimaliste non vedono alcuna ragione per accettare l'attuale processo. Ma l'unionismo deve scendere a patti con le nuove realtà e i leader progressisti accettare ed entrare a far parte del nuovo ordinamento.
Non ho alcuna intenzione di richiamare gli unionisti alle loro responsabilità, perché la nostra responsabilità collettiva in questo momento è quella di accantonare le nostre divergenze, e faccio appello ai dirigenti unionisti affinché partecipino con noi a questo sforzo in modo che tutte le diverse componenti del nostro popolo possano progredire sulla base dell'eguaglianza.
Io credo fermamente che i repubblicani debbano sapere come gli unionisti vedono il loro rapporto con il resto della gente di quest'isola. Io rimarco il nostro impegno di repubblicani irlandesi a difendere i diritti di tutti i cittadini alle libertà civili e religiose.
La strategia dello Sinn Féin ci impegna e ci obbliga a far parte dello sforzo per creare una società ragionevole e giusta per tutta la gente di quest'isola. Il nostro sforzo è quello di sostituire il conflitto e la crisi con l'uguaglianza e con una vera partecipazione.
I repubblicani irlandesi ritengono che il legame britannico sia la fonte di tutti i nostri mali politici. Il Governo britannico ha inflitto e continua a far permanere torti storici nei confronti della gente di quest'isola, e anche oggi ci sono elementi all'interno delle gerarchie britanniche che sono contrari al processo di pace e che si oppongono ai cambiamenti che sono invece necessari se si vogliono costruire nuove relazioni all'interno dell'Irlanda e tra l'Irlanda e la Gran Bretagna.
Il Primo Ministro britannico ha il dovere di correggere gli errori e partecipare alla costruzione di un nuovo futuro. Bisogna riconoscere a Blair di aver investito una grossa quantità di tempo sulla questione irlandese, ma dal mio punto di vista questo governo ha avuto un approccio troppo tattico, concedendo troppo ai conservatori, sia all'interno del proprio sistema che qui al nord, e non ha guidato il processo con il vigore e la decisione necessari.
Dopotutto l'Accordo del Venerdì Santo è un accordo di cui anche il Governo britannico fa parte.
L'attuazione di quell'accordo non è secondaria rispetto alla questione delle armi dell'IRA, e lo Sinn Féin ha coerentemente portato avanti l'idea che la questione degli arsenali possa essere risolta come parte di passo avanti generale cessando di essere considerata una precondizione per proseguire su tutte le altre questioni.
Questo è il modo in cui l'Accordo del Venerdì Santo dee affrontare la questione. Se il processo politico si fosse sviluppato come l'Accordo richiedeva, sulla questione delle armi si sarebbero raggiunti risultati molto più significativi e il processo di pace si sarebbe già consolidato.
Se l'IRA prendesse un'altra iniziativa in merito, il governo britannico non potrebbe che adeguarsi alla dinamica che si verrebbe a creare.
I dirigenti politici britannici devono dimostrare con i fatti e non solo a parole, che anch'essi vogliono espellere le armi dalla politica irlandese e che accettano le regole fondamentali della politica e della costruzione della pace.
Anche il Governo irlandese è parte dell'Accordo del Venerdì Santo e questi ha un particolare mandato, la responsabilità di promuovere e difendere gli interessi nazionali e democratici irlandesi e difendere i diritti di tutti i cittadini e la sovranità della nazione. Queste sono prese di posizione fondamentali che vanno al di là della politica di parte.
Il mio appello perciò, in questo momento cruciale, è diretto a tutti i partiti favorevoli all'Accordo e ai due governi, affinché si lavori assieme per mettersi la crisi alle spalle.
Non sarà facile, ma deve essere fatto.
Sarebbe più semplice per tutti noi indugiare sul passato, ma sarebbe anche futile. È molto più duro e difficile costruire un nuovo futuro, ma questo è quello che siamo chiamati a fare.
Viviamo in un periodo in cui gli eventi mondiali sono dominati da immagini e racconti di conflitti, violenze e terrore. In questo momento questi eventi sono replicati localmente da azioni provocatorie e violentemente settarie, dall'intimidazione di giovani alunne di una scuola agli attacchi con bombe e armi alle famiglie nazionaliste.
Questo è allora il momento per ciascuno di noi di fare tutto ciò che è in nostro potere per portare a termine il nostro processo di pace, a beneficio di tutta la nostra gente per un futuro dignitoso, giusto e democratico che possa rappresentare una speranza per le persone di tutto il mondo.


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a cura di irlanda notizie - 30 ottobre 2001
traduzione a cura di Irlanda Notizie