Recensione di:

“Il
giro del mondo” è una nuova collana degli Editori Riuniti che ambisce far
“comprendere le dinamiche e gli sviluppi storici, politici, economici e sociali
di questioni internazionali di particolare rilievo”, ovvero “un’enciclopedia
tascabile” in volumetti monografici su paesi e regioni del mondo. Il volume
dedicato all’Irlanda del Nord (perché non, semplicemente, all’Irlanda?), opera
di Luca Attanasio (presentato come “esperto di questione irlandese”), è diviso
in tre parti: una Introduzione generale storico-politica, una
Cronologia, e un insieme di voci (Le parole per conoscere) dedicate a
personaggi ed eventi irlandesi.
Un libro che quindi sembrerebbe utile, se il suo contenuto fosse minimamente accurato; purtroppo così non è.
Fin dall’inizio dell’Introduzione Attanasio sembra
infatti sposare, pur con alcuni ‘caveat’ poco convincenti, l’immagine del
conflitto anglo-irlandese che la propaganda dello Stato britannico ha cercato di
fare passare dalla fine degli anni Sessanta a oggi: uno scontro tra tribù
irlandesi cattoliche e protestanti, motivato dall’odio confessionale, in cui lo
Stato britannico avrebbe avuto soltanto una funzione di ‘peace-keeping’, per
impedire a quei ‘selvaggi’ di ammazzarsi in numero ancora più grande. Al
contrario, la fase del conflitto anglo-irlandese iniziata alla fine degli anni
Sessanta e terminata con gli Accordi di Belfast del 1998 è stata semplicemente
la prosecuzione, nelle Sei Contee del nord-est dell’isola rimaste parte del
Regno Unito dopo la Partizione del 1921, del tentativo nazionale irlandese,
ripreso in ogni generazione negli ultimi secoli, di creare un’Irlanda
completamente indipendente dall’Inghilterra; e la controparte del movimento di
liberazione irlandese era in primo luogo lo Stato britannico, non i suoi alleati
locali unionisti.
Così l’autore inverte da subito (p. 11) la cronologia di cause ed effetti: il
conflitto sarebbe dovuto a “un gruppo di azione politica violenta” scaturito
alla fine degli anni Sessanta “dalla comunità cattolica” (anche se i
Repubblicani irlandesi esistono, al contrario, dal 1791, e, come Esercito
Repubblicano Irlandese, dal 1917!), alla cui azione “ha risposto un’azione
altrettanto violenta di stampo unionista”. Inutile dire che la violenza che ha
fatto riesplodere il conflitto è stata invece quella opposta dal Governo
autonomo unionista di Stormont, dalle sue milizie (RUC e B-Specials) e dai suoi
sostenitori al movimento pacifico per i diritti civili del 1968-69, con i pogrom
del 1969 contro la popolazione cattolica.
Ancora, in nome della ingannevole interpretazione ‘confessionale’ del conflitto,
Attanasio scrive della RUC (Régia Polizia dell’Ulster) come di “forza di polizia
praticamente composta solo di protestanti” (p. 11; e lo ripete a p. 23). La
composizione confessionale della RUC, questo esercito locale antiguerriglia, è
di per sé di scarso interesse: alla fine degli anni Sessanta circa il 15 % degli
agenti della RUC erano cattolici (solo circa l’8 % nel 1998); ma che fossero
cattolici, buddisti o protestanti non conta; ciò che conta è che gli agenti
della RUC, indipendentemente dalla loro religione di appartenenza, erano al 100
per 100 unionisti, e si comportavano di conseguenza non come forza di polizia,
ma come milizia dedita alla repressione del nazionalismo irlandese.
Inoltre, per rinsaldare un’interpretazione del conflitto anglo-irlandese come
‘guerra di religione’, Attanasio commenta l’Unione dell’Irlanda alla Gran
Bretagna del 1800 inserendo questo svarione: “Ai cattolici irlandesi venne
vietato l’accesso alla vita politica e amministrativa e furono negati anche i
più fondamentali diritti” (p. 15). Si tratta, naturalmente, di una bubbola: le
Leggi Penali che negavano ai cattolici “anche i più fondamentali diritti” erano
state tutte abolite tra il 1778 e il 1793, e ai cattolici era stato dato il
diritto elettorale attivo (anche se non quello passivo, cioè di essere eletti,
ottenuto solo nel 1829); e in cambio la gerarchia della Chiesa cattolica
irlandese sostenne lo Stato britannico nella repressione sanguinosa dei
rivoluzionari laici repubblicani, gli Irlandesi Uniti, tra 1794 e 1803 (solo una
cinquantina di sacerdoti cattolici, su alcune migliaia, presero le parti dei
rivoluzionari indipendentisti, sfidando i propri vescovi).
Riguardo all’allinearsi di parte dei presbiteriani irlandesi, guidati dal
demagogo predicatore Henry Cook, all’Ordine d’Orange nel 1834, Attanasio
introduce la ‘teoria delle due nazioni’ confessionali: “La divisione tra due
popoli – quello irlandese in prevalenza cattolico, sottomesso, e quello inglese
(o inglese ‘per scelta’), protestante, ricco e dominatore – è stata ormai
consumata”. Inutile dire che la ‘teoria delle due nazioni’ non ha alcuna
credibilità, e che nessun Inglese considera, o ha mai considerato, un Irlandese
di religione protestante altro che un ‘Paddy’ qualsiasi. Gli stessi Unionisti
più accesi non si considerano Inglesi (cosa che sarebbe palesemente ridicola),
ma ‘Britannici’, rifacendosi alle origini scozzesi di molti coloni protestanti
del XVII secolo.
Nella sintesi storica, decisamente sciatta e inorganica, di Attanasio ci sono
lacune imperdonabili; ad esempio non si parla di Repubblicani tra l’epoca degli
Irlandesi Uniti e la rivolta del 1916; e la Giovane Irlanda, e poi i Feniani
della Fratellanza Repubblicana Irlandese (fondata nel 1858), che organizzarono
precisamente la rivolta del 1916, non vengono nemmeno menzionati. Di Parnell si
dice soltanto che era un nazionalista irlandese protestante, ma senza dirne
altro (la ‘guerra per la terra’ che cambiò le condizioni sociali dell’Irlanda e
il movimento per l’autonomia, o Home Rule, guidati da Parnell in alleanza
coi Feniani negli anni Ottanta del XIX secolo non vengono neanche nominati). Si
attribuisce a Parnell l’istituzione (peraltro mai compiuta) dell’Home Rule
per l’Irlanda nel 1912-13 (che, nel caso, è invece dell’Agosto 1914, anche se
venne contestualmente sospesa ‘fino alla fine del conflitto mondiale’, ovvero
per sempre, p. 17); peccato che Parnell fosse morto più di vent’anni prima, nel
1891 (!). Del leader degli Unionisti dell’Ulster, Sir Edward Carson, non si fa
menzione, e si nomina solo il suo successore James Craig (che era, ovviamente,
un fervente Unionista, non, come scrive invece l’Attanasio, un “fervente
protestante”, p. 17).
La sciatteria dell’autore colpisce quasi in ogni pagina, come nella perla di p.
18: “quasi tutti i firmatari della dichiarazione di indipendenza [del 1916]
vengono fucilati”. Come è noto, non solo tutti e sette i firmatari della
Proclamazione della Repubblica, ma anche altri sette
tra gli insorti catturati vennero fucilati dagli Inglesi. O a p. 19: “l’esercito
irlandese, nato solo qualche anno prima [del 1916] con il nome di Irish
Republican Army”; orbene, i Volontari Irlandesi della Fratellanza Repubblicana
Irlandese (fondati nel Novembre 1913), l’Esercito Civico Irlandese dei
sindacalisti rivoluzionari di Dublino (fondato nel Settembre 1913), e i
Fucilieri Ibernici finanziati dalla sezione americana dell’Antico Ordine degli
Iberni (AOH) partecipano insieme alla Rivolta di Pasqua del 1916, venendo
dissolti dalla repressione; i Volontari Irlandesi, ricostituiti a partire dal
1917, e impegnati dal Gennaio 1919 nella guerra di guerriglia contro gli
Inglesi, verranno spesso chiamati, dal 1919-20, ‘Esercito Repubblicano
Irlandese’ (nome che era stato già usato dai Feniani della IRB nel tentativo di
invasione del Canada del 1866, alla battaglia di Ridgeway), e presto adotteranno
il nuovo nome.
Spesso gli svarioni di Attanasio sono comici, come a p. 21: “Gli inglesi […] non
possono ignorare le richieste della schiacciante maggioranza protestante delle
contee a nord che oltre a rappresentare l’80% della popolazione, detiene molti
seggi a Westminster”. Da dove Attanasio trae questo balordo “80%”? Se solo si
fosse curato di consultare i risultati del censimento irlandese del 1911 (o
qualsiasi serio libro di storia, che li riporta), saprebbe che i protestanti
erano allora, nell’insieme dell’Irlanda, il 26 % della popolazione, e meno del
66 % nelle sei Contee del nord-est che avrebbero costituito l’Irlanda del Nord.
E, ancora, nella stessa p. 21, Attanasio insiste: “la minoranza cattolica [nelle
sei contee], il 20% degli abitanti”; no, al momento della Partizione tra gli
abitanti delle Sei Contee i cattolici erano precisamente il 34 %, non “il 20%”.
Così come è completamente errato quanto l’autore scrive a p. 22: “le sei contee
del Nord, che presentavano, e presentano, al loro interno, una maggioranza
protestante”; solo le quattro contee di Antrim (che comprende Belfast), Down,
Armagh e Derry avevano nel 1921 una maggioranza protestante (rispettivamente del
77,2 %, del 68,4 %, del 54,7 % e del 54,2 %), mentre nelle due contee di
Fermanagh e Tyrone c’era al contrario una maggioranza cattolica (del 56,2 % e
del 55,4 % rispettivamente). Quanto a oggi (il “presentano” di Attanasio), solo
due delle Sei Contee della ‘Irlanda del Nord’, Antrim e Down, hanno, secondo i
dati del censimento del 2001, una maggioranza protestante; anche la contea di
Derry e quella di Armagh hanno oggi una maggioranza cattolica.
A p. 25, Attanasio scrive, con la sciatteria cui ormai ci stiamo abituando: “Nel
1981 infatti alcuni giovani repubblicani detenuti, danno vita a scioperi della
fame, dell’igiene e del vestiario”; in realtà i repubblicani detenuti avevano
dato vita alla ‘protesta della coperta’, rifiutandosi di indossare l’uniforme
carceraria, dal 1976, quando per i nuovi condannati per attività repubblicane lo
Stato britannico aveva abolito lo status di prigionieri politici; e a quella
dell’igiene (‘dirty protest’) dal 1978, reagendo al lancio di buglioli pieni sui
prigionieri in lotta compiuto dalle guardie carcerarie; allo sciopero della fame
si era giunti solo nell’autunno del 1980, ed esso era rientrato per le promesse
(non mantenute) dell’amministrazione britannica; lo sciopero della fame fino
alla morte venne intrapreso il 1° Marzo 1981.
Sempre a p. 25, Attanasio scrive: “L’Anglo-Irish Agreement [del 1985],
con i suoi articoli in favore della devolution, può essere considerato l’approdo
finale di tanti anni di politica inglese che vedeva nello sganciamento
dall’Irlanda del Nord un obiettivo primario”. Così, lo Stato britannico aveva
come “obiettivo primario” lo “sganciamento dall’Irlanda del Nord”? Strano che
nessuno, in Irlanda del Nord, in Irlanda, nel mondo, o tra gli stessi strateghi
e politici dello Stato britannico, se ne sia mai accorto: ma se ne è accorto
l’Attanasio! Strano, inoltre, che venti anni dopo lo Anglo-Irish Agreement
lo Stato britannico sia ancora in Irlanda del Nord… Caso mai, sono stati gli
Accordi del Venerdì Santo del 1998 a fare illudere che
lo Stato britannico volesse disimpegnarsi dall’Irlanda; ma, come hanno
dimostrato questi ultimi otto anni, era solo una speranza vana!
A p. 32 la polizia unionista RUC (Royal Ulster Constabulary) diventa
bizzarramente, per Attanasio, “Royal constabulary force”.
La Cronologia (pp. 37-41) fa ben poco per rimediare
agli svarioni dell’Introduzione, anzi ne aggiunge altri.
Come a p. 37: “Nell’era di Cromwell [1649-60] viene inaugurata la politica delle
plantations”; come tutti sanno, invece, la politica delle ‘plantations’
era stata inaugurata, nell’Ulster, da re Giacomo I nel 1608-09, quarant’anni
prima.
O nella stessa p. 37: “1798 – Si costituisce il gruppo indipendentista di
matrice protestante degli United Irishmen”. Gli Irlandesi Uniti si erano
costituiti sette anni prima, nel 1791; fondatori del Repubblicanesimo irlandese,
costretti a entrare in clandestinità nel 1794, avevano molti protestanti tra i
loro dirigenti, ma erano, sul modello rivoluzionario francese, laicisti,
democratici e non confessionali (e si chiamavano ‘Irlandesi Uniti’ proprio
perché intendevano sostituire ‘il comune nome di Irlandesi’ alle definizioni di
cattolici, protestanti e presbiteriani); definirli “di matrice protestante” è
cosa alquanto sciocchina. Nella stessa voce Attanasio aggiunge che dopo la
repressione dell’insurrezione del 1798 “viene sciolto il parlamento irlandese”.
Naturalmente il parlamento irlandese, composto da aristocratici latifondisti,
non venne sciolto per niente; fu esso che due anni dopo, votando a maggioranza
per l’Act of Union, decretò il proprio scioglimento. Dove Attanasio
prenda ispirazione per queste sue invenzioni resta ignoto. Attanasio non
menziona per nulla l’insurrezione del 1803, che segnò la sconfitta finale degli
Irlandesi Uniti.
A p. 38, Attanasio menziona Daniel O’Connell, ma senza spiegare che cosa
facesse; e la cosiddetta ‘Emancipazione cattolica’ del 1829 non viene nemmeno
citata.
Sempre a p. 38, riguardo a Parnell (1875) si dice, nei soliti termini
vaghi, sciatti e imprecisi: “È grazie anche a lui che si avvia una riforma
agraria [e fin qui OK, anche se la riforma agraria, con cui il Governo inglese
cercò di far terminare la ‘guerra per la terra’ della Land League, si svolse in
varie fasi tra 1882 e 1909] e si giunge all’istituzione di un parlamento e di un
esecutivo, anche se con ristrettissimi poteri”. Quale parlamento e quale
esecutivo irlandesi vennero istituiti ‘grazie a Parnell’? La capacità del nostro
autore di inventare cose senza senso (e mai avvenute) ci lascia stupefatti.
O in pp. 38-39: “1913 - Craig […] è tra i fondatori della Lega dei protestanti
dell’Ulster che poi confluirà nell’Ulster unionist party”. Inutile dire che lo
Ulster Unionist Party (il cui ultimo residuo è lo UUP di Trimble e di Empey di
oggi) era stato fondato nel 1905, e che Craig ne aveva fatto parte fin
dall’inizio. E, comunque, nel 1913 il leader dello UUP non era Craig, ma Sir
Edward Carson, leader del partito dal 1910 al Febbraio 1921, e vero stratega
dell’opposizione unionista del nord-est all’Home Rule e poi al movimento
indipendentista irlandese.
O la perla attanasiana di p. 39: “1914 – La Home Rule diventa legge in Irlanda.
L’Ira si ribella”. Come tutti sanno, l’applicazione dell’autogoverno (Home Rule)
viene comunque sospesa per la durata della guerra (mondiale). E lo IRA (che non
esisteva ancora) si sarebbe ‘ribellato’? Contro che cosa? Contro la legge
sull’autogoverno ipotetico?
Ma la seguente castroneria di Attanasio è ancora meglio (p. 39): “1921 – A
dicembre Michael Collins e la delegazione irlandese firmano un trattato che
sancisce la nascita della Repubblica d’Irlanda al sud”. Come è noto, il
movimento indipendentista si spaccò sul Trattato del 6 Dicembre 1921 proprio
perché esso non riconosceva la Repubblica d’Irlanda cui i membri del parlamento
irlandese e dello IRA avevano giurato fedeltà, ma istituiva uno ‘Stato Libero’
soggetto alla Corona britannica (oltre a riconoscere la Partizione); e la
frattura diventò guerra civile, vinta dai sostenitori dello ‘Stato Libero’
grazie all’appoggio militare britannico. L’attuale Stato irlandese divenne ‘repubblica’,
dal punto di vista sostanziale anche se non formale, solo con la Costituzione di
De Valera del 1937; e la Repubblica d’Irlanda sostituì formalmente lo ‘Stato
Libero’ solo nel 1948!
Sempre a p. 39, a proposito della Costituzione del 1937: “Il paese sceglie di
adottare il nome Eire [in realtà Éire], antico appellativo gaelico per
indicare la nazione”. In Irlandese, antico o moderno, ‘Éire’ significa, molto
semplicemente, ‘Irlanda’!
Ancora a p. 39: “1959-62 – Prima campagna terroristica [sic] dell’Ira
nell’Irlanda del Nord”. In primo luogo, le date dovrebbero essere ‘1956-1962’;
e poi, che cosa fu la campagna dello IRA in Irlanda del Nord tra Novembre 1938 e
Marzo 1944? Forse quella non era “terroristica”? O forse il nostro Attanasio
ignora che essa si sia mai svolta?
Attanasio ignora completamente i primi tre anni della presente fase del
conflitto, i pogrom unionisti, l’intervento dell’Esercito inglese nelle Sei
Contee, l’inizio della campagna di guerriglia repubblicana nel Febbraio 1971,
l’internamento preventivo senza processo introdotto nell’Agosto 1971; per lui la
guerra comincia con la ‘Bloody Sunday’ del 1972 (p. 40). “Cominciano scontri in
tutte le contee”: perché, non c’erano stati scontri in tutte le contee nel 1971?
Ancora (ivi), riguardo al fallimento degli Accordi di Sunningdale del 1973 che
intendevano isolare i Repubblicani, Attanasio strampalatamente scrive: “L’Ira,
già particolarmente attiva in tutte le sei contee, comincia la politica hit
political targets (colpisci obiettivi politici)”. Sono i ‘political targets’,
invece, che devono avere colpito la fantasia del nostro Attanasio, giacché aveva
menzionato questa stranezza già nell’Introduzione (p. 25). Dal momento che da
quasi quattro anni l’Esercito Repubblicano Irlandese aveva iniziato la sua
campagna di guerriglia contro lo Stato britannico, obbiettivi politici inclusi,
non meraviglia che fosse “già particolarmente attiva”; ma che nel 1974 abbia
‘cominciato’ (!!!) una “politica hit political targets” è invenzione
della fertile fantasia dell’autore.
Ma, come le migliori opere esilaranti, la Cronologia di Attanasio
finisce, dulcis in fundo, con una perla che nel suo sfavillio fa
impallidire tutte quelle che abbiamo trovate fin qui: “2005 – 30 gennaio. L’Ira
uccide Robert McCartney, un giovane simpatizzante dello Sinn Fein [dovrebbe
essere Sinn Féin, ma ci accontentiamo], in un pub di Short Strand, quartiere
cattolico della periferia di Belfast. L’Ira sospettava McCartney di aver fornito
informazioni alla polizia” (p. 41). Da quale fertile angolo della sua mente
l’Attanasio ha fatto scaturire questa versione dei fatti? Come è noto, Robert
McCartney è stato assassinato a botte e a coltellate, per motivi assolutamente
futili, da un gruppo di bulli e teppisti del quartiere. Disgraziatamente il
capobanda era il comandante della unità dello IRA nel quartiere, e anche altri
tra assassini e complici erano membri dello IRA. Lo IRA è stato giustamente
accusato in primo luogo per avere permesso a un gruppo di delinquenti comuni e
di teppisti di fare parte dell’organizzazione (cosa che era inconcepibile,
quando la guerra era in corso); in secondo luogo, per non avere subito
riconosciuto che ad assassinare McCartney erano stati dei suoi membri, e non
averli subito cacciati dall’organizzazione, mantenendo una spiacevole reticenza;
in terzo luogo, perché, anche dopo avere riconosciuto che l’assassinio McCartney
era un delitto comune, e dopo avere offerto di uccidere due dei responsabili,
non li ha consegnati alla giustizia ordinaria. Solo ora (fine Giugno 2005) i due
esecutori materiali sono in galera, e si spera che il capobanda li seguirà. Ma
nessuno, né dello IRA, né fuori dallo IRA, né nemicissimo dello IRA, si è
sognato di inventare che “L’Ira sospettava McCartney di aver fornito
informazioni alla polizia”. Donde l’Attanasio ha tratto questa mirabile
frottola?
La parte costituita dalle voci sull’Irlanda del Nord (Le parole per conoscere l’Irlanda, pp. 45-119), pur avendo qualche pezzo migliore riguardo a cose su cui Attanasio ha avuto qualcuno che lo illuminasse, prosegue comunque con sciatta vaghezza, e con un buon numero di perle rare.
Voce “Gerry Adams”. A p. 46, Attanasio scrive che “Gerry
Adams diviene presidente dello Sinn Fein nel 1985”. No, Gerry Adams divenne
presidente del Sinn Féin (Attanasio non ama, a quanto pare, gli accenti
irlandesi) nel 1983. Sempre a p. 46, Attanasio scrive che l’armalite
sarebbe una “sostanza utilizzata dall’Ira per gli attentati”; peccato che l’Armalite
sia invece, semplicemente, una delle versioni del fucile mitragliatore
d’ordinanza dell’esercito americano, lo M-16, molto usata dallo IRA negli anni
Settanta.
Voce “Black and tans” [sic]. Attanasio scrive che “Così vennero
soprannominati i corpi speciali inviati da Londra tra il 1919 e il 1920 a
sostenere gli sforzi della Royal constabulary force, la polizia inglese in
Irlanda”. Ben tre strafalcioni in una sola frase di ventotto parole! Il
soprannome ‘Black and Tans’ venne dato non a ‘corpi speciali’, ma ai veterani
inglesi della Prima Guerra Mondiale arruolati in numero crescente tra 1920 e
1921 (non nel “1919”) nella RIC (Royal Irish Constabulary, non la mai
esistita “Royal constabulary force” che sembra ossessionare Attanasio)
irlandese, in cui non costituirono mai ‘corpi speciali’. Molti poliziotti
irlandesi della RIC si erano infatti dimessi per via della campagna di
guerriglia dello IRA. Solo corpo speciale furono gli ‘Ausiliari’, o Auxiliary
Division – RIC, reparto antiguerriglia composto da ufficiali inglesi della
Prima Guerra Mondiale, cui venne dato un salario particolarmente alto.
Voce “Bloody Sundays”. Riguardo alla ‘Bloody Sunday’ del 21 Novembre 1920,
Attanasio scrive a p. 52 della rappresaglia inglese a Croke Park: “In totale 13
morti, tra cui vari attivisti dell’Ira”. No, non una sola delle 13 vittime
civili era un attivista dello IRA; mentre avrebbe fatto bene a dire che tra di
esse vi era uno dei giocatori della partita di football gaelico che stava
venendo disputata.
Riquadro “Irlanda e cinema”, p. 56, a proposito del film «Micheal Collins»
Attanasio scrive che è “aderente ai fatti storici”; nulla di più falso.
Voce “Calcio e settarismo”, probabile errore di stampa a p. 59: il
sostenitore del Celtic Mark Scott è stato ucciso a Glasgow nel 1996, non nel
1966.
Voce “Collins o De Valera”. Attanasio scrive di De Valera nel 1921, a p. 70:
“il futuro primo presidente della Repubblica d’Irlanda”. Di nuovo, è difficile
comprendere donde scaturiscano queste invenzioni dell’autore. Mentre De Valera
era, dall’Agosto 1921, per voto del Secondo Dáil, in effetti ‘il primo
presidente della Repubblica d’Irlanda’ ribelle, proclamata il 21 Gennaio 1919,
egli non fu assolutamente il ‘primo presidente’ della Repubblica poi istituita
nelle Ventisei Contee nel 1948. De Valera ne divenne presidente solo nel 1959, e
rimase tale per due mandati, fino al 1973.
Voce “Dail Eireann”, p. 73. Attanasio, come si è già visto, non ama gli
accenti irlandesi (si tratta del Dáil Éireann). “Nel gennaio del 1919 il
Dail [sic] si riunisce per la prima volta dopo una lunga sospensione”: ci
risiamo con le balorde invenzioni attanasiane. Il Dáil il 21 Gennaio 1919 si
riunisce “per la prima volta” perché non era mai esistito prima (quale “lunga
sospensione”?); ed era costituito dai 73 candidati del Sinn Féin eletti al
Parlamento di Londra nelle elezioni del Dicembre 1918, che rifiutarono di far
parte del parlamento straniero e istituirono (illegalmente) il proprio
parlamento nazionale a Dublino. E, di nuovo, Attanasio inserisce qui la sua
balordaggine sulla Repubblica: “il Trattato del 1921 con la ratifica della
nascita della Repubblica”. La Guerra Civile irlandese (1922-23) scoppiò proprio
perché il Trattato non riconosceva nessunissima Repubblica irlandese, e
istituiva invece uno ‘Stato Libero’ sottomesso alla Corona! Ma Attanasio sembra
proprio non capirlo… dev’essere un concetto per lui troppo difficile.
Voce “Gaelico”. Scrive Attanasio, improvvisandosi linguista: “La lingua
anticamente parlata in Irlanda è il gaelico, detto anche celtico antico” (p.
75). Il Gaelico irlandese (o Irlandese) è stata la lingua parlata dalla
maggioranza degli Irlandesi fino alla Grande Carestia del 1845-50, quindi non
troppo “anticamente”; e nessuno si è mai sognato di chiamarlo “celtico antico”
(?!). E il nostro linguista autodidatta insiste: “Un diverso gaelico […] è
quello parlato in Galles” (ivi). In Galles si parla un’altra lingua celtica (e
altre due di quello stesso gruppo ‘Brittonico’ sono il Cornico e il Bretone); ma
di sicuro non si parla alcun “gaelico”!
Voce “Gruppi paramilitari lealisti e mafia”. Il fantasioso Attanasio scrive
a p. 80, a proposito della faida del 2002-03 nella UDA che ha portato alla
cacciata di Adair e dei suoi seguaci: “Johnny Adair […] espulso da Shankill […]
riparato nella zona nord della città, ha continuato a minacciare e a ordinare
raid punitivi […] punta alla leadership della Uda”. Attanasio sembra ignorare
del tutto ciò che qualsiasi attento lettore del nostro sito sa: ovvero che la
fazione di Adair, che in effetti puntava alla leadership della UDA, è stata
infine sconfitta dai suoi nemici nel Febbraio 2003; che tutti i seguaci di Adair
sono stati cacciati da Shankill, e che hanno dovuto trovare rifugio in Gran
Bretagna; e che all’epoca dello scontro finale Adair, il quale non era mai
“riparato nella zona nord della città” (una ulteriore invenzione di Attanasio),
si trovava invece in galera! Rilasciato all’inizio di quest’anno, Adair si è
rifugiato presso la sua famiglia a Bolton, un quartiere di Manchester
(Inghilterra), ed è improbabile che punti alla leadership di un’organizzazione
da cui è stato ormai espulso. L’autore parla invece, nel solito modo sciatto e
confuso, della faida interna della UDA come se essa fosse ancora in corso; ma la
faida si era conclusa nel Febbraio del 2003, più di due anni prima che il libro
di Attanasio venisse pubblicato!
Voce “Guerra civile”. Attanasio scrive, a p. 81: “La neonata Repubblica
muove i primi passi tra il sangue dei suoi fondatori”. ‘Arieccoci’ con la
Repubblica immaginaria del Trattato! Nella Guerra civile del 1922-23 i
combattenti anti-Trattato si dichiaravano fedeli alla Repubblica proclamata in
armi nel 1916, convalidata nel 1918 dal voto popolare per il Sinn Féin,
riaffermata dal Dáil nel Gennaio 1919, e abolita… precisamente dal Trattato del
1921! Combattevano per la Repubblica, contro lo Stato Libero fedele alla Corona
istituito invece dal Trattato! Ma Attanasio non lo sa.
Voce “Murales”. Attanasio afferma che l’Irlanda del Nord (la cui superficie
è di 14.144 chilometri quadrati) è “un’area per estensione simile all’Abruzzo”
(p. 91). A p. 26 aveva invece scritto “un territorio corrispondente alla
Campania”. Ci si era avvicinato di più la prima volta: infatti la Campania ha
una superficie di 13.595 kmq, mentre l’Abruzzo è di soli 10.794 kmq!
Riquadro “Gruppi terroristici”, pp. 92-93. Qui davvero Attanasio mostra
tutta la sua competenza, con una densità di illuminazioni maggiore che in tutto
il resto del libro. Vediamo come. L’autore (dimenticando la FRU, lo MI5, la
Special Branch della RUC, il SAS) divide tutti i “gruppi terroristici” in
due categorie, “repubblicani” e “lealisti-unionisti”, e nella prima sezione
parte dal ‘Continuity’ IRA (CIRA), di cui dice: “È una sezione dell’Ira che non
riconosce più le strategie del gruppo originario”. Ovviamente, come ogni
affermazione di Attanasio, va presa con cautela, dal momento che chiunque
direbbe che il caso è proprio il contrario di quanto l’autore afferma! Nel
momento in cui il “gruppo originario” (si suppone, il Movimento Repubblicano
Provisional) ha cambiato “strategie” nel 1986, col riconoscimento del Parlamento
di Dublino, i fondatori del CIRA ne sono usciti; e dopo che a questo si è
aggiunto il cessate il fuoco unilaterale dello IRA Provisional del 1994 (non
“nel 1996” come scrive Attanasio, anno in cui al contrario lo IRA aveva ripreso
le armi), hanno resa nota l’esistenza del CIRA. Riguardo allo INLA, Attanasio
brillantemente pontifica: “Anche in questo caso si tratta di uno splinter
group proveniente dall’Ira. La sua origine però è molto più distante nel
tempo. L’Inla infatti si costituisce in seguito alla delusione manifestata da
membri dell’Ira e dello stesso Sinn Fein [sic] per il cessate il fuoco del 1975.
Ciò ha permesso a questo gruppo di organizzarsi e di rendersi protagonista di
più di 1000 [mille!] omicidi in meno di 30 anni”. I fatti, naturalmente, sono
completamente diversi dalle esilaranti invenzioni di Attanasio. Il Movimento
Repubblicano Socialista Irlandese, che comprende il partito IRSP e il gruppo
armato INLA, è stato costituito nel 1974 da militanti del Sinn Féin e dello IRA
‘Official’ (che quindi non avevano nulla a che fare col cessate il fuoco dei
Provisional del 1975), guidati da Seamus Costello, delusi dal riformismo
crescente della dirigenza ‘Official’. Quanto al resto delle invenzioni di
Attanasio riguardo allo INLA (con giri della frase senza alcun significato, come
quel “Ciò ha permesso”), si consideri che la migliore e più approfondita analisi
riguardo alle più di 3.700 vittime del conflitto, Lost Lives: The Stories of
the Men, Women and Children Who Died as a Result of the Northern Ireland
Troubles di David McKittrick/ Seamus Kelters/ Brian Feeney/ Chris
Thornton, nella prima edizione del 1999 (Edinburgh, Mainstream Publishing
Company, pp. 1630) attribuisce allo INLA dal 1974 al 1999, includendo nel conto
i membri dello INLA morti per l’esplosione prematura della propria bomba,
soltanto 127 uccisioni, ovvero meno del 3,5 % del totale delle vittime. Così è
confrontando la cifra reale di 127 con i “più di 1000 omicidi” di Attanasio che
i lettori possono adeguatamente misurare quanto il nostro “esperto di questione
irlandese” le spari… grosse! Entro il riquadro, Attanasio dedica poi una voce
alla IPLO (Irish People’s Liberation Organisation), scissione dello INLA
del 1986-87, dicendo che “La sua attività è ridotta ai minimi termini”. Qualche
anima buona avrebbe dovuto informare l’Attanasio del fatto che l’attività della
IPLO è davvero ridotta a termini così minimi che più minimi non si può, dal
momento che la stessa IPLO è stata sciolta completamente nell’ormai lontano
Novembre 1992! Quanto allo IRA, o oggi IRA Provisional, esso naturalmente non
“Viene fondato nel primo decennio del Novecento”, come scrive invece il nostro
Attanasio, ma nel secondo decennio di quel secolo, tanto che si consideri come
sua data di nascita la ricostituzione degli Irish Volunteers nell’autunno del
1917, quanto che la si fissi invece alla prima fondazione degli stessi nel
Novembre 1913 (ma il nostro autore non sembra sappia contare). Bontà sua,
Attanasio mostra di intuire che ci sono cose che gli è oltremodo difficile
comprendere: “L’incertezza sulla data di nascita ufficiale dell’Ira è motivata
dall’esistenza di diverse sigle di formazioni militari e paramilitari
nazionaliste sorte già alla fine dell’Ottocento e nei primi anni del Novecento (Irish
republican brotherhood; Irish, o National volunteers, 1913) e spesso confluite
l’una nell’altra”. Siamo lieti che Attanasio si sia infine reso conto
dell’esistenza della Fratellanza Repubblicana Irlandese (1858-1924, ma avente
filiazione diretta dalla Giovane Irlanda o Lega Irlandese del 1847-49; quindi,
comunque, non “alla fine dell’Ottocento”), organizzazione clandestina (ma non,
di per sé, militare) che fu la spina dorsale dell’indipendentismo irlandese fino
alla Guerra anglo-irlandese del 1919-21, ma si risparmi il cercare di capire…
Poi il nostro autore passa al ‘Real’ IRA o RIRA, e al 32 Counties Sovereignty
Movement (non “Committee”), ricordando tra l’altro due dei fondatori,
Bernadette Sands e il marito Michael McKevitt (non “McKewitt”, come lo chiama
qui Attanasio): “la Sands e suo marito sono stati arrestati e condannati come
principali responsabili [della strage di Omagh]”. Qualche altra anima buona
avrebbe dovuto informare Attanasio in primo luogo del fatto che dall’Ottobre
2002 i due non fanno più parte del RIRA e del 32CSM; e in secondo luogo del
fatto che, mentre Michael McKevitt è stato condannato a vent’anni di carcere
nella Repubblica per il nuovo reato di “direzione del terrorismo” in base alla
testimonianza dello spione infiltrato americano David Rupert, Bernadette Sands
non è stata mai neppure incriminata! Attanasio sembra essere più in sintonia con
i gruppi “lealisti-unionisti”, dal momento che inventa meno frottole al loro
riguardo. Ma, comunque, parla al presente del Combined Loyalist Military
Command, ignorando che esso si è dissolto nell’ormai lontano 1997; e
riguardo al partito legato alla UDA, l’Ulster Democratic Party o UDP,
riesce a inserire una delle sue insensate fandonie (lo UDP, “il quale, per i
suoi contatti palesi con i terroristi, è stato bandito per alcuni anni dal
processo democratico ed escluso dal parlamento. Ne è stato solo recentemente
riammesso” - ?). Attanasio naturalmente ignora, inoltre, che lo UDP si è sciolto
nel Novembre 2001, ben tre anni e mezzo prima della pubblicazione del suo libro!
Se solo con un colpo di mouse Attanasio si fosse curato di consultare il nostro
Glossario, si sarebbe risparmiato queste
atroci figuracce.
Voce “Nazismo e Irlanda”. A p. 95, Attanasio prima parla dei peraltro
fallimentari rapporti tra Repubblicani e Germania nazista, poi del “perverso
rapporto che si venne a verificare durante la Seconda guerra mondiale tra
nazisti e Repubblica d’Irlanda”, la quale, ovviamente, non era al tempo una
Repubblica, ma la ‘Irlanda’ – senza altre qualifiche – di De Valera. Su entrambe
le cose la bibliografia specialistica è ormai sterminata, ma il nostro nulla ne
sa. Dato che il Governo di De Valera era in guerra contro lo IRA, il “perverso
rapporto” significò soltanto che i servizi di sicurezza di De Valera, che
collaborarono fedelmente con i loro omologhi britannici dal 1941 in poi, erano
ancora più efficienti degli stessi Inglesi nell’acciuffare ogni spia tedesca che
avesse la sventura di capitare in Irlanda (e ancor più efficienti della stessa
RUC nel catturare o uccidere i volontari dello IRA).
Voce “Pasionaria, la” (ovvero Bernadette Devlin McAliskey). P. 101: “A soli
21 anni fu eletta a Westminster tra le fila dell’Irish republican socialist
party di cui era fondatrice”; peccato che Bernadette Devlin sia stata eletta per
il collegio di Mid-Ulster nell’Aprile 1969 come nazionalista indipendente,
perdendo poi il seggio nel Febbraio 1974, e che sia stata una delle fondatrici
dello IRSP solo nel Dicembre 1974! Anche per la cronologia il nostro Attanasio
dimostra di avere poca simpatia… Poi c’è una perlina ulteriore: “La Devlin si è
sempre professata anticlericale e ha spesso avversato la linea della gerarchia
cattolica che considerava sempre troppo morbida se non filobritannica. Non può
quindi in alcun modo essere considerata una cattolica”. In tal caso, non si
capisce perché Attanasio abbia continuato a blaterare del conflitto come di
‘cattolici contro protestanti’ nelle precedenti cento pagine…
Voce “Polizia”. Al solito, Attanasio chiama la RUC “Royal constabulary
force”, strambo appellativo da lui stesso inventato (p. 106).
Voce “Treaty”, a p. 116. Oh per l’amor di Dio! Di nuovo! Per Attanasio, “Con
esso si ratifica la nascita della Repubblica d’Irlanda” (!!!), non, come tutti
invece sanno, la sua abolizione.
Voce “Venerdì Santi”, pp. 118-119. Qui il nostro si produce in una nuova,
strabiliante invenzione, cui è dedicata l’intera voce. Come tutti sanno, la
Rivolta di Pasqua del 1916 ebbe inizio il Lunedì di Pasqua (o ‘dell’Angelo’) del
1916, ovvero il 24 Aprile di quell’anno, il giorno DOPO la Pasqua, e si concluse
entro sei giorni il Sabato successivo, 29 Aprile (la guarnigione rivoluzionaria
del General Post Office si era arresa il giorno prima, Venerdì). Ma
Attanasio ha bisogno di inventarsi un parallelo con il Venerdì Santo, 10 Aprile
del 1998, quando vennero firmati gli Accordi di Belfast, al fine di fare una
qualche sua concione di grande retorica ma di dubbia utilità, per cui il
poveretto scrive, sfidando coraggiosamente il ridicolo: “I famosi moti del 1916
[…] ebbero il proprio culmine il venerdì prima di Pasqua di quell’anno. In quel
giorno infatti si concluse la rivolta durata poco più di una settimana [sic!] e
l’ufficio postale fu definitivamente sgomberato. […] Il venerdì di Pasqua del
1916 si concludeva una rivolta”, e via a bizzarramente concionare. Si consiglia
al nostro Attanasio, seppur incurante del ridicolo, di consultare un calendario
perpetuo!
Il libro di Attanasio si conclude con una Bibliografia di trentasei
titoli tra libri e articoli (quindici dei quali in Italiano) che sembrano presi
a casaccio, e che, almeno nel caso di quelli tra essi davvero utili, sembra che
il nostro autore si sia ben guardato dal leggere.
In conclusione: Attanasio era forse ben intenzionato, ma il
suo libro è pressoché interamente inutile, in quanto le poche cose sensate sono
sepolte in una farragine di verbosa e disinformata sciatteria. Come si può
vedere anche solo dall’elenco di errori, di strampalate invenzioni, di frottole
paradossali che abbiamo qui fornito, chi legga questo Irlanda del Nord
senza sapere niente dell’Irlanda rischia di venire disinformato, non informato.
Un pessimo inizio per la nuova collana degli Editori Riuniti (alcuni dei cui
redattori dovrebbero forse darsi all’ippica).
Se Luca Attanasio vuole rispondere a questa inclemente recensione, pubblicheremo
la sua risposta.