di Anne Cadwallader, Ireland on Sunday, domenica 6 febbraio 2000
Ma perché l’IRA non può consegnare almeno una pallottola?". "Perché mai non possono dare almeno un fucile arrugginito, o una libbra di semtex [esplosivo plastico, n.d.t.]?". Da Cork a Drogheda e da Kerry a Louth [tutti luoghi della Repubblica del sud, n.d.t.] – sembra che questo fine settimana questa sia la domanda, senza risposte, che è sulla bocca di tutti.
Se fate questa domanda ai portavoce del Sinn Féin, essi di solito evitano di rispondere, rimandando, per ragioni comprensibili, la domanda al mittente con l’ormai ben nota frase: "Questa domanda la dovete fare all’IRA". Così, nell’interesse della pubblica discussione, e in assenza di un portavoce dell’IRA che salti fuori disposto a rispondere pubblicamente, può valere la pena cercare di rispondere qui a questa domanda, comprensibile e legittima.
Quelle che seguono non sono le ragioni per cui l’IRA NON DEVE cedere le armi. Esse sono invece le ragioni per cui l’IRA NON CEDERÀ LE ARMI.
1. Perché non è questo che gli Unionisti domandano.
Il Partito Unionista dell’Ulster (UUP) richiede l’inizio di un processo di messa fuori uso delle armi (decommissioning) che sia verificabile, significativo, e che possa essere completato entro il maggio del 2000. Un atto simbolico per loro non basterebbe, e sono stati abbastanza onesti da dirlo. Nel caso che l’IRA consegni qualsiasi quantitativo di armi, non c’è comunque la minima garanzia che gli Unionisti siano disposti a contraccambiare. Essi avevano promesso che ogni sorta di concessioni sarebbero divenute possibili qualora gli articoli 2 e 3 della costituzione della Repubblica d'Irlanda e l`Accordo Anglo-Irlandese del 1985 fossero stati messi fuori uso [decommissioned], ma la fine di questi [sancita dagli Accordi di Belfast del 1998, n.d.t.] non ha prodotto da parte degli Unionisti alcuna constatabile generosità politica.
2. Perché l’IRA attuale è nato da una scissione provocata dal decommissioning nell’Agosto 1969.
La scissione tra i Provisionals e gli Officials si produsse come risultato del fatto che la parte cattolica di Belfast venne lasciata del tutto indifesa dal Governo autonomo locale di allora, che era controllato e dominato dal Partito Unionista dell’Ulster. Le sue forze armate, la RUC e i 'B'-Specials, attaccarono i quartieri cattolici di Falls e di Ardoyne in combutta con i paramilitari lealisti, bruciando tutto ciò che trovavano davanti a sé. In quel momento l’IRA aveva a malapena un paio di armi per l’autodifesa. Il resto delle armi erano state spostate nel sud dalla dirigenza che poi fu chiamata Official IRA, o erano state da essa vendute all’Esercito per un Libero Galles (Free Wales Army), al quale vennero infine confiscate dalla polizia britannica. Come risultato, non ne era rimasta nessuna per difendere Falls.
La mentalità degli attuali dirigenti repubblicani è segnata dalle cicatrici psicologiche di quell’esperienza, ed è quindi estremamente improbabile che essi possano ripetere ciò che ritengono essere stato un errore strategico da parte dei loro predecessori. Se qualcuno sostiene che questo non può succedere di nuovo, guardi le vulnerabili enclaves cattoliche come il quartiere di Garvaghy Road a Portadown, guardi l`incendio delle chiese cattoliche nell'estate 1996 [1998, errore dell'autrice, n.d.t.], guardi la graduale pulizia etnica dei cattolici che sta avvenendo nel sud e nell’est della Contea di Antrim. E consideri quanto sarebbe stata peggiore la situazione, in tutti questi casi, se non ci fosse stato il fattore deterrente costituito proprio dalla esistenza della capacità di rispondere al fuoco da parte dell’IRA. Questo fattore può sembrare poco importante nella Contea di Cork o in quella di Kerry, ma per la popolazione di Portadown invece conta moltissimo. L’esistenza stessa dell’arsenale dell’IRA, anche se esso è sepolto in profondità in bunker sigillati nel territorio della Repubblica irlandese, nelle Sei Contee è ancor’oggi considerata da molti nazionalisti un deterrente potente contro le forze del lealismo. E inoltre la trasformazione della RUC nel nuovo Servizio di Polizia dell’Irlanda del Nord non è ancora avvenuta!
3. Perché nell’Accordo del Venerdì Santo 1998 non vi è alcuna scadenza per la messa fuori uso delle armi (decommissioning).
La pagina 20 della versione dell’Accordo che è stata distribuita alla popolazione impegna le parti firmatarie al disarmo totale, e alla "intenzione di continuare a lavorare in modo costruttivo e in buona fede con la Commissione Indipendente Internazionale per la Messa fuori uso delle armi e di usare tutta l'influenza che possano avere per ottenere la messa fuori uso di tutte le armi dei paramilitari entro i due anni successivi". Il Sinn Féin fa notare che l’Accordo impegna TUTTI i partiti firmatari a lavorare per ottenere la messa fuori uso delle armi, cioè anche sullo UUP incombe una responsabilità – provare che la politica è in grado di difendere il diritto di ciascuno all’uguaglianza e alla sicurezza. Pertanto non c’è nessuna scadenza del gennaio 2000, nessuna scadenza del maggio 2000, assolutamente nessuna scadenza che sia vincolante per il Sinn Féin, se non perché "usi la sua influenza", e proprio nessuna scadenza che sia minimamente vincolante per l’IRA, che non è stata una delle parti firmatarie dell’Accordo. Fu proprio questo aspetto delle clausole dell`Accordo, percepito come punto debole, a spingere Jeffrey Donaldson [da allora principale oppositore dell’Accordo entro lo UUP, n.d.t.] ad andarsene in segno di protesta poche ore prima della firma, il Venerdì Santo del 1998. Il Sinn Féin insiste sul fatto che David Trimble, giurista esperto di diritto costituzionale, sapeva alla perfezione che cosa comportava l’Accordo che aveva firmato.
Non ci sarebbe mai stato un Accordo del Venerdì Santo se lo UUP avesse insistito perché venisse fissata una scadenza per il decommissioning. Nel corso dei negoziati il Sinn Féin era stato molto chiaro sul fatto che non poteva parlare a nome dell’IRA, e che non poteva ottenere che avvenisse il decommissioning, e meno ancora garantirlo. Se Gerry Adams fosse andato a dire a un congresso del Sinn Féin che l’IRA doveva mettere fuori servizio le proprie armi, e avesse chiesto poi ai delegati di abolire il divieto di partecipare a una amministrazione dell’Irlanda del Nord, fino ad allora insito nella costituzione del partito, sarebbe stato cacciato via tra le risate.
4. Perché nel corso della Revisione Mitchell non era stata fissata alcuna scadenza per la messa fuori uso delle armi (decommissioning).
David Trimble dice di avere spiegato con chiarezza al Sinn Féin, verbalmente, "non una ma mille volte", nel corso della revisione di Novembre dell’Accordo, che il rischio che si stava assumendo, di entrare nell’Esecutivo dell’Irlanda del Nord prima che fosse avvenuta la messa fuori uso delle armi, sarebbe stato "limitato nel tempo, e non sarebbe durato oltre la fine di Gennaio". Questa affermazione è contraddetta categoricamente dal Sinn Féin, il cui leader, Gerry Adams, è di mente quanto mai acuta, ed è un negoziatore quanto mai esperto, anche in condizioni di estremo stress. Probabilmente solo chi ha presieduto alla revisione, George Mitchell, potrebbe chiarire chi dice la verità – ma non lo ha fatto.
5. Perché consegnare anche solo una pallottola o una libbra di semtex provocherebbe una scissione dell’IRA.
Non è stata convocata nessuna assemblea generale dell`IRA per discutere il decommissioning perché la dirigenza dell’IRA sa fin troppo bene che all’interno dell’organizzazione non c’è unanimità sulla questione, e che anche solo il discuterla creerebbe divisioni e sarebbe potenzialmente disastroso. La dirigenza del Sinn Féin ha deciso che è assolutamente prioritario mantenere unito il Movimento Repubblicano, e l’ha fatto a buon motivo. Un Esercito Repubblicano Irlandese diviso rendererebbe estremamente più complicata qualsiasi futura trattativa, e di fatto ridurrebbe a zero le possibilità di una pace duratura. Si considerino gli effetti dell’ultima "mini-scissione" dell’IRA, quando il cosiddetto 'Vero' IRA si distaccò dall’organizzazione, compiendo poi l’ atrocità di Omagh . Se si verificasse una scissione più seria, chi riuscirebbe a mantenere la disciplina e a controllare i depositi di armi?
6. Perché l’IRA non è stata sconfitta.
Il presupposto dell’intero processo di pace è stato il rendersi conto che né l’IRA né l’Esercito Britannico potevano ottenere la vittoria sul piano militare. Lo stallo sul piano militare rendeva necessaria una soluzione politica del conflitto, nella quale nessuna delle due parti sarebbe risultata vittoriosa o sconfitta. Secondo la percezione dei repubblicani, il decommissioning non volontario equivale a riconoscere di essere stati sconfitti. Mentre invece il decommissioning volontario potrebbe essere visto come un gesto che facilita il risanamento e la riconciliazione. Ora in nessun modo sarebbe giustificato definire la scenario in cui ci troviamo adesso, in cui David Trimble minaccia di dare le dimissioni e di affossare l’Accordo se l’IRA non disarma, una situazione in cui sia presente alcun elemento di volontarietà. Al contrario, la pretesa unionista che l’IRA disarmi ha trasformato questo solo elemento dell’Accordo in un simbolo di sconfitta o di vittoria, rendendo il decommissioning ancora più improbabile.
7. Perché i Repubblicani sospettano che David Trimble abbia un piano politico segreto.
Molti Repubblicani ritengono che il leader dello UUP sapeva benissimo che il decommissioning è l’unica questione che la dirigenza del Sinn Féin non ha il potere di risolvere. Altri cambiamenti, per il Sinn Féin cataclismici, come quelli che stanno avvenendo, erano invece possibili: come l’avere rimandato al futuro l’idea di una Irlanda unita, l’essere entrati in un Parlamento e in un Governo della sola Irlanda del Nord, senza che la nazione irlandese sia ancora unificata e indipendente, e l’essere disposti a cooperare con un nuovo servizio di polizia. Ma, così sostengono quei Repubblicani, Trimble sapeva che il decommissioning, che sa di umiliazione, resa, fallimento e sconfitta, era una richiesta che non poteva essere accolta dai Repubblicani; e proprio per questo si è abbarbicato a essa, sapendo che poteva servire come leva per distruggere l’Accordo di Belfast, che non gli piaceva e che non aveva mai voluto. E che se anche l’IRA – o una parte importante di esso – fosse stato invece disposto a compiere il decommissioning, come conseguenza avrebbe subito una scissione e si sarebbe indebolito. Testa ho vinto io, croce hai perso tu: usando questa questione gli Unionisti non potevano perdere.
8. Perché il disarmo dell’IRA non è stato mai discusso nel corso dei tre anni di trattative segrete tra l’IRA e i rappresentanti del Governo britannico che hanno condotto alla Dichiarazione di Downing Street del 15 Dicembre 1993.
Su questo abbiamo la testimonianza di Albert Reynolds [capo del Governo irlandese fino al Dicembre 1994, n.d.t.], e quella di Martin McGuinness. Anche un alto funzionario dello Stato britannico ha ammesso con me, alla fine del 1995, che l’intera questione del decommissioning era stata inventata da John Major. Major aveva bisogno di continuare ad avere l’appoggio dei parlamentari del Partito Unionista dell’Ulster (UUP) nella Camera dei Comuni, così da potere trascinare l’esistenza del suo Governo fino al momento più favorevole per indire le elezioni politiche. La manovra ha funzionato così bene che dal quel momento lo UUP si è impossessato della questione del decommissioning, e non ha fatto che usarla a proprio vantaggio da allora in poi.
9. Perché niente è cambiato da quando il primo cessate il fuoco crollò a causa della questione del decommissioning.
Nel maggio 1997 ci volle l’insediamento di un nuovo Governo britannico, del
Partito Laburista, per fare risuscitare il processo di pace, interrotto dal
febbraio 1996. La rottura del cessate il fuoco dell’IRA fu il risultato del
mancato progresso delle trattative, a sua volta provocato dall’essere arrivati a
un punto morto nel discutere la stessa questione: la messa fuori servizio di
armi che tacciono, e che i proprietari non desiderano e non intendono usare di
nuovo.
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