LODEVOLE IL TENTATIVO: PESSIMO IL RISULTATO

Calogero Carlo LO RE, La questione nord-irlandese. Per una storia critica del conflitto in Ulster, I ed., Prefazione di Ludovico INCISA DI CAMERANA, Roma, Antonio Pellicani Editore, Giugno 2000, pp. 218.

Al giovane studioso Calogero Carlo Lo Re, autore di alcuni saggi sulla destra radicale italiana, è capitato di occuparsi per la prima volta di Irlanda un paio di anni fa, quando curò (sempre per Antonio Pellicani Editore) il saggio del politologo irlandese Maurice Manning sul movimento degli anni Trenta delle Blueshirts o Camicie Azzurre, una delle componenti fondanti del Fine Gael (fino a oggi il partito della destra filo-britannica nell'Irlanda indipendente), movimento che in sintonia coi tempi scimmiottava, con scarso successo, i fascismi continentali, e che venne efficacemente combattuto tanto dal governo di De Valera quanto dal Movimento Repubblicano. Corroborato da quella esperienza di curatore, il Lo Re ha lodevolmente voluto cimentarsi con la questione irlandese (o, in verità, questione inglese della povera Irlanda), frutto, come è noto, di una storia assai lunga (dal 1169 d.C.!) e estremamente complessa in ogni sua fase.
Purtroppo bisogna dire che il risultato non è stato quello che si poteva sperare: analizzare una realtà complicata come quella irlandese, assimilare l'intera storia di una nazione attraverso decine di testi, porre questi testi nel loro contesto storico, essere al corrente degli sviluppi politici, economici e sociali degli ultimi trent'anni (e soprattutto comprenderli!), sono tutti risultati compiti che disgraziatamente il Lo Re non è stato in grado di svolgere (se avesse conosciuto Irlanda Notizie, ci sentiamo di dire, forse gli sarebbero stati più facili).
Il contenuto del libro tradisce del tutto il suo sottotitolo: di "storia" nel testo del Lo Re non si può assolutamente parlare, giacché gli unici brani "storici" (che cioè intendano riferire accadimenti nel loro svolgersi, anche solo nella loro mera dimensione cronologica) che compaiono nel libro sono citazioni di autori disparati. E tanto meno si può parlare di "storia critica": se qualcosa manca completamente nello scritto del Lo Re è proprio il senso critico (quanto al resto, c'è di tutto, e di più!). Non avendo alcun discernimento, il Lo Re crede che l'oggettività si possa raggiungere semplicemente dando un colpo al cerchio, e uno alla botte: il guaio è che sembra non sappia distinguere il cerchio dalla botte. Infatti il Lo Re trae abbondanti citazioni, con approvazione equanimemente acritica, da opere di aperti sostenitori della causa repubblicana irlandese (come, in chiave giornalistica, Silvia Calamati, e, in chiave storiografica, il compianto Claudio Villi e Laura Salvadori; o come il sacerdote cattolico irlandese Joe McVeigh), e da quelle degli avversari di tale causa altrettanto aperti (come l'ex ambasciatore britannico a Dublino John Biggs Davidson, o il non rimpianto ex arcivescovo cattolico di Armagh Cathal Daly), quando non addirittura fanatici (come il noto saggista dublinese Conor Cruise O'Brien, divenuto alla fine di un lungo percorso politico, tutto improntato all'anti-repubblicanesimo più rabido, esponente ufficiale dell'unionismo nord-irlandese intransigente e contrario agli Accordi di Belfast del partito di Robert McCartney).
Allo stesso modo Lo Re riporta abbondantissime citazioni (onde dare qualche convalida ad alcune sue tesi quantomeno peregrine) tratte dal libro di chi era allora un marxista cristiano, e intendeva davvero comprendere la situazione irlandese; libro peraltro utilissimo e serio quando venne stampato (aprile del 1974). Ma Lo Re non sembra minimamente avvedersi del fatto, palese a chiunque, che dopo più di ventisei anni quel libro (si tratta di Dossier Irlanda di Paolo Giuntella) è necessariamente, e irrimediabilmente, datato. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti, e sono accaduti molti eventi, alcuni proprio poco dopo la pubblicazione del libro di Giuntella, che hanno smentito nei fatti alcune delle tesi e delle interpretazioni proposte allora dall'autore (che non le convaliderebbe ora), proprio quelle che il Lo Re fa proprie, portando l'ormai obsoleto testo a sostegno.
Al tempo stesso, viene citato con smisurata approvazione il libro, in realtà di scarsa rilevanza, del protestante ecumenista italiano Paolo Naso (Il verde e l'arancio, 1996), cui Lo Re attribuisce molte scoperte dell'acqua calda, prendendoci per il… naso, col dedicarvi un intero capitolo di citazione/ recensione. Il Naso, secondo Lo Re, scoprirebbe ad esempio che il conflitto in Irlanda del Nord non è una guerra di religione tra cattolici e protestanti. Che sorpresa, davvero! Se si prescinde dalla propaganda britannica (e dai suoi seguaci nella stampa e nei mass-media italiani), lo sanno tutti. Altra supposta geniale scoperta del Naso, mirabile sostenitore di nuovi ordini mondiali "multiculturali", omologanti e umanitari, è che certi conflitti non se ne vogliono invece andare via (come è giusto che sia, finché non venga ristabilita la giustizia, concetto di cui i Naso/NATO "umanitari" sono usi farsi le beffe). E ancora, e qui casca l'asino, terza geniale scoperta del Naso esaltata da Lo Re, c'è il ruolo non dei community centres che da due decenni crescono autonomamente nei quartieri popolari delle 6 Contee dell'Irlanda del Nord, dapprima in quelli repubblicani e poi in quelli lealisti, gestiti in genere da ex-prigionieri politici, e che, tendendo a ricostruire il tessuto sociale e l'autodeterminazione di comunità sconvolte dalla guerra, sono stati la premessa del processo di pace sul terreno, ma il ruolo dello screditato (e ormai del tutto scomparso) gruppo dei Peace People, finanziato negli anni Settanta e Ottanta dal governo britannico a scopo anti-insurrezionale! Lo sprovveduto Lo Re riporta con gioia ignorante, in nota, una lunga citazione di Naso (probabilmente in malafede) a favore di tale banda non troppo pulita. Secondo Lo Re, quindi, Giuntella - Naso uniti nella lotta! Se fossimo Giuntella, ci offenderemmo.
Con la stessa ecumenica disattenzione per il contesto dei lavori citati, Lo Re beatamente mescola gli articoli di chi si occupa dell'Irlanda a Il Manifesto e a Liberazione (con impostazione filo-repubblicana) con quelli dei "velinari" filo-britannici di Corriere e Repubblica (e qui nessun discernimento anche quanto alla qualità giornalistica, fondata suppostamente sul distacco "obbiettivo": L'Avvenire, Il Sole e La Stampa non sembrano interessarlo). E, comunque, trattandosi di Irlanda, luogo dalla storia intricata, che senso ha citare come fonti articoli della stampa quotidiana italiana?
Il sospetto, forte e fondato, è che il Lo Re davvero non si renda conto di alcuna differenza, e che brancoli in una hegeliana notte in cui tutte le vacche sono bigie. Già l'idea di basarsi su fonti italiane (e tali citazioni, di fatto, costituiscono quasi la metà del testo di Lo Re), invece che su fonti irlandesi e in lingua inglese (forse meno di seconda -o di terza, quarta ecc. … - mano), risulta idea balzana, e poco seria.
Il risultato è un fritto misto con patate, e con marmellata aggiunta: piatto davvero indigesto.
Alla fin della fiera, il libro di Lo Re è composto dalle 9 pagine dell'introduzione dell'ex ambasciatore Ludovico Incisa di Camerana, dalle 99 pagine del saggio del Lo Re (quasi metà delle pagine, come s'è detto, è costituito da acritiche citazioni), da 40 pagine di una caotica bibliografia a cura dell'autore, che vorrebbe essere ragionata (!), e da 40 pagine che ripropongono un testo del marxista britannico Tom Nairn del 1975 (!), già pubblicato allora dai Quaderni Piacentini.
Le idee dell'autore sono poche, e ben confuse; in compenso, abbondano gli strafalcioni.

TESI (E STRAFALCIONI) DEL LIBRO DI LO RE:

Per iniziare con gli strafalcioni, spiritosamente il Lo Re ci insegna, nella nota 2 a pag. 34: "Il termine gaelico Árd Fheis è comunemente tradotto in inglese con high council (letteralmente consiglio alto). In italiano esso può essere ben reso come comitato centrale o direzione centrale." Peccato per lui che l'Árd Fheis dei partiti politici irlandesi (non del solo Sinn Féin) sia semplicemente il congresso annuale del partito: in Inglese sarebbe casomai supreme assembly, letteralmente assemblea suprema.
Passando alle idee peregrine, mentre prima Lo Re con comune buon senso afferma che la guerra in Irlanda è stata imposta dalla persistente politica coloniale dello Stato britannico, e dall'apartheid cui gli alleati degli Inglesi, gli unionisti irlandesi, facevano soggiacere nelle 6 Contee dell'Irlanda del Nord nazionalisti e cattolici irlandesi, lo stesso Lo Re vorrebbe poi spiegarci che il Movimento Repubblicano irlandese (IRA e Sinn Féin) è in realtà un movimento fascista e "stragista".
Perché fascista? Perché tra 1939 e 1942 alcuni membri militaristi del Movimento (impegnato allora nella fallimentare Bombing Campaign del febbraio 1939 - marzo 1944 contro l'Inghilterra) presero contatti coi Tedeschi, ritenendo che si trattasse di alleati oggettivi (il nemico del mio nemico è mio amico), senza valutare la cosa in termini politici: con risultati quindi politicamente rovinosi. Altri Repubblicani erano invece andati a combattere in Spagna contro il fascismo internazionale. Il Lo Re di queste cose ben conosciute (e trattate approfonditamente dalla storiografia irlandese) sembra non sapere nulla, e le considera una rivelazione (!), citando a sostegno uno dei consueti deliri anti-repubblicani dell'unionista C. Cruise O'Brien (pp. 44-45; anche riguardo all'attendibilità del noto "Cruiser" il Lo Re sembra ignorare tutto). Il Lo Re dimostra di non conoscere minimamente la storia pluridecennale del Movimento Repubblicano irlandese, sulla quale, magari, alcuni dei libri citati nella sua bibliografia (ma da lui non letti) avrebbero potuto dargli alcuni lumi.
Il Lo Re sostiene poi che i Repubblicani dimostrano di avere "un culto del sacrificio e della morte molto simile a quello fascista" (pag. 46, nota 29), e di condividere "tratti minori tipici dell'ideologia fascista" (pag. 46). Ha il Lo Re mai sentito parlare di movimenti di liberazione nazionale? o di movimenti di lotta armata? o di eserciti? Il culto dei martiri, la commemorazione dei caduti, sono comuni a tutti i movimenti di liberazione nazionale (di destra, sinistra o centro), compreso il Risorgimento italiano; e, inoltre, a tutti gli eserciti moderni e movimenti di lotta armata (e l'Esercito Repubblicano Irlandese ritiene di rientrare in tutte e tre le categorie). La cosa ha a che fare con gli archetipi collettivi, non con l'ideologia politica.
Inoltre i Repubblicani irlandesi sarebbero in realtà fascisti, sostiene il povero Lo Re, perché nel 1974 tali li definiva la banda staliniano-riformista dei cosiddetti Officials. A tale fine, ridicolmente, il Lo Re riporta più di sette pagine di un'intervista concessa nel 1974 dal portavoce degli Officials a Paolo Giuntella (pp. 35-42). Chi erano gli Officials? Dei pacifisti (come sembra credere l'incauto Lo Re)? Gli Officials, sedicenti marxisti, forniti dall'URSS di alcuni carichi di armi tra 1971 e 1973, si rivelarono di lì a poco una banda di spietati assassini anti-repubblicani. Nel dicembre 1974, pochi mesi dopo la pubblicazione in Italia del libro di Giuntella, i marxisti rivoluzionari in buona fede che ne facevano parte, resisi conto dell'inganno, uscirono dagli Officials, costituendo il Partito Socialista Repubblicano Irlandese (IRSP), e in seguito lo INLA. La dirigenza degli Officials (che erano in cessate il fuoco con lo Stato britannico) decise di sterminare fisicamente gli scissionisti, con una faida durata anni (1974-1979) che provocò più di quaranta morti, e tra essi il leader dello IRSP, Seamus Costello (un'altra ventina di morti venne prodotta negli stessi anni dagli scontri di questo gruppo di "pacifisti" con i Provisionals). L'opera venne completata dai servizi segreti britannici che, travestiti da "paramilitari lealisti", sterminarono il gruppo dirigente di IRSP e INLA (1980-1981). In seguito gli Officials si dedicarono allo spaccio di droga e alle rapine (il gruppuscolo così autofinanziato, il Workers Party, nome con cui si presentano da una ventina d'anni, ha ottenuto alle ultime elezioni del 1997 meno dello 0,4% dei voti nella Repubblica irlandese e nell'Irlanda del Nord). Quindi, scrive il Lo Re, del tutto ignorante di queste cose, i Repubblicani irlandesi sarebbero fascisti perché nel 1974 lo asserivano gli Officials! Dimostrazione invero convincente.
Così lo sprovveduto Lo Re si permette di pontificare che il conflitto in Irlanda "di certo sarebbe stato meno tragico se a prevalere nella galassia repubblicana fosse stata l'opzione marxista degli official contrari alla lotta armata: l'accordo di Stormont dell'aprile 1998 ha dimostrato come sia sempre e soltanto l'approccio non violento a portare pace, quella speranza di pace ancora fragilissima che, forse, sarebbe giunta prima se in Irlanda del Nord avessero prevalso le idee di Bernadette Devlin e degli official."; e aggiunge a riprova un fervorino del 1974 di John Hume, ovvero Cicero pro domo sua (pp. 46-47 e pag. 47, nota 30). Dobbiamo dire che non ci è capitato finora di trovare un tale concentrato di castronerie asinine in una sola frase, nemmeno negli articoli di Altichieri e di Polito. Quanto agli Officials, già abbiamo detto: erano contrari alla lotta armata solo contro lo Stato britannico, per il resto erano più che propensi allo sterminio fisico di chi li ostacolava; ed erano marxisti come Totò Riina. Quanto a Bernadette Devlin McAliskey, parlare di "idee di B. D. e degli official" è cosa assolutamente indegna, oltre che grottesca, come sa chiunque abbia la minima conoscenza dell'ultimo trentennio di storia irlandese: Bernadette Devlin, fondatrice nel 1968 del gruppo People's Democracy, che radicalizzò il movimento per i diritti civili portandolo allo scontro con lo staterello orangista dell'Irlanda del Nord (e aprendo di fatto l'ultima fase del conflitto anglo-irlandese), fu nel dicembre 1974 tra i fondatori dell'IRSP, proprio il gruppo che gli Officials cercarono di sterminare fisicamente; e pubblicamente si è dichiarata contraria agli Accordi di Belfast del 1998, che le sembrano un dubbio compromesso. Quanto agli Accordi di Belfast, il Lo Re li cita, qui e un paio di altre volte, soltanto di sfuggita, e sembra saperne solo, vagamente, che siano "di pace": del loro contenuto, di che cosa prevedano, di come siano stati resi possibili, del processo di pace e dei suoi attori (del Movimento Repubblicano soprattutto, che lo ha avviato dal 1990 con opera lenta e paziente), Lo Re dimostra di non sapere assolutamente nulla, e perciò è del tutto incapace di informarne i lettori ("Per una storia critica del conflitto" davvero, come mente in modo spudorato il titolo del libro!). Gli Accordi del 1998 (che tra l'altro registrano l'accettazione della futura unificazione dell'Irlanda da parte del governo britannico) sono stati resi possibili proprio dalla resistenza armata degli indipendentisti repubblicani irlandesi, che l'Inghilterra non è riuscita a piegare nemmeno con un quarto di secolo di guerra coloniale: proprio l'impossibilità di sconfiggere l'Esercito Repubblicano Irlandese ha infine costretto gli Inglesi al tavolo della trattativa. E l'insieme del processo di pace è stato il frutto di una strategia deliberata e determinata dal Movimento Repubblicano, cosa di cui si stanno ora rendendo conto, a proprio danno, gli unionisti, alleati ormai inutili della potenza imperiale inglese. Il Lo Re dovrebbe capire che "l'approccio non violento" che ha portato agli Accordi si è fondato su venticinque anni di lotta armata, e che è venuto proprio dai "fascisti" (!) dell'IRA e del Sinn Féin.
Oltre che "fascisti", per il Lo Re i Repubblicani irlandesi sarebbero "stragisti": e deliziosamente raglia, nel titolo del Capitolo Terzo del suo modestissimo centone, "Lo stragismo sistematico come trait d'union fra terrorismo repubblicano ed unionista: il peso della Weltanschauung fascista." Allo scopo di dimostrare questa affermazione peregrina, l'autore crede di dovere prima dimostrare che i Repubblicani irlandesi non sarebbero marxisti (e in effetti non si sognano di pretendere di esserlo, perché sono, per l'appunto, Repubblicani irlandesi). Pertanto Lo Re cita in nota (pag. 45, nota 28), a riprova, che Marx ed Engels avrebbero condannato "radicalmente" l'uso della violenza da parte degli indipendentisti irlandesi (quando ci sono altrettanti scritti dei due che invece esaltano la radicalità e la violenza della lotta di liberazione irlandese come leva per la distruzione del capitalismo britannico e mondiale), e sempre a riprova cita in un'altra nota (pag. 51, nota 2) una ridicola antologia pubblicata da una casa editrice del PCI nel 1978 per dimostrare la "radicale condanna" di Marx, Engels e Lenin (autore che, come dimostrano sia molti degli scritti resi pubblici in precedenza, sia quelli resi accessibili dopo il crollo dell'URSS nel 1991, di terrore e terrorismo era un intenditore) per il "metodo terroristico".
E Lo Re rileva come "L'attività dell'IRA […] si è distinta nel corso degli anni per l'uso indiscriminato di esplosivi e per una netta propensione alla strage" (pag. 50). Pontifica poi il nostro autore, trasformatosi in teorico della lotta armata, meditando sulla poca affidabilità delle bombe: "È la volontà di dare la morte in maniera indiscriminata che connota il gruppo terroristico, nettamente distinguendolo dalle formazioni che portano avanti un proprio progetto politico radicale eliminando solo obbiettivi selezionati." (pag. 51). Non c'è dubbio che molte bombe dell'IRA (così come, molto dopo, quella di Omagh del 1998 degli scissionisti repubblicani avversi al processo di pace), specie negli anni Settanta, abbiano comportato una perdita di vite umane tra i civili delle 6 Contee inutile e insensata, moralmente e politicamente: ma nessuno (che non sia uno sciocco o un propagandista dello Stato britannico) potrebbe negare che la lotta armata dell'IRA non si sia limitata alle bombe, e che abbia colpito principalmente "obbiettivi selezionati", i soldati e poliziotti della potenza occupante; e che poi, dalla fine degli anni Ottanta, gli esplosivi dell'IRA abbiano invece colpito al cuore, in Inghilterra, il sistema economico dell'occupante, contribuendo a convincerlo a cercare una via d'uscita pacifica. Del resto, secondo questa definizione di Lo Re, "gruppo terroristico" fu il FLN algerino; "gruppo terroristico" i marxisti vietnamiti; "gruppo terroristico" gli Anglo-Americani nella Seconda guerra mondiale; "gruppo terroristico" gli Stati Uniti negli ultimi sessant'anni; "gruppo terroristico" la NATO in Kossovo; per non parlare di tutti gli altri. Secondo Lo Re, tutti terroristi e tutti "fascisti".
Tutti fascisti? Infatti Lo Re genialmente adotta come categoria (citando come al solito qualcun altro) "la personalità tendenzialmente stragista", frutto della "Weltanschauung fascista", che vorrebbe, in guerra, eliminare i nemici (pp. 51-52). Così, tutti fascisti: in Irlanda, i Repubblicani, gli Unionisti, e gli Inglesi; e, ci si immagina, fascisti i nazifascisti, fascisti i partigiani che li combattevano, fasciste le truppe alleate; fascisti i soldati di Napoleone, fascisti i loro nemici; fascisti i bolscevichi, fasciste le truppe zariste; fascisti i Romani, fascisti i Cartaginesi; fascisti tutti e sempre quelli che consapevolmente prendono parte a una guerra. Tutti fascisti, prodotti dello "Ur-Fascismo" di Umberto Eco (!: pp. 52-53), ai quali è però difficile (per bontà del Lo Re) applicare il "cleavage destra/sinistra" (pag. 51, nota 4).
Date queste profonde premesse, al Lo Re appare logico che "l'IRA e gli squadroni della morte lealisti" (Shankill Butchers inclusi) non siano altro che "due facce della stessa 'moneta' di estrema destra" (pag. 54), e che, "quale che sia l'ideologia dei militanti e repubblicani, e lealisti, una cosa è certa: la loro prassi è quasi sempre di stampo squisitamente fascista" (pag. 56).
Su tali fondatissime conoscenze dell'Irlanda, delle sue forze politiche e della sua storia, il Lo Re conduce il suo benintenzionato sproloquio, di cui non è possibile divinare la tesi (e che si conclude, a pag. 119, con l'evangelico "Beati i costruttori di pace."). Inutile dire che il discorso non sembra avere né capo né coda: un centone di citazioni disparate, vagamente collegate per argomento, con digressioni che ricordano il proverbiale cavolo a merenda (vedi ad esempio le due pagine e mezzo di nota sull'anglicanesimo nei suoi fondamenti teologici, costituita come al solito di citazioni, in pp. 101-104; o le assurde lunghe citazioni del giurista Pietro Barcellona, in pp. 84-89). L'impressione che si può ricavare è che il Lo Re abbia raccattato la prima dozzina di testi (quasi tutti in Italiano) che gli è capitata tra le mani, vi abbia aggiunto un po' di articoli di quotidiani (sempre italiani), abbia ricavato da tali testi le citazioni che dovevano fare da ossatura al suo saggio, vi abbia aggiunto propri commenti, più, o meno, sensati, ed ecco!: il libro è fatto. Nella metà del saggio attribuibile al Lo Re, gli svarioni sono davvero innumerevoli (e, una volta compresa la serietà delle conoscenze dell'autore, non ce ne si può meravigliare): ci siamo astenuti dal segnalarli tutti per non annoiare ulteriormente i nostri lettori, e perché si tratta davvero di un pozzo senza fondo.
Non sappiamo come l'ex ambasciatore Ludovico Incisa di Camerana, valente autore di saggi sull'America Latina, che reputavamo fino ad oggi persona seria, si sia lasciato indurre a firmare la prefazione a questa stravagante e disinformata filastrocca: aggiungendo inoltre alcuni ulteriori svarioni alla mirabile collezione del Lo Re. Infatti, l'Ambasciatore avrebbe dovuto sapere, ad esempio, che il "movimento del Sinn Féin" (pag. 12) nel secolo scorso non esisteva, essendo stato il Sinn Féin fondato solo nel 1905; presumibilmente l'Ambasciatore intendeva riferirsi al movimento "feniano", predecessore del Movimento Repubblicano irlandese del nostro secolo. Così "L'attentato del Phoenix Park nel 1868 con l'assassinio di otto invitati a un ricevimento del viceré d'Irlanda" (pag. 12) non può che interessare al massimo grado tutti quelli che si occupano di storia irlandese, dal momento che Incisa di Camerana è la prima fonte che lo riporti! Forse si è vagamente confuso col 1882, quando in quel parco di Dublino il viceré d'Irlanda e il suo segretario vennero uccisi da un gruppo repubblicano (ma non vi furono "invitati" coinvolti). Ma lo strafalcione peggiore è quello che commette a pag. 18, quando fa finta di credere che "il saggio di Calogero Carlo Lo Re" sia "indispensabile per chi voglia comprendere e conoscere [la] questione irlandese". Perché, se dobbiamo essere sinceri, se c'è uno scritto davvero sconclusionato, del tutto disinformato, e, in sintesi, completamente inutile sulla questione irlandese, è proprio questo di Lo Re.


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ultima modifica 30 luglio 2000