di Gaja Cenciarelli
"L’Irlanda come persona e come
personaggio è una delle tante linee narrative che percorrono i racconti
contenuti ne L’oro del mare, scritti da Brian Friel - il massimo
drammaturgo irlandese, autore di molte opere unanimemente considerate pietre
miliari del teatro del Novecento (Dancing at Lughnasa, per citare solo la
più celebre) verso la fine degli anni Cinquanta e pubblicati per la
prima volta in due raccolte: quella del 1962, The Saucer of Larks, e
quella del 1966, The Gold in the Sea.
La paralisi della società rurale irlandese negli anni Cinquanta descritta da
Friel fa eco all’ambiente asfittico dei Dubliners joyceani: ne è la
continuazione, l’ulteriore dispiegamento di immagini e circostanze. In tutti i
racconti di Friel si percepisce la nostalgia per un passato che rappresentava l’innocenza
perduta (Tra le rovine, L’oro del mare, I raccoglitori di
patate, per citarne solo alcuni): i personaggi dei racconti sono tutte
figure fortemente legate alle comunità rurali della parte settentrionale dell’Irlanda
e il linguaggio che Friel usa fa prendere corpo ad eventi, circostanze, ricordi
senza ricorrere a toni accesi, ma lasciando scivolare la penna con leggerezza,
come sottolinea nella sua postfazione Fiorenzo Fantaccini.
Un altro punto fondamentale, la base sulla quale l’architettura narrativa dei
racconti viene costruita, è il contrasto amaro tra illusione e disillusione (I
raccoglitori di patate, Il Signo Sing, delizia del mio cuore, Foundry
House, La regina di Troy Close, Gli illusionisti): il passato si
materializza nella mente dei protagonisti ed è da loro idealizzato attraverso
poverissimi mezzi linguistici ed espressivi, che quindi sembrano porsi come
negazione del contenuto che intendono rappresentare.
Anche il sesso, considerato come parte integrante e vivificante dell’essere
umano, viene vissuto dai personaggi di Friel come un tabù: non è un caso, a
mio avviso, che nei due racconti centrati su questa tematica - Ginger l’Eroe
e Il sistema dell’astinenza - i protagonisti siano entrambi
animali: nel primo caso, si tratta di un gallo da combattimento; nel secondo di
un piccione. Quasi a rimarcare l’inevitabilità delle pulsioni sessuali, la
loro imprescindibilità e l’auspicio che tutti - soprattutto gli irlandesi,
ingabbiati dalla severa repressione sessuale della Chiesa cattolica - si
abbandonino a degli stimoli puramente naturali.
Nei racconti di Friel c’è quasi sempre la presenza inquietante di un “altro”,
di un “diverso” che viene a sconvolgere la monotonia della vita ordinata e
piatta dei personaggi, una caratteristica che ricorrerà anche nelle sue opere
teatrali: a volte è il nuovo arrivato che diventa immediatamente popolare tra i
vicini di casa (La regina di Troy Close), o l’illusionista che arriva
da lontano portando con sé un carico di speranze (Gli illusionisti, Il
rabdomante, Il Signor Sing, delizia del mio cuore), oppure è uno zio che in
punto di morte, rifiuta i sacramenti definendosi “un umanista scientifico” (Morte
di un umanista scientifico), scandalizzando la comunità dei benpensanti.
La destabilizzazione di un falso equilibrio della società, fondato su false
regole è ciò che Friel si augura: l’Irlanda, con i suoi soggioganti
paesaggi, i panorami, i villaggi arroccati su un mare costantemente in tempesta,
è una terra che inganna e che non dà. A maggior ragione, perché nasconde la
verità e le peculiarità proprie dell’essere umano, negandogli ciò di cui
più ha bisogno: la libertà, in ogni aspetto della sua vita. Anche la libertà
da un passato che, poiché il presente annaspa tra le nebbie dell’inconsistenza
e dell’immobilità, si fa sempre più ingombrante e, aggiungo io, inutile.
Quando Brian Friel abbandonerà la narrativa, nel 1965, si dedicherà
completamente al teatro: nel 1980 fonda la Field Day Theatre Comapny con, tra
gli altri, Seamus Heaney. Ma il retaggio dell’impostazione narrativa rimarrà
vivo anche nelle sue opere teatrali, quasi a testimoniare una sorta di innesto
del teatro sul terreno del racconto.
E come «testimonianze preziose» vengono definite anche dal curatore di questa
raccolta: prove evidenti del provincialismo di un Irlanda chiusa in se stessa a
cui i racconti di Friel vorrebbero, credo, offrire una via d’uscita.