Editoriale di AN PHOBLACHT/REPUBLICAN NEWS (settimanale del Movimento Repubblicano Irlandese) sul R.I.R.A., il gruppo responsabile della strage di Omagh del 15 Agosto 1998. Si noti come il gruppo (che a giudizio del Movimento Repubblicano usurpa il nome di I.R.A.) non venga mai nominato.


Giovedì 20 Agosto 1998

La futile strada del militarismo,
sabotaggio contro il Repubblicanismo irlandese

Incombe la sconfitta su una lotta che accetti di essere intrappolata nella spirale del conflitto, e che perda di vista il contesto politico, gli obbiettivi strategici e gli effetti ultimi dell'uso della forza armata.

Dopo una tragedia così spaventosa è difficile anche solo tentare una analisi politica. In un momento simile sembrerebbero appropriate solo parole di condoglianza e partecipazione al dolore di chi ha perso i propri cari o è stato mutilato. Eppure dobbiamo cercare di stabilire perché è accaduta questa atrocità, e in che modo si possano impedire altre morti e ferimenti.

Sono state usate parole quali 'psicopatici' e `serial killers'. Si può capire che lo si faccia, spinti dalla rabbia e dal dolore, ma le persone che hanno compiuto l'atrocità di Omagh non corrispondono a questa descrizione. L'attentato con autobomba di Omagh è stato fatto da un gruppo scissionista che sostiene di essere repubblicano. Quel gruppo ha fatto avvenire questa tragedia perché è del tutto impantanato nel militarismo.

Ogni lotta che adotti la forza delle armi come tattica corre il pericolo di cadere nel militarismo. Militarismo significa che le considerazioni militari vengono ad avere più importanza di tutte le altre. La natura politica della lotta ne risulta oscurata. La continuazione della campagna militare in sé diventa il solo obbiettivo.

Quando questo accade, la tattica della lotta armata - invece che l'obbiettivo politico per cui la lotta armata viene condotta - viene elevata a principio. In una lotta di lunga durata, come quella in Irlanda, il pericolo rappresentato dal militarismo aumenta. Per i rivoluzionari il pericolo è più grande quando il militarismo dello stato intensifica la guerra mediante la repressione. Ma incombe la sconfitta su una lotta che accetti di essere intrappolata nella spirale del conflitto, e che perda di vista il contesto politico, gli obbiettivi strategici e gli effetti ultimi dell'uso della forza armata.

Se gli insorti soccombono al militarismo le loro operazioni militari, mal concepite o irresponsabili, aumentano il pericolo per i non-combattenti. Ciò fa il gioco dello stato oppressore, contribuendo grandemente agli sforzi che quello stato compie per isolare politicamente gli insorti.

Alla fine si giunge a uno stadio in cui l'isolamento è così completo che il gruppo ribelle si isola dagli stessi effetti politici delle proprie azioni. Di fatto, si isola dal proprio popolo. Si trincera dietro i suoi sempre meno numerosi sostenitori e, a meno che non riesca a liberarsi dal proprio militarismo mediante un cambiamento di strategia, è condannato alla sicura sconfitta.

Appare evidente che il gruppo scissionista responsabile della bomba di Omagh è completamente militarista. È passato dall'uno all'altro degli stadi che abbiamo detto, ed è andato oltre. Questo gruppo non possiede una propria base di sostegno, politica o nella comunità, presso cui ripiegare. I suoi pochissimi sostenitori sono solo alcuni parenti e amici dei suoi attivisti. Ora che sta crescendo la repulsione per la atrocità di Omagh, il gruppo si trova di fronte a una ondata di repressione nel Nord e nel Sud dell'Irlanda.

I Repubblicani non si uniranno al coro di quelli che chiedono più repressione, mediante ad esempio l'introduzione dell''internamento selettivo'. Ora si diffonde in giro una idea pericolosa, che solo una "risposta sul piano della sicurezza" possa fare fronte a questa situazione. Qui vi è il pericolo che il ciclo di repressione armata e di resistenza armata, sia pure da parte di un gruppo molto piccolo, possa intensificarsi. Il gruppo potrebbe conquistare nuove reclute su una base emotiva, come certamente deve essere avvenuto nel Maggio di quest'anno, in seguito all'uccisione di Róín MacLochlainn nella contea di Wicklow, ad opera di poliziotti della Garda Siochana che avrebbero potuto invece arrestarlo. In realtà solo la prosecuzione dei progressi politici in Irlanda può porre fine a questa inutile campagna militaristica.

Quali sono gli obbiettivi della campagna condotta da questo gruppo? Le accuse che sono state fatte, che essi a Omagh volevano uccidere un gran numero di civili, non sembrano fondate. Ciononostante essi sono pienamente responsabili per queste morti. La loro campagna è in sé mal concepita, e il loro modo di operare si è dimostrato profondamente errato, sia nel collocare una bomba di quel genere nel mezzo di una strada affollata un sabato pomeriggio, sia in quello che apparentemente risulta essere stato un avvertimento confuso.

I membri del gruppo dal canto loro sosterrebbero che il loro scopo è destabilizzare il dominio britannico nelle Sei Contee. Ma chiunque abbia solo un briciolo di senso politico può vedere che le loro azioni rafforzano l'opera di quelli che più si oppongono al cambiamento politico e che cercano non solo di mantenere lo status quo, ma di tornare ad un fallimentare passato. La repressione è tornata in cima all'agenda della politica; la sterile questione della messa fuori uso delle armi (Decommissioning) è stata fatta rivivere; il nome del Repubblicanismo irlandese è stato infangato.

I Repubblicani irlandesi si sono impegnati per cinque anni nel processo di pace, ottenendo delle vittorie significative. Gli Accordi del Venerdì Santo -che pure restano molto al di qua del nostro obbiettivo finale di unità e indipendenza dell'Irlanda- sono oggi il contesto politico entro cui condurre la lotta, dato che contengono in sé il potenziale per farci avvicinare al nostro obbiettivo. L'insieme delle tendenze nell'opinione pubblica repubblicana concorda sul fatto che il processo di pace deve essere al centro della strategia repubblicana. I Repubblicani hanno sempre riconosciuto che laddove un cammino di avanzamento pacifico della lotta, una alternativa alla lotta armata, sia praticabile, essi sono moralmente e politicamente vincolati ad intraprenderlo.

È contro questo consenso politico della popolazione repubblicana che il gruppo scissionista sta combattendo, più che contro il dominio britannico. La loro campagna non ha altra logica o scopo politico. Le loro azioni si configurano come sabotaggio contro il Repubblicanismo irlandese. Può questo essere mai il proposito di chi sostiene di essere repubblicano? Ora è arrivato il momento che essi -e quelli che hanno pensato alla possibilità di appoggiarli- si fermino, e considerino la mancanza di sbocchi della strada che hanno scelto, quella del militarismo.


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traduzione a cura di irlanda notizie