Con la stesura di questa bibliografia ragionata, composta di
testi principalmente in Inglese, ma anche in Italiano e in altre lingue,
intendiamo fornire un sussidio indispensabile ai nostri lettori, e a tutti
coloro (inclusi coloro che intendono laurearsi con tesi di argomento irlandese)
che in Italia vogliano occuparsi con serietà della storia e della politica
dell'Irlanda. Spesso, infatti, si riscontrano, non solo nelle approssimazioni
giornalistiche, ma anche in tesi di laurea di argomento irlandese, in libri
pubblicati in Italiano, e addirittura in testi di noti accademici italiani (dai
quali ci si aspetterebbe almeno il minimo rigore nella scelta delle fonti),
oltre ai frequenti e talvolta paradossali strafalcioni, un'ignoranza quasi
completa della letteratura sul soggetto, l'uso di testi sorpassati o di nessun
valore, l'incapacità assoluta di contestualizzare (ovvero di capire da che
posizioni, politiche o storiografiche, partisse chi abbia scritto una data
opera, in che contesto, e a quale fine) i testi che si citano. È cosa
frequente, ad esempio, che in opere italiane sull'Irlanda che pure vorrebbero
farsi prendere sul serio siano indiscriminatamente citati, come se fossero sullo
stesso piano, articoli di giornalisti (e spesso di meri pennivendoli) della
stampa quotidiana italiana, e fondamentali lavori storiografici sull'Irlanda in
lingua inglese; libelli di polemica politica di scarso spessore, e studi invece
indispensabili, come se avessero la stessa attendibilità e lo stesso valore.
Vogliamo qui indicare un percorso ragionato tra i testi storici e politici
dedicati all'Irlanda, con una maggiore (ma non esclusiva) attenzione agli ultimi
secoli della storia dell'isola, indicando in primo luogo i testi di base su ogni
argomento, in genere partendo da quelli più divulgativi e proseguendo con
quelli più complessi, e segnalando poi i testi di approfondimento; segnalando
altresì i testi sorpassati, di scarso valore, o del tutto inutili, che secondo
la nostra esperienza vengono indebitamente spesso citati e inseriti nelle
bibliografie.
IRLANDA ANTICA (fino al 1169 d.C.)
IRLANDA MEDIOEVALE (1169-1534)
IRLANDA MODERNA (1534-1791)
IRLANDA CONTEMPORANEA (1791-1968)
IL CONFLITTO ANGLO-IRLANDESE (DAL 1968 A OGGI)
STORIA DEL REPUBBLICANESIMO IRLANDESE
L'UNIONISMO IRLANDESE
LINGUA, LETTERATURA, ARTE E MUSICA IRLANDESI
Come rapida ma seria introduzione alla storia dell’Irlanda si veda l’esauriente libretto di Breandán Ó hEITHIR, A Pocket History of Ireland, Dublin, The O’Brien Press, III edizione aggiornata (I ed. 1989), 2000, p. 111, che fornisce una buona prima prospettiva.
Ancora utilissimo è il volume collettivo a cura di Theodore
William MOODY/ Francis Xavier MARTIN, The Course of Irish History,
Cork/Dublin, Mercier Press, sempre ristampato (I ed. 1967), p. 404, illustrato;
divulgativo nello scopo, ma composto da saggi dei più importanti storici
irlandesi di allora. Sempre divulgativo, ma forse meno rigoroso, è Robert
KEE, Ireland: A History, London, Abacus Books, nuove edizioni sempre
in stampa (I ed. 1980); illustrato, p. 256; di esso è disponibile una
traduzione italiana (dalla III ed. inglese rivista e aggiornata del 1995) di V.
Beonio Brocchieri, Robert KEE, Storia dell'Irlanda. Un'eredità
rischiosa, Milano, R.C.S. Libri & Grandi Opere, Bompiani, "Storia
Paperback" (I ed. Novembre 1995, ma sempre in catalogo), p. 265, senza
però le illustrazioni. Di maggiore rigore e impegno sono le due storie generali
di John O’Beirne RANELAGH, A Short History of Ireland,
Cambridge, Cambridge University Press, sempre in stampa (I ed. 1983), p.
XII-303; e di Peter Plantagenet SOMERSET FRY/ Fiona SOMERSET FRY, A
History of Ireland, London, Routledge, edizioni successive (I ed. 1988), p.
X-369, illustrato. Ottima storia introduttiva dell’Irlanda in un volume,
scritta da uno studioso accademico, è il recente Sean DUFFY, The
Concise History of Ireland, Dublin, Gill and Macmillan, 2001, che oggi si
considera standard, così come l’altra opera in un solo volume, James LYDON,
The Making of Ireland: From Ancient Times to the Present, London,
Routledge (I ed. 1998), p. IX-425. La storia generale "scientifica" in
più volumi cui bisogna fare riferimento è l’opera collettiva A New
History of Ireland, Oxford, Oxford University Press, che resterà
indispensabile per molti anni a venire; i suoi massicci volumi sono in corso di
pubblicazione, ma non in ordine cronologico, dagli anni Settanta (sono usciti
quasi tutti; purtroppo manca ancora il Vol. n. 1, dedicato alla storia antica
dell’Irlanda).
Riviste: Non è il caso di indicare qui tutte le riviste storiche
irlandesi; basti fare riferimento alla più importante tra esse, che alla sua
nascita aveva avviato la modernizzazione scientifica della storiografia
irlandese: si tratta di «Irish Historical Studies», Dublin/ Belfast,
pubblicata dal 1938. Diretta a un più vasto pubblico, ma con articoli tutti
scritti da accademici ed essenziale per tenersi al corrente del dibattito sulle
questioni storiografiche relative a tutti i periodi della storia irlandese, è
la rivista trimestrale illustrata «History Ireland» di Dublino, pubblicata dal
1993.
Repertori: Un utile testo di riferimento è poi The Oxford
Companion to Irish History, a cura di Sean J. CONNOLLY, Oxford,
Oxford University Press (I ed. economica 1999), p. 618, in cui le voci relative
a fatti, movimenti e personaggi della storia irlandese si trovano come in un
dizionario.
Atlanti storici: Due sono gli atlanti storici per l’intero arco
cronologico della storia d’Irlanda, il più vecchio Ruth Dudley EDWARDS,
An Atlas of Irish History, London, Methuen & Co., "University
Paperbacks", più volte ristampato (I ed. 1973), p. 286, in bianco e nero;
e quello più recente a cura di Seán DUFFY, Atlas of Irish History,
Dublin, Gill & Macmillan, I ed. 1997, p.144, a colori.
Storia dell’Ulster: Per una prima idea della storia dalle origini a
oggi dell’Ulster, quella delle quattro regioni storiche dell’Irlanda entro
cui è stata ritagliata nel 1921 la provincia britannica dell’Irlanda del
Nord, si veda Brian BARTON, A Pocket History of Ulster, Dublin,
The O’Brien Press, sempre in stampa (I ed. 1996), p. 224, p. 8 di tavole ft.
Sullo stesso aspetto regionale della storia irlandese, e con lo stesso taglio,
vi è anche Art Ó BROIN, Beyond the Black Pig’s Dyke: A Short
History of Ulster, Cork/ Dublin, Mercier Press (I ed. 1995), p. 207. L’opera
generale sull’argomento più esauriente e completa è però Jonathan BARDON,
A History of Ulster, Belfast, The Blackstaff Press, edizioni successive
(I ed. 1992), p. X-914.
Storia religiosa dell’Irlanda: Su un altro aspetto particolare, la
storia religiosa dell’Irlanda cristiana (e cattolica dopo la Riforma), vi sono
solamente due opere serie: il volume di sintesi, purtroppo non più in
commercio, dello studioso di storia ecclesiastica Patrick J. CORISH, The
Irish Catholic Experience: A Historical Survey, Dublin, Gill and Macmillan,
1985, p. IX-283; e il più recente volume collettivo in Italiano, Carlo Maria
PELLIZZI/ Luciano VACCARO (a cura di), Storia religiosa dell’Irlanda,
Milano, ITL, “Centro Ambrosiano”, “Europa ricerche (Collana promossa dalla
Fondazione Ambrosiana Paolo VI)” n. 7, Marzo 2001, p. 586. Altri due volumi
rilevanti a questo riguardo sono Réamonn Ó MUIRÍ (editor), Irish
Church History Today, I ed., Armagh, Cumann Seanchais Ard Mhacha/ The Armagh
Diocesan History Society, 1992, p. IX-123: si tratta degli atti di un convegno
tenutosi ad Armagh nel Marzo 1990 sullo stato della ricerca nel campo della
storia ecclesiastica irlandese, importante perché faceva il punto sul dibattito
riguardo alle questioni controverse; dedicato invece ai rapporti tra
Cattolicesimo e Chiese protestanti in Irlanda negli ultimi cinque secoli, ricco
di informazioni e in piacevole chiave narrativa, è Marcus TANNER, Ireland’s
Holy Wars: The Struggle for a Nation’s Soul, 1500-2000, New Haven
(Connecticut)/ London, Yale University Press, 2001, p. XIII-498, p. 16 di tavole
ft.
Da evitare con cura: la storia generale di Edmund CURTIS (Senior),
A History of Ireland, London, Methuen & Co, "University
Paperbacks", sempre in stampa (I ed. 1936), p. XI-434; infatti l’ultima
edizione riveduta e aggiornata dall'autore (la VI) risale all’ormai
lontanissimo 1950. Il testo è del tutto sorpassato dagli studi successivi, e
assolutamente inutile -quando non fuorviante- per chi non si occupi
specificamente di storia della storiografia irlandese.
Da evitare non solo con cura, ma come la peste: la storia generale di Mike
CRONIN, A History of Ireland, London, Palgrave, 2000; Cronin, valido
storico contemporaneista, è invece in questo caso riuscito a raffazzonare un
inutile (e dannoso) coacervo di strafalcioni (peraltro puntualmente segnalati,
insieme allo scarso valore generale del testo, dalle recensioni del volume).
In questa sezione della nostra bibliografia forniamo alcune indicazioni relative agli studi sugli antichi Celti. Crediamo che questo sia comunque utile, sapendo che chi è interessato all’Irlanda si interessa anche, spesso, agli antichi Celti. Per giunta alcuni di questi volumi, sui Celti in generale, contengono naturalmente saggi o capitoli, spesso rilevanti, dedicati all’Irlanda antica. Le opere sui Celti in generale, e sulla religione pagana dei Celti, possono inoltre essere necessarie per una migliore comprensione dell’Irlanda antica, e del suo rapporto con le due altre nazioni celtiche gaeliche da essa sorte (Scozia e Isola di Man) e con le altre tre nazioni celtiche sopravvissute fino all’epoca contemporanea (Galles, Cornovaglia e Bretagna). Altre opere possono dare lumi sul rapporto tra la lotta per l’indipendenza e la riunificazione dell’Irlanda e le lotte di queste nazioni per il rispetto del proprio patrimonio nazionale e per l’autodeterminazione. I testi sulle lingue, sull’arte e sulla musica celtiche, invece, sono indicati nell’ultima sezione di questa bibliografia irlandese (10 - Lingua, letteratura, arte e musica irlandesi).
Opere d’insieme necessarie: Due sono le opere
d'insieme sui Celti fino all'Alto Medioevo che occorre comunque consultare.
Opere collettive, nella maggior parte dei casi i saggi che vi sono contenuti
sono la sintesi (la più aggiornata, al momento della pubblicazione) degli studi
archeologici, filologici e storici sui Celti; alcuni di essi invece, una
minoranza, non sono dello stesso livello. L’apparato iconografico che
presentano è inoltre indispensabile. La prima di queste due opere è Sabatino
MOSCATI (a cura di), I Celti, Milano, Bompiani (Gruppo Editoriale
Fabbri), sempre in stampa (I ed. Marzo 1991), p. 799, illustrato; il volume è
il catalogo ufficiale della mostra internazionale sui Celti di Palazzo Grassi,
Venezia, 1991, che è stata definita la "Celtic exhibition of the
century" (pag. 254 della recensione della mostra e del volume, M.
Ruth MEGAW/ J. Vincent S. MEGAW, The Celts: the first Europeans?, in
pp. 254-260 di Antiquity, Oxford, Oxford University Press, Vol. 66, n. 250,
March 1992). Vari dei saggi che compongono il volume si riferiscono direttamente
all’Irlanda, dalla celtizzazione al nostro Alto Medioevo. La seconda è il
volume più recente a cura di Miranda Jane GREEN, The Celtic World,
London, Routledge, 1995 (ed. economica 1996), pp. XXIV-839, anche questo
riccamente illustrato, e con importanti saggi sull’Irlanda.
A queste due opere bisogna aggiungere il più smilzo ma densissimo volume a cura
di Bettina ARNOLD/ D. Blair GIBSON, Celtic chiefdom, Celtic state,
Cambridge, Cambridge University Press, "New Directions in Archaeology",
1995, pp. XII-159, illustrato, che in una prospettiva molto più ‘tecnica’,
coniugando archeologia, etnologia, studio comparativo dei sistemi sociali e
delle istituzioni, cerca di analizzare gli elementi di continuità e di
discontinuità nella storia delle ‘società celtiche’ dagli albori all’estinzione,
quindi tra 800 a.C. e 1746 d.C. (data della battaglia di Culloden, che nelle Highlands
della Scozia segnò la fine dell’ultima società tribale celtica fino ad
allora sopravvissuta); anche in questo volume vi sono alcuni essenziali saggi
sull’Irlanda.
Quattro opere recenti, di minori dimensioni e scritte da un solo autore (in
tutti e quattro i casi, un archeologo), dalle quali non si può assolutamente
prescindere perché sono le sintesi più recenti degli studi sui Celti
(perlomeno in ambito britannico e francese), sono Simon JAMES, Exploring
the World of the Celts, London, Thames and Hudson, in stampa (I ed. 1993),
p. 192, illustrato; Barry CUNLIFFE, The Ancient Celts, London,
edizione economica Penguin Books, 1999 (I ed., Oxford, Oxford University Press,
1997), p. XI-324, p. 24 di tavole ft a colori, illustrato; Barry RAFTERY (a
cura di), Atlas of the Celts, I ed., London, Philip’s, 2001,
imponente e riccamente illustrato; e il più concentrato Venceslas KRUTA,
Les Celtes, Paris, Presses Universitaires de France, "Que sais-je?"
n. 1649, con riedizioni continuamente aggiornate, p. 128.
Un’opera divulgativa, ma che potrebbe fungere da introduzione superficiale all’argomento,
è poi Christiane ELUÈRE, I Celti "barbari" d’Occidente
(titolo originale francese L’Europe des Celtes, Paris, Gallimard,
1992), trad. italiana di Marina Rotondo, ed. ital. a cura di Melita Cataldi,
Milano, Electa/Gallimard, "Universale" n. 44, 1994 (ma sempre in
stampa), p. 192, illustrato. E si veda anche il più recente John KING, Kingdoms
of the Celts: A History and a Guide, I ed., London, Cassell, “Blandford”,
1998, p. 256, illustrato. Si veda inoltre il divulgativo Frank DELANEY, The
Celts, London, HarperCollinsPublishers, sempre in stampa (I ed., London, BBC
Publications/ Hodder & Stoughton, 1986), p. 240, p. 24 di tavole ft.
Opere d’insieme precedenti: Si possono poi considerare, con
attenzione, anche alcune opere d’insieme precedenti, tenendo presente che nei
decenni intercorsi dalla loro prima edizione vi sono state molte nuove scoperte
(come ad esempio il fatto che gran parte di Piemonte e Lombardia, con le
civiltà di Canegrate e Golasecca, era dal XIII secolo avanti Cristo parte
essenziale della zona di formazione originaria della celticità europea).
Una di queste opere è Norah CHADWICK KERSHAW, The Celts, London,
Penguin Books, sempre in stampa con successive edizioni (I ed. 1970), p. 301, p.
8 di tavole ft. Un’altra è la per lungo tempo introvabile Myles DILLON/
Norah CHADWICK Kershaw, The Celtic Realms, London, 2000 (I ed. London,
Weidenfeld and Nicolson, 1967; ed. economica London, Sphere Books,
"Cardinal", 1973), p. XII-355, p. 64 di tavole ft. Di essa esisteva
anche una traduzione italiana di Michele Lo Buono, I regni dei Celti,
Milano, Il Saggiatore, "Il Portolano" n. 22, Novembre 1968, pp. 568,
illustrato. Il volume, che si occupava quasi esclusivamente dei Celti delle
Isole britanniche, ponendo l'accento sul periodo compreso tra IV e XI secolo
della nostra era, proponeva alcune teorie che sono state poi dimostrate
infondate dalla ricerca.
Altra opera, ancor più datata, è Thomas George Eyre POWELL, The
Celts, London, Thames & Hudson, "Ancient Peoples and Places",
1958, p. 284, pessimamente tradotto qui da noi, e con qualche taglio, col titolo
I Celti, trad. ital. di Berto Renna, Milano, Il Saggiatore, di nuovo in
stampa in edizione economica (I ed., collana "Uomo e Mito", Maggio
1959), p. 276, illustrato nel testo con 79 fotografie.
Una decisa sovrapposizione ideologica moderna (sia pure seria) sul mondo dei
Celti antichi viene compiuta in Françoise LE ROUX/ Christian-Joseph
GUYONVARC'H, La civiltà celtica (titolo orig. francese La
civilisation celtique, VI ed., Rennes, Ogam - Tradition Celtique, "Celticum.
Supplément à Ogam" n. 24, 1986), trad. ital. del "Gruppo di Ar",
I ed., Padova, Il cavallo alato, Dicembre 1987, p. 146. Si tenga infatti
presente che il volume di questi due allievi di Georges Dumézil è stato
tradotto dal ‘gruppo’ e dalla casa editrice del noto neonazista italiano
Franco Freda.
Se poi si vuole vedere (sempre nel campo delle sovrapposizioni ideologiche) una
co-edizione d’epoca, finalizzata a far conoscere nell’Ovest i raggiungimenti
della "scienza socialista" riguardo ai Celti, si consulti il sobrio Jan
FILIP, I Celti alle origini dell’Europa, traduzione italiana di A.
Gallo Ziffer, Roma, Newton Compton, 1980 (I ed. originale ceca, Praha, 1960), p.
220, illustrato, che -non sorprendentemente- mostrava particolare attenzione per
la celticità dell'Europa orientale e danubiana.
Decisamente migliore è il libro illustrato di Venceslas KRUTA/ Werner FORMAN
(ma Forman è il fotografo), I Celti occidentali (titolo originale
francese Les Celtes en occident, Paris, Éditions Atlas, 1985), trad.
ital. di Luana Kruta Poppi, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1986, p.
127, dedicato ai Celti dell'Armorica e delle Isole britanniche, ma solo fino al
IV secolo dopo Cristo. Sui Celti nelle Isole britanniche, e soprattutto in Gran
Bretagna, vedi anche Lloyd LAING, Celtic Britain, London, Granada
Publishing, “Paladin Books”, edizione economica 1981 (I ed., London,
Routledge & Kegan Paul, 1979), p. 254, illustrato.
I Celti in Italia: Se poi si è interessati ai Celti quali
antenati degli abitanti dell’Italia del Nord, e in particolare di quelli della
Val Padana e della costiera adriatica fino a Senigallia, l’opera complessiva
più recente è Venceslas KRUTA/ Valerio M. MANFREDI, I Celti in
Italia, I ed., Milano, Arnoldo Mondadori Editore, “Le Scie”, Maggio
1999, p. V-214, p. 20 di tavole ft. Ma si veda anche il precedente Antonio
VIOLANTE, I Celti a sud delle Alpi, Cinisello Balsamo (MI), Silvana,
"Popoli dell'Italia antica", 1993, p. 140, illustrato. Questi due
volumi sono stati i primi a integrare le recenti scoperte riguardo ai Celti
nella pianura padana e nelle Alpi italiane, non giunti tra VI e IV secolo avanti
Cristo con le invasioni di cui parlava Tito Livio, ma presenti fin dall’inizio
del formarsi della celticità europea nel XIII secolo a.C., con le culture di
Canegrate e Golasecca, ‘facies’ lombardo-piemontesi della Cultura dei Campi
di Urne. Le scoperte sono il frutto dello sforzo di lavoro integrato, nello
scorso trentennio, di filologi e archeologi, che ha dimostrato che la lingua dei
Golasecchiani, contenuta nelle iscrizioni lepontiche risalenti fino al VII
secolo a.C., era una lingua celtica. Indichiamo qui, per chi sia interessato,
gli studi specialistici che hanno inizialmente dato conto di queste scoperte.
Del filologo francese Michel LEJEUNE, Lepontica, Paris, Les Belles
Lettres, 1971; e l'articolo di sintesi, Michel LEJEUNE, Un problème
de nomenclature: Lepontiens et Lépontique, in pp. 259-270 di «Studi
Etruschi», Vol. XL (Serie II), 1972. Di un archeologo e di un filologo
italiani, Filippo Maria GAMBARI/ Giovanni COLONNA, Il bicchiere con
iscrizione arcaica da Castelletto Ticino e l'adozione della scrittura
nell'Italia nord-occidentale, in pp. 119-164 (con p. 2 di tavole ft) di
«Studi Etruschi», Vol. LIV-1986 (Serie III), 1988. Dell’archeologo lombardo
che si è più impegnato in queste ricerche, e del primo filologo celtico ad
avere una cattedra in un’Università italiana (quella di Pisa), vedi Raffaele
Carlo DE MARINIS/ Filippo MOTTA, Una nuova iscrizione lepontica su pietra
da Mezzovico (Lugano), in pp. 201-225 di «Sibrium», Vol. 21°, 1990-1991;
e vedi i due saggi di Raffaele Carlo DE MARINIS, I Celti golasecchiani,
e di Daniele VITALI, I Celti in Italia, in pp. 93-102 e in pp.
220-235 rispettivamente del sopra citato S. MOSCATI (a cura di), I
Celti, Milano, Bompiani, 1991. Per un bilancio delle scoperte di Lejeune e
di De Marinis, vedi inoltre i due interventi di Javier DE HOZ, Lepontic,
Celt-Iberian, Gaulish and the archaeological evidence, e di Filippo MOTTA,
Vues présentes sur le celtique cisalpin, in pp. 223-240 e in pp. 311-318
rispettivamente di «Études Celtiques», Vol. XXIX, Fasc. II, 1992.
Tra i libri sui Celti in generale, da evitare con cura: Contraddistinto
da un davvero sconfinato amore per il soggetto è il libro del socialista
marxista gallese (e scrittore di narrativa fantasy, sotto lo pseudonimo
di Peter Tremayne) Peter Berresford ELLIS, The Celtic Empire: The
First Millennium of Celtic History c.1000 BC - 51 AD, London, Constable
& Co., sempre in stampa (I ed., 1993), p. X-246, p. 16 di tavole,
recentemente tradotto in Italiano dall’editore Piemme, col titolo L’Impero
dei Celti. In questa e nelle altre sue opere P. B. Ellis spesso e volentieri
oltrepassa i limiti di ciò che è sicuro dal punto di vista storico,
avventurandosi nel terreno della Celtomania conclamata, e apertamente
rivendicata (o, per dirla tutta, sconfina nella dissennata faziosità). Nel suo
caso ciò è forse, se non giustificabile, comprensibile, dato che Ellis è
stato per vari anni presidente della Celtic League, associazione per la
difesa del patrimonio culturale delle sei sopravvissute nazioni celtiche, che
riunisce attivisti Bretoni, Cornici, Gallesi, Irlandesi, Scozzesi, e dell’Isola
di Man; e se simili ‘leggerezze’ sono state consentite per secoli ai
nazionalismi degli odierni Stati-Nazione, per giustizia compensatoria andrebbero
consentite anche ai profeti di queste nazionalità schiacciate, ancora oggi ‘senza
Stato’, o con uno Stato dimidiato, come l’Irlanda (ma, in generale, crediamo
che la creazione di miti poco rispettosi della realtà storica non porti mai a
buoni risultati).
Tra i libri sui Celti in generale, da evitare non solo con cura, ma come la
peste: Il fantasioso libro celtomanico del giornalista tedesco Gerhard
HERM, Il mistero dei Celti (titolo orig. tedesco Die Kelten, I
ed. Düsseldorf/ Wien, Econ Verlag, 1975), trad. italiana di Gianni Pilone
Colombo, Milano, Garzanti Editore, sempre in stampa (I ed., 1975), p. 367, p. 16
di tavole; e l’ancora più fantasioso Jean MARKALE, I Celti. Mito
e Storia (tit. orig. francese Les Celtes et la civilisation celtique. Mythe
et histoire , II ed., Paris, Éditions Payot, 1969), trad. italiana di
Renata Carloni Valentini, Milano, Rusconi Libri, "Popoli e Civiltà",
I ed. 1982, p. 554.
OPERE SULLA RELIGIONE PAGANA DEI CELTI
Sulla religione degli antichi Celti pagani, e sulla casta
sacerdotale dei Druidi che l’amministrava, è lettura indispensabile l’opera
più recente sull’argomento: Miranda Jane GREEN, Exploring the World
of the Druids, London, Thames and Hudson, 1997, p. 192, illustrato; di seria
divulgazione accademica, con abbondante iconografia, riferisce estesamente, tra
l’altro, sulle ultime riprove archeologiche della pratica del sacrificio umano
presso i Celti, a scorno dei Celtomani più stolti (vedi Cap. V: Sacrifice
and Prophecy, in pp. 70-91, ivi). Meno inoppugnabile è il libro della
stessa autrice sulle divinità femminili dei Celti, Miranda Jane GREEN, Celtic
Goddesses: Warriors, Virgins and Mothers, London, British Museum Press,
1995, p. 224, illustrato.
Sul sacerdozio celtico anche altre due opere sono interessanti. Si tratta del
libro dell’archeologo inglese Stuart PIGGOTT, The Druids, London,
Penguin Books, "Pelican Books", sempre in stampa con successive
edizioni aggiornate (I ed., London, Thames & Hudson, 1968), p. IX-193, p. 16
di tavole; di esso vi è stata anche una traduzione italiana, con l'infelice
titolo Il mistero dei druidi, sacri maghi dell'antichità, Roma, Newton
Compton, 1982, che include un pregevole capitolo sulla Celtomania. E dell’ormai
introvabile e importantissimo Giuseppe ZECCHINI, I druidi e
l'opposizione dei Celti a Roma, Milano, Editoriale Jaca Book, "Le
Edizioni Universitarie Jaca" n. 3, Settembre 1984, p. 155.
Sulla religione dei Celti antichi sono state scritte inoltre varie opere di
tendenza ‘tradizionalista’ (quella che ricerca nell’antichità ‘radici
indoeuropee’ ideologicamente connotate). I due studi accademici più validi
appartenenti a questa tendenza sono opera di due allievi di Georges Dumézil, e
sono stati tradotti in Italiano. Si tratta di una importante sintesi generale
sulla religione celtica, di Françoise LE ROUX, il saggio La religione
dei Celti, in pp. 93-152 del Vol. 5 di Henri-Charles PUECH (a cura di),
Storia delle religioni (titolo orig. francese Histoire des Religions,
Paris, Gallimard, 1970), trad. italiana di Maria Novella Pierini, Bari, Editori
Laterza, 1977 (con qualche errore di traduzione: i Britanni, ad esempio,
risultano sempre Bretoni!). E del libro di Françoise LE ROUX/
Christian-Joseph GUYONVARC’H, I Druidi, trad. italiana (dalla IV
ed. francese, Les Druides, Rennes, Éditions Ouest-France, "De
mémoire d’homme: l’histoire", 1986, p. 448) di Carla Ferretto, Genova,
ECIG, "Nuova Atlantide", 1990, p. 578; esso è senza dubbio il più
completo studio dell’argomento, indipendentemente dalla tinta ideologica degli
autori.
Un altro studio di questa impostazione sulla religione dei Celti, ma con
risultati meno brillanti e più disomogenei, è il volume del nazionalsocialista
olandese Jan DE VRIES, I Celti. Etnia religiosità visione del mondo
(tit. orig. tedesco Keltische Religion, Stuttgart, Verlag W. Kohlhammer,
1961), trad. ital. di Gianni Pulit e di Emilio Filippi, Milano, Jaca Book,
"Storia delle religioni" n. 5, Marzo 1982, p. 337, che capita di poter
trovare ancora nelle librerie di remainders: come si può immaginare, le
passioni ideologiche dell’autore (cacciato nel 1945 dalle Università olandesi
per collaborazionismo con gli occupanti nazisti) gli hanno preso spesso la mano
nel libro, portandolo a sragionare riguardo a una piccola élite di Celti
‘razzialmente puri’ che avrebbero ovunque dominato una massa sottomessa di
popoli conquistati. Inoltre, come è frequente, la traduzione italiana guaisce,
uggiola, ulula, ringhia e occasionalmente abbaia (come quando -ivi, pag. 275- lo
Schwein dell'originale tedesco, parte del titolo del racconto epico
irlandese Il porco di Mac Dathó, viene scambiato per una misteriosa
parola gaelica, e lasciato tale e quale; e la cultura archeologica dei 'Campi di
urne' diviene quella "delle urne dei campi" -ivi, ad es. pp. 28-29).
Di analoga connotazione ideologica (ci sarà da chiedersi quale misteriosa
attrazione la religione degli antichi Celti -popoli caotici, e decisamente
allergici a ogni gerarchia stabile- eserciti su ‘Tradizionalisti’ e nazisti)
è il libro, nella prima edizione italiana stampato da una casa editrice d’estrema
destra, di Margarete RIEMSCHNEIDER, La religione dei Celti (tit.
orig. tedesco Die Religion der Kelten), I ed. ital., Introduzione
e trad. ital. di Rosella Lanari, Milano, Società Editrice Il Falco, "Mondo
Nuovo", Novembre 1979, p. 183, p. 16 di tavole. L’opera è stata
semplicemente ristampata, ed è attualmente in commercio (pur venendo
mariuolescamente presentata come una prima edizione italiana), col più esteso e
ridondante titolo La religione dei Celti. Una concezione del mondo,
Milano, Rusconi Libri, "Problemi Attuali/ Spiritualità", Giugno 1997,
p. 179, p. 8 di tavole.
Un’opera di alta divulgazione scritta da un archeologo francese che ha
condotto alcuni tra i più importanti scavi di santuari celtici, che sulla
religione dei Celti presenta i risultati della ricerca archeologica, è il libro
di Jean-Louis BRUNAUX, Les Gaulois. Sanctuaries et rites, Paris,
Editions Errance, "Collection des Hesperides", 1986, p. 154,
illustrato; il suo difetto principale è che si limita agli scavi nell’area
della odierna Francia.
Tra i libri sulla religione dei Celti, da evitare con somma cura: Sempre
sui Druidi, il recente Peter Berresford ELLIS, Il segreto dei druidi.
La vera storia dei potenti sciamani itineranti nell’Europa pre-cristiana
(il titolo orig. inglese, più sobrio, è The Druids, London, Constable
& Co., 1994), trad. ital. di Simona Angela Comuzzi Scaccabarozzi, Casale
Monferrato (Alessandria), Edizioni Piemme, Settembre 1997, p. 391, p. 12 di
tavole. Si tratta di un libro divulgativo, e come al solito è soggetto a tutti
i limiti dovuti alla Celtomania ‘di sinistra’ di questo spesso fantasioso
autore. Ellis ad esempio mostra di ignorare, forse per avversione ideologica, il
fondamentale volume di cui s'è detto di F. Le Roux e Ch.-J. Guyonvarc’h; nel
suo panceltismo ‘inclusivo’ pretende che i Goti fossero Celti (!; vedi ivi,
pp. 294-295); e dedica quasi tutto un capitolo al vano tentativo di confutare la
realtà del sacrificio umano ad opera dei suoi Druidi, dimenticando
convenientemente (vedi ivi, Cap. VII: I riti dei druidi, in pp. 166-199)
la testimonianza concorde degli autori greci e romani antichi, dei ritrovamenti
archeologici, e delle letterature dei paesi celtici nell’Alto Medioevo.
Ancora peggiore e più fantasioso Jean MARKALE, Il druidismo.
Religione e divinità dei Celti (tit. orig. francese Le druidisme, I
ed., Paris, Payot, 1985), sempre in stampa dal 1991 in diverse edizioni (I ed.
italiana, Roma, Edizioni Mediterranee, 1991; poi Milano, Arnoldo Mondadori
Editore, "Oscar saggi" n. 380), Introduzione all'edizione italiana
di Gianfranco De Turris, trad. ital. di Carmine Fiorillo, p. 266.
SOPRAVVIVENZA DEL PASSATO CELTICO NEL MONDO MODERNO
Tre libri vanno presi in considerazione sull’eredità culturale e folklorica lasciataci dai Celti antichi. In primo luogo, riguardo a Irlanda e Galles, Alwyn REES/ Brinley REES, Celtic Heritage: Ancient Tradition in Ireland and Wales, London/ New York, Thames and Hudson, sempre in stampa (I ed. 1961), p. 428. Poi il volume di Ward RUTHERFORD, Tradizioni celtiche. La storia dei druidi e della loro conoscenza senza tempo (tit. orig. inglese Celtic Lore: The history of the Druids and their timeless traditions, London, HarperCollins Publishers, "Thorsons", 1993), traduzione, introduzione e note di Francesca Diano, Vicenza, Neri Pozza Editore, Novembre 1996, p. 290, testo divulgativo e diretto al crescente pubblico dei Celtomani, ma dignitoso nel contenuto e interessante per l’attenzione a ciò che è sopravvissuto dell’eredità culturale dei Celti nell’Europa medioevale e moderna. Infine, sull’Italia del Nord, Marco Fulvio BAROZZI, Tracce Celtiche curiose, misteriose ed inquietanti. Piccolo viaggio all’interno di alcuni segni, misconosciuti o ignorati, del passato celtico antico e medievale nell’Italia alpina e padana, Milano, Edizioni della Terra di Mezzo, “Saggistica”, Giugno 2000, p. 236, illustrato.
Per quanto concerne la vita quotidiana e la cultura materiale delle tribù dei Celti, si veda Anne ROSS, Everyday Life of the Pagan Celts, II ed. (I ed. London, B. T. Batsford, 1970), London, Transworld Publishers, "Carousel Books", 1972, p. 288; di esso è uscita una nuova -ma più smilza- edizione riveduta, "updated, expanded and reillustrated", col titolo The Pagan Celts, London, B. T. Batsford, 1986, p. 160, p. 8 di tavole, illustrato. Per gli usi bellici dei Celti, oltre alle parti specifiche delle opere generali citate, vedi il divulgativo Tim NEWARK, I Guerrieri Celti. 400 a.C. - 1600 d.C. (titolo orig. inglese Celtic Warriors 400 BC - 1600 AD, London, Blandford Press, 1986), La Spezia, Fratelli Melita Editori, 1991, p. 143, p. 16 di tavole ft a colori di Angus McBride.
QUESTI CELTI, SONO MAI ESISTITI?
Una moderna scuola britannica di antropologi, sociologi e archeologi vorrebbe sostenere che gli antichi Celti non siano mai esistiti (!). Le motivazioni politiche di questa scuola sono abbastanza evidenti: la necessità di contrastare, in primo luogo, la simpatia che suscita in Europa la causa dell’unità e indipendenza irlandese, e lo “euro-scetticismo” inglese, che non gradisce che gli antichi Celti siano alla radice di un’identità comune europea. Capostipite della scuola è l’antropologo sociale Malcolm CHAPMAN, The Celts: The Construction of a Myth, London/ New York, The Macmillan Press/ St. Martin's Press, 1992, p. XV-342. Più serio, e meno trasparentemente fazioso, l’archeologo Simon JAMES, The Atlantic Celts: Ancient People or Modern Invention?, London, British Museum Press, 1999, p. 160. Ne è stata pubblicata la traduzione italiana: Simon JAMES, I Celti popolo atlantico. Antica civiltà o moderna invenzione?, I ed. ital., trad. italiana di Francesca Buffo, Roma, Newton & Compton editori, "Misteri della Storia" n. 15, Gennaio 2000, pp. 175, illustrato. Gli argomenti spesso speciosi e sofistici di questa nuova scuola sono stati finora controbattuti solo in riviste specialistiche di archeologia.
LA LOTTA DELLE 6 NAZIONI CELTICHE MODERNE PER L’AUTODETERMINAZIONE
Autore ben poco attendibile quando si occupa dei Celti antichi, P. B. Ellis si dimostra molto più serio quando tratta della lotta dei Celti moderni per il rispetto della loro cultura e dei loro diritti, e per l’autodeterminazione nazionale. Sulla storia del "risveglio celtico" degli ultimi due secoli, è infatti essenziale Peter Berresford ELLIS, The Celtic Dawn: A history of Pan Celticism, London, Constable, in stampa (I ed. 1993), p. 206, p. 8 di tavole; e sui movimenti nazionalisti, paese per paese, è importante Peter Berresford ELLIS, The Celtic Revolution: A Study in Anti-Imperialism, Talybont (Ceredigion, Wales), Y Lolfa, successive edizioni (I ed. 1985), p. 218. Sulla storia e l’attualità del movimento nazionalista in Scozia, si veda il continuamente aggiornato Andrew MARR, The Battle for Scotland, London, Penguin Books, successive edizioni (I ed. 1992), p. XI-258.