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Ho appreso la notizia della morte di Suor Sarah
Clarke con profondo dolore e tristezza. Il suo trapasso rappresenta una
tragica perdita non solo per la sua famiglia d'origine, ma anche per la
famiglia estesa che aveva adottato - i prigionieri, tanto quelli
politici quanto quelli sociali. Dal mio punto di vista e in base alla
mia esperienza - quella di prigioniero repubblicano irlandese
incarcerato per 21 anni nelle prigioni inglesi - Suor Sarah era una
persona unica ed eccezionale. Era una cattolica molto devota, ma aveva
anche una inestinguibile sete di giustizia.
Negli anni Settanta e in quelli che li hanno seguiti la cattura dei
prigionieri dello IRA e il trattamento duro e brutale cui venivano
sottoposti aveva completamente avvinto l'attenzione di Suor Sarah. Suor
Sarah era una delle pochissime persone non facenti parte del Movimento
Repubblicano disposte a condurre una campagna di mobilitazione attiva in
difesa dei prigionieri repubblicani. In questa opera si era dovuta
schierare contro lo Stato britannico e contro quello irlandese, contro i
mezzi d'informazione, e in molti casi contro la stessa Chiesa cattolica.
Ella era disposta a prendere apertamente posizione e a condurre una
campagna di agitazione in un ambiente ostile, in un tempo in cui molti
avevano invece deciso di fare finta di nulla, o non avevano il coraggio
di prendere posizione.
Lo Stato britannico non solo trattava con brutalità i prigionieri
repubblicani irlandesi, ma come parte di una strategia complessiva
cercava di colpire le famiglie e i parenti dei prigionieri. Gli Inglesi
stoltamente credevano che il mettere sotto pressione le famiglie dei
prigionieri avrebbe spinto i prigionieri repubblicani a fare pressione
sulla loro dirigenza. I famigliari dei prigionieri che venivano in
Inghilterra per fare visita ai loro cari incarcerati venivano sottoposti
a intimidazioni, minacciati, e a volte arrestati.
Suor Sarah ebbe un ruolo decisivo nello smascherare e combattere questa
sfacciata persecuzione. Ella creò una rete di comunicazione con tutte
le famiglie dei prigionieri. Ella andava a prendere all'aeroporto quelli
che venivano a visitare i prigionieri, e li scortava personalmente fino
alle carceri. Poi li aspettava fuori dalla prigione, e li conduceva al
luogo dove avrebbero pernottato. Questo continuo viaggiare ed attendere
all'aperto, quali che fossero le condizioni climatiche, la provavano
duramente, ma Suor Sarah era una persona decisa e tenace. Era
determinata a far sì che chi veniva a visitare in carcere i prigionieri
irlandesi non venisse mai abbandonato a se stesso. Una volta mi scrisse
(la mia richiesta che potesse venire a farmi visita di persona era stata
respinta dalle autorità carcerarie - per motivi di sicurezza!) che fino
a che ci fosse stato anche un solo prigioniero repubblicano irlandese
nelle carceri dell'Inghilterra ella non sarebbe tornata nella sua
Irlanda per passarvi gli ultimi anni - cosa che era invece il suo più
grande desiderio. E Suor Sarah ha mantenuto la sua parola. Ha dato tutto
per la difesa dei diritti dei prigionieri, e abbiamo verso di lei un
debito enorme. Il nome di Suor Sarah va aggiunto alla lunga lista delle
vittime della repressione inglese.
Ar Dheis Dé go raibh a h-anam (Possa la sua anima
risiedere alla destra di Dio).
Un ex POW (prigioniero di guerra) irlandese in
Inghilterra, 1975-1996.
10 Febbraio 2002. |