Il 12 febbraio ricorre il decimo anniversario
dell'omicidio di Pat Finucane. Il caso dell'avvocato Finucane rappresenta non solo uno dei
tanti casi di omicidio politico sui quali pesano fortissimi indizi di collusione fra le
organizzazioni paramilitari filobritanniche e i servizi di sicurezza di Londra e di
Belfast. Esso rappresenta anche l'esempio della rabbiosa reazione espressa da un
establishment arroccato in difesa di uno stato artificiale a lungo sopravvissuto a se
stesso, davanti alla sfida, condotta nei limiti della legalità, da un membro della
comunità 'nemica' in grado di mettere in difficoltà questo establishment. Con questo non
si vuole peraltro sostenere che Pat Finucane fosse un avvocato militante. Pat Finucane era
soltanto un avvocato che faceva il proprio mestiere.
La storia di Pat Finucane, dei suoi genitori e dei suoi fratelli, racconta anche come
le tensioni create dall'incapacità dello stato nordirlandese di accettare i necessari
cambiamenti potessero, all'alba del conflitto trentennale nelle 'sei contee', investire
una famiglia estranea alla politica e dettarne il destino senza possibilità di appello.
In occasione della ricorrenza dell'assassinio di Pat Finucane, Irlanda Notizie ha
voluto ricostruire il caso a beneficio del pubblico italiano, insieme alle tappe di una
lunga battaglia per la verità e la giustizia che non ha, finora, dato i frutti sperati.
A distanza di dieci anni dall'assassinio la campagna per l'apertura di una inchiesta,
indipendente e di respiro internazionale, continua.
* * *
Alle ore 19.25 di domenica 12 febbraio 1989 un uomo dal volto coperto si fece strada, sfondando la porta, nell'abitazione dell'avvocato irlandese Patrick Finucane in Fortwilliam Drive, a Belfast. La famiglia, composta da Patrick, sua moglie Geraldine, i tre figli Catherine, Michael e John, quest'ultimo di soli 9 anni, erano seduti a tavola in cucina e stavano consumando la cena. Sentendo il rumore di vetri infranti proveniente dal corridoio, Pat e Geraldine si lanciarono immediatamente verso la porta a vetri che separava la cucina dal resto dell'abitazione e l'aprirono di colpo. Si trovarono davanti un uomo vestito di colori mimetici che avanzava pistola in pugno lungo il corridoio. Pat chiuse la porta a vetri sbarrandola con il proprio corpo nel momento stesso in cui il sicario apriva il fuoco contro di lui. Attraverso i vetri i proiettili lo colpirono al torace e allo stomaco, facendolo cadere supino sul pavimento della cucina. L'assassino aprì la porta e finì la sua vittima sparandogli 12 colpi di pistola a distanza ravvicinata alla testa e al collo, mentre Geraldine e la figlia Catherine gridavano e il piccolo John guardava la scena in preda allo smarrimento.
L'auto usata per l'attentato fu trovata abbandonata nei pressi della lealista Shankill Road. L'assassinio fu rivendicato dall'UDA, che era allora una organizzazione lealista legale, con il consueto nome di battaglia Ulster Freedom Fighters (UFF). L'UDA sostenne che Finucane era stato ucciso perché era "un membro dell'IRA". L'accusa degli assassini lealisti fu respinta dai parenti e dagli amici di Finucane e dalla stessa RUC, nelle dichiarazioni pubbliche seguite all'omicidio.
Pat Finucane aveva 39 anni quando fu assassinato. La sua famiglia di origine, composta da padre, madre e da 8 bambini, non aveva una tradizione repubblicana come molte famiglie di Belfast, ma era stata pesantemente toccata dai Troubles fino dall'inizio. Nel 1968 i Finucane si erano trasferiti da una piccola abitazione in Sevastopol Street, una traversa della grande arteria nazionalista Falls Road, a una casa grande e comoda in Percy Street, ricevuta in eredità. I ragazzi, 7 maschi e una femmina, gioirono nel passare da una casa piccola e malsana, in cui erano costretti a dormire ammassati in pochi letti, a un'abitazione confortevole in cui ognuno aveva il proprio giaciglio. Percy Street, tuttavia, si trovava a metà strada fra Divis Street, cioè l'inizio di Falls Road, e la unionista Shankill Road, nella zona di confine in cui negli ultimi anni si erano moltiplicati gli episodi di tensione fra le due comunità. I giovani Finucane iniziarono subito a percepire la divisione che andava crescendo fra le famiglie residenti nella metà della strada in cui essi abitavano e quelle che occupavano la metà che si estendeva fino a Shankill Road. Essi fecero presto esperienza dell'intimidazione e delle minacce che annunciavano la bufera che sarebbe scoppiata di lì a poco.
Nell'agosto del 1969 la violenza esplose a Derry e a Belfast e nel capoluogo delle 'sei contee' dell'Irlanda del Nord gli abitanti cattolici o nazionalisti residenti nei quartieri 'di confine' furono vittime di violenti pogrom organizzati da estremisti unionisti tacitamente tollerati, quando non apertamente spalleggiati, dalla polizia e soprattutto dai famigerati "B' Specials ". Circa 1.500 famiglie cattoliche in tutto il Nord furono cacciate dalle loro case nel corso di quella estate e una sorte analoga toccò a circa 300 famiglie protestanti cacciate da zone miste abitate in prevalenza da cattolici, per rappresaglia e per fare spazio ai profughi cattolici in arrivo.
La sera del 14 agosto parte della famiglia Finucane si trovò, come tante altre famiglie cattoliche residenti in strade 'miste', assediata nella propria abitazione ad attendere terrorizzata che la folla inferocita riversatasi nella strada di sotto sfondasse la loro porta d'ingresso.
Ricorda il fratello di Patrick, Martin, che all'epoca aveva 10 anni:
[Gli uomini in strada] cercarono di sfondare la porta di ingresso ma la barricata eretta da mio padre resistette. Vista l'impossibilità di entrare da lì, iniziarono a rompere i vetri delle finestre, ma anche quella via era stata bloccata con assi di legno. Mio padre correva su e giu per le scale per vedere meglio cosa succedeva in strada dalle finestre del piano superiore. A quel punto mi resi conto che fuori della casa c'erano dei 'B' Specials, che stavano semplicemente fermi sull'altro lato della strada a guardare1
I due figli maggiori, Patrick (18) e John (16), non riuscirono a raggiungere casa quella notte, che trascorsero aiutando altre famiglie cattoliche a trasportare quanto potevano fuori dalle loro case attaccate dai lealisti nel loro stesso quartiere. Pat e John raggiunsero la famiglia il mattino dopo, mentre questa contemplava la fila di abitazioni ridotte a gusci dal fuoco, lungo Percy Street; l'asfalto era disseminato di cocci di bottiglie e il silenzio era rotto di quando in quando dai colpi di fucile dei cecchini fra Shankill e Falls Road. Di lì a poco un uomo si avvicinò e intimò loro di lasciare la casa entro sera perché sarebbe stata data alle fiamme. John si allontanò e fece ritorno con una Land Rover avuta in prestito sul luogo di lavoro. Con quella i Finucane trasportarono quello che poterono fuori dalla casa, lasciando la zona per l'unica via possibile, Shankill Road. L'ultimo ricordo di Dermot, con i suoi 9 anni il più giovane della famiglia, sono le parole di un lealista che guardando la casa disse ai suoi: "Non bruciatela, questa. È una buona casa".
Per i Finucane il sogno di un avvenire di benessere era finito, scomparso insieme alla casa che finì per ospitare per un certo periodo una sede dell'UDA, come Martin scoprì più tardi scorrendo una pubblicazione di quell'organizzazione lealista. Essi tornarono al sicuro nella Belfast nazionalista, nei quartieri che si raccolgono attorno a Falls Road, inizialmente ospitati da loro parenti, quindi in una casa con due stanze da letto conquistata con l'occupazione. Ma John aveva perso il lavoro alla fabbrica, dopo essere stato minacciato di morte da colleghi lealisti, e lo stesso destino toccò a Patrick senior, il capofamiglia.
Presto anche gli altri giovani si scontrarono con la pesante discriminazione riservata ai cattolici, nella quale era facile incorrere, durante un colloquio di lavoro, dichiarando semplicemente la strada di provenienza o il nome della scuola frequentata.
Nella primavera del 1970, poco dopo il suo diciassettesimo compleanno, John Finucane si arruolò nell'IRA, optando per l'ala Provisional (da cui il nomignolo Provos attribuito ai suoi attivisti), che si era da poco separata dagli Officials per provvedere con le armi alla difesa dei quartieri cattolici minacciati dai lealisti e dalle forze di sicurezza. Nell'estate del 1971 John fu arrestato in seguito all'introduzione dell'internamento senza processo e rinchiuso nel campo di concentramento di Long Kesh. Ne uscì nel giugno 1972, ma due settimane dopo era morto, ucciso in un incidente d'auto mentre si trovava in missione con un compagno. Il fratello maggiore Pat, che aveva intanto studiato al Trinity College di Dublino e maturato un certo distacco dalle passioni delle strade di Belfast, cercò di convincere i fratelli minori a non seguire le orme di John. Tuttavia la scelta fatta da questi, i frequenti raid della polizia e dell'esercito nelle prime ore del mattino e il funerale militare che l'IRA tributò a John alla sua morte ebbero un effetto decisivo su Dermot e Seamus.
Quest'ultimo, a soli 15 anni, era già nei Provos, e non molto dopo la morte del fratello fu internato a Long Kesh, uno dei 4 detenuti in età scolare. Uscito dopo circa un anno, Seamus continuò la carriera all'interno dell'IRA assumendo il comando dell''unità di servizio attivo' nel quartiere Lenadoon, nell'estrema periferia ovest di Belfast. Nell'ottobre 1976 organizzò un'operazione insieme a un ex compagno di detenzione, Bobby Sands, ma le cose si misero male per loro quando la RUC fu avvisata di quanto stava accadendo. Seguì uno scontro a fuoco in seguito al quale Seamus e Sands, insieme ad altri due volontari, furono arrestati in possesso di una pistola e condannati a 14 anni di reclusione.
Dermot entrò nell'IRA a 18 anni, nel 1978. Nel 1981 fu arrestato in seguito a un'imboscata in cui un soldato britannico fu ferito gravemente e condannato a 18 anni di carcere. Nei 'Blocchi H' del campo di detenzione di Long Kesh Dermot fu presto coinvolto in un ambizioso piano di evasione che sarebbe stato realizzato solo due anni dopo. Il 25 settembre 1983 38 prigionieri dell'IRA rinchiusi nel Blocco H7 evasero dal carcere. Nel giro di alcuni giorni 19 di questi furono catturati e gli altri 19, fra cui Dermot, presero il largo. La retroguardia dell'IRA, che aveva favorito l'evasione dei compagni, si ritirò nelle celle di Long Kesh, aspettando l'inevitabile rappresaglia dei secondini. Una delle guardie carcerarie era morta di infarto durante una colluttazione e un'altra era stata ferita alla testa da un colpo di pistola e, poiché i prigionieri rimasti avevano nascosto le proprie sembianze durante la fuga dei loro compagni, la furia vendicativa dei secondini si abbatté su tutti i detenuti del Blocco H7.
Fra questi era Seamus Finucane, che ricorda:
"Ci prendemmo tutti un sacco di botte. Ci trasferirono dal Blocco H7 al H8 e dovemmo 'passare per le bacchette', fra due file di secondini che sbraitavano e ci picchiavano. Aizzarono i cani contro di noi e ci lasciarono senza vestiti, senza cibo e senza assistenza medica.2
Tutti i prigionieri furono poi risarciti per i maltrattamenti subiti in quell'occasione con somme variabili fra le 1.500 e le 3.000 sterline dall'Alta Corte di Belfast. Nessuno dei secondini, tuttavia, subì alcuna misura disciplinare.
Dermot attraversò il confine e fuggì nelle '26 contee', dove fu arrestato dalla Garda (la polizia del Sud) dopo una lunga latitanza nel 1987.
Seamus fu rilasciato da Long Kesh l'anno precedente e avviò una relazione sentimentale con una volontaria dell'IRA, Mairead Farrell, che nel 1988 fu assassinata a Gibilterra insieme a due compagni da un commando del Special Air Service (SAS) britannico.
Il giovane Martin non fu mai implicato nella lotta armata, ma dopo l'arresto di Seamus la RUC iniziò a perseguitarlo per cercare di convincerlo a collaborare come informatore. Nel 1978 egli lasciò il paese e andò a lavorare in Olanda. Dopo qualche anno fece ritorno in Irlanda e si stabilì nel quartiere Bogside a Derry iniziando a collaborare con un gruppo di parenti di vittime della violenza. Attualmente Martin lavora nel centro di informazione e attività sui diritti umani che porta il nome del fratello Pat, Pat Finucane Centre.
* * *
Pat Finucane e Geraldine si incontrarono nel 1968 mentre entrambi frequentavano il Trinity College di Dublino. La scelta di questa prestigiosa università, ultima roccaforte della tradizione protestante in Irlanda, era normale nel caso di Geraldine, proveniente da una agiata famiglia protestante del Nord. Più inconsueta nel caso di Pat, cattolico cresciuto in un quartiere popolare di Belfast. I due giovani si sposarono nel 1970 e, dopo aver considerato la possibilità di emigrare negli USA o a Londra, si stabilirono a Belfast. Pat, che aveva studiato filosofia e Inglese all'università, si gettò nello studio della giurisprudenza con impegno ed entusiasmo. Nel 1979 aprì uno studio legale con Peter Madden e, data la tradizione repubblicana adesso associata alla sua famiglia, attirò presto casi di persone accusate di crimini di natura politica. Nonostante ciò, lo studio aveva anche clienti lealisti e non faceva nessun tipo di discriminazione. Presto lo studio Madden and Finucane iniziò a riscuotere un certo successo nei casi di maltrattamenti subiti da persone detenute dalle forze di sicurezza, ottenendo risarcimento per le vittime e causando forte imbarazzo alle autorità.
Pat Finucane si batté con impegno contro l'assurdità dei tribunali privi di giuria, istituiti in seguito alle raccomandazioni del giudice Diplock (da cui prendono il nome) nel 1973, che facilitavano le condanne nei confronti dei detenuti sospettati di appartenere all'IRA o ad altre formazioni paramilitari. Nei primi anni '80, egli dimostrò il proprio impegno e la propria abilità professionale nel corso dei processi imperniati sulle testimonianze dei cosiddetti Supergrasses .
A partire dalla fine del 1981 le autorità avevano iniziato a esercitare pressioni su alcuni sospetti fermati e interrogati, affinché facessero i nomi di altre persone implicate nell'attività armata clandestina, offrendo in cambio l'immunità, una nuova identità in un paese di loro scelta, un vitalizio e talvolta persino corsi di dizione per nascondere l'inconfondibile accento del nord dell'Irlanda. Questi 'collaboratori' vennero soprannominati Supergrasses, nome mutuato da una simile vicenda verificatasi nel mondo del crimine inglese alcuni anni prima. Negli anni a seguire le autorità usarono questo mezzo in modo disinvolto, condannando persone sospettate di reati di terrorismo solamente sulla base delle dichiarazioni dei Supergrasses senza l'ausilio di alcuna prova. Nell'inverno 1983-'84 il sistema incominciò a perdere valore presso i giudici locali dopo che il Lord Chief Justice (il presidente della Divisione del "Queen's Bench" dell'Alta Corte di Giustizia) dell'Irlanda del Nord definì le prove presentate al processo di un sospettato "contraddittorie, bizzarre e per alcuni aspetti del tutto incredibili".3
Nel 1981 Pat Finucane aveva acquistato una certa notorietà personale per aver accettato di rappresentare il morente Bobby Sands durante il suo sciopero della fame, comparendo spesso sugli schermi televisivi, intervistato a proposito del suo cliente. Con i processi Supergrass la sua notorietà crebbe, insieme all'ostilità dell'establishment nei suoi confronti. Nel suo resoconto del cosiddetto 'Caso Stalker', il Vice Capo della polizia di Manchester John Stalker, inviato nel 1984 nelle 'sei contee' per indagare sulla condotta della RUC rispetto ad alcuni omicidi poco chiari, ricorda un episodio accaduto nel tribunale di Belfast dopo una breve conversazione avuta con Finucane a margine dell'udienza di un giovane coinvolto in uno dei casi al centro della sua inchiesta. Alla fine della conversazione un sergente della RUC si avvicinò a Stalker e, dopo avergli chiesto se sapeva con chi aveva parlato, gli disse:
"Quell'avvocato è uno dell'IRA; chiunque difende quelli dell'IRA è peggio di uno dell'IRA. Anche suo fratello è nell'IRA e devo dirle che ritengo che un poliziotto del suo rango non dovrebbe farsi vedere a parlare con gente come quella. I miei colleghi mi hanno chiesto di dirle che lei ci ha causato un grande imbarazzo. Riferirò ai miei superiori quello che lei ha fatto e il contenuto di questa conversazione."4
Stalker commenta l'avvenimento sottolineando la propria costernazione davanti all'espressione di un tale odio da parte di un agente di polizia verso un avvocato, e la mancanza di qualsiasi professionalità nel rapporto fra la RUC e i rappresentanti legali, osservata più volte nel corso della propria inchiesta.
In un dettagliato rapporto pubblicato all'inizio del 1994 (si veda più avanti, nota 6), Amnesty International (AI) cita fonti interne agli ambienti lealisti, secondo le quali poco prima dell'assassinio di Finucane, membri dell'UDA interrogati nella stazione di polizia di Castlereagh, a Belfast, furono ammoniti da agenti della RUC a proposito dell'avvocato Finucane. Secondo le fonti, gli agenti dissero che Finucane e alcuni altri avvocati "contribuivano a tenere i terroristi dell'IRA fuori dal carcere".
Numerose sono le denunce di pesanti minacce rivolte a Pat Finucane da agenti della RUC attraverso gli stessi clienti dell'avvocato. Un anno prima dell'assassinio Amnesty International ascoltò la testimonianza di un uomo fermato e interrogato nella stazione di polizia di Castlereagh, a Belfast, secondo il quale gli agenti della RUC avevano rivolto minacce all' indirizzo di Finucane nel corso dell'interrogatorio. Secondo il rapporto di AI, gli agenti dissero che, sebbene le mani di Patrick Finucane non avevano toccato un'arma da fuoco, erano "sporche come quelle dei terroristi" e meritavano lo stesso trattamento. Le minacce, lanciate da agenti della RUC attraverso i clienti di Finucane o manifestatesi sotto forma di telefonate anonime a casa dell'avvocato, continuarono per tutto l'anno e si intensificarono in modo preoccupante nelle settimane precedenti l'omicidio. Brian Gillen, uno dei clienti di Finucane che in seguito ricevette un risarcimento in denaro per i maltrattamenti subiti durante gli interrogatori della RUC, dichiarò che, durante uno di questi, un ufficiale di polizia disse che sarebbe stato "meglio che quello [Finucane] fosse morto anziché difendere gente come te". Gillen sostenne che gli agenti minacciarono di passare informazioni relative a lui stesso e al suo avvocato ai gruppi paramilitari lealisti.
Il 5 gennaio 1989 un cliente di Pat Finucane dichiarò che un ufficiale della RUC "mi disse che il mio avvocato lavorava per l'IRA e avrebbe fatto la fine che meritava [...] mi chiese di dare un messaggio a Finucane da parte sua [...] mi disse di riferirgli che era un teppista in giacca e cravatta [...] e che anche lui, come ogni altro bastardo ribelle, avrebbe fatto la fine che meritava".
La minacce non avevano mai fermato Finucane, che ignorò sempre le esortazioni dei suoi fratelli affinché lasciasse il quartiere benestante ma vulnerabile in cui viveva con la sua famiglia e si trasferisse nella relativa sicurezza della Belfast nazionalista. Un episodio accaduto poco più di tre settimane prima dell'attentato, tuttavia, lo scosse profondamente e preoccupò seriamente sia lui sia la moglie Geraldine.
Il 17 gennaio, durante una discussione in sede di commissione alla Camera dei Comuni di Londra, l'allora sottosegretario del Ministero degli Interni britannico Douglas Hogg affermò, sotto immunità parlamentare, "Devo prendere atto, con grande rammarico, che in Irlanda del Nord vi è un certo numero di avvocati eccessivamente comprensivi nei confronti della causa dell'IRA".5 Il deputato del SDLP Seamus Mallon, oggi vice Primo Ministro incaricato dell'Assemblea di Stormont, avvertì Hogg che la sua affermazione avrebbe messo in pericolo la vita di molti avvocati al Nord. Tre settimane più tardi il più famoso e stimato di questi, Patrick Finucane, era morto, ucciso da quattordici proiettili.
La stessa dinamica dell'assassinio e la sua esecuzione hanno fatto dubitare a molti osservatori che gli autori del delitto fossero semplicemente membri di una organizzazione paramilitare lealista, che raramente hanno dimostrato perizia e freddezza nell'esecuzione dei loro attentati. Il 15 ottobre 1980, per esempio, un commando si introdusse nell'abitazione di Ronnie Bunting e della moglie Suzanne, repubblicani protestanti, nel cuore della Belfast nazionalista. Bunting era il capo di stato maggiore dell'Irish National Liberation Army (INLA), e in quel momento un altro attivista dell'INLA, Noel Lyttle, si trovava in loro compagnia; i due uomini furono assassinati dal commando. Il 16 gennaio 1981 l'attivista nazionalista ed ex deputata al parlamento britannico Bernadette Devlin fu vittima insieme al marito Michael McAliskey di un simile attentato, avvenuto davanti ai loro bambini. Gli attentatori entrarono nell'abitazione dei McAliskey e colpirono la Devlin con 8 colpi di arma da fuoco e il marito con 4, senza tuttavia riuscire a ucciderli. Bernadette Devlin, che porta ancora con sé i segni dell'attentato, ricorda che i sicari "lanciavano grida di guerra come cow-boys". In palese contrasto con l'attentato subito dai McAliskey soltanto tre mesi dopo, l'operazione in cui furono uccisi Bunting e Lyttle aveva tutte le caratteristiche di un lavoro compiuto da professionisti, come sottolineò Suzanne Bunting, ferita da tre pallottole nel corso dell'attentato. Per questa ragione, l'attentato fu attribuito da molti osservatori a membri dell'esercito britannico addestrati per operazioni ad alto rischio, come il SAS.6 Geraldine Finucane descrisse l'assassino del marito come "molto freddo, tranquillo, metodico. Ebbi la forte impressione che quella non era la prima volta che lo faceva". Il Sovrintendente della RUC Simpson dichiarò che "l'assassinio era inconsueto sia per la sua ferocia, sia per il fatto che tutti i 14 proiettili sparati andarono a segno".
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Nel 1994, Amnesty International pubblicò un rapporto intitolato
"Omicidi politici nell'Irlanda del Nord", nel quale un capitolo è dedicato al
caso Finucane e all'inchiesta Stevens, aperta pochi mesi dopo l'omicidio dell'avvocato, in
seguito a un altro delitto che vide coinvolta la stessa organizzazione lealista.7
Nell'agosto 1989 l'UDA uccise un giovane cattolico, Loughlin Maginn, e
rivendicò l'assassinio sostenendo che Maginn era un membro dell'IRA. Di fronte alle
proteste dei parenti dell'ucciso, che negarono recisamente l'accusa dei lealisti, questi
resero pubblici documenti riservati delle forze di sicurezza britanniche relativi a
Maginn, suscitando una forte reazione pubblica, soprattutto da parte di coloro che
sostenevano da tempo la tesi della collusione fra le forze di sicurezza britanniche e i
gruppi armati - o come vengono spesso chiamati, gli squadroni della morte - lealisti.
Il capo della RUC Hugh Annesley decise di aprire un'inchiesta, che venne affidata a un alto funzionario di polizia inglese, John Stevens. Entro lo stesso anno due soldati del reggimento dell'esercito britannico UDR, reclutato nelle 'sei contee', vennero accusati dell'omicidio di Loughlin Maginn e tre anni dopo condannati all'ergastolo. Uno dei due accusati confessò di aver tenuto la vittima sotto sorveglianza durante il servizio, prima dell'omicidio, e di aver passato all'UDA dossier informativi dell'esercito relativi a 14 persone sospettate di attività clandestina.8 Questi dossier contengono in genere fotografie, nome, cognome e numeri di targa dei veicoli usati dalla persona indagata.
Nel maggio 1990 un sunto del rapporto Stevens venne pubblicato e circa 59 persone, 32 delle quali appartenenti a organizzazioni paramilitari lealiste, furono accusate di reati di varia natura, per lo più legati all'uso illegale di documenti riservati. Fra gli imputati era Brian Nelson, membro di spicco dell'UDA, nella quale deteneva dal 1987 il grado di "ufficiale" e un importante ruolo come addetto alla raccolta delle informazioni. Nelson fu arrestato nel 1990 e processato nel gennaio 1992. Poco prima del processo la pubblica accusa lasciò cadere 15 capi di imputazione contro Nelson, fra cui due per omicidio, aggiungendo che la decisione era stata presa nell'"interesse della giustizia". Nel corso del processo emerse che Nelson, entrato nell'UDA nel 1972, aveva collaborato con il servizio segreto britannico Military Intelligence 5 (MI5) dal 1983 al 1985 e ancora, dopo la sua 'promozione' all'interno dell'UDA, dal 1987 fino al suo arresto. La difesa chiamò a deporre come unico testimone un alto ufficiale del servizio segreto britannico, definito Colonnello 'J', la cui identità rimase segreta. Durante il processo emerse che durante la sua duplice militanza, Nelson gestì lo scambio di informazioni relative a cittadini sospettati di appartenere all'IRA fra l'UDA e i suoi contatti nel servizio segreto britannico.
Nelson giocò inoltre un ruolo importante nel piano di consegna di un notevole quantitativo di armi da fuoco ed esplosivi che i lealisti riuscirono ad acquistare dal Sud Africa nel 1987, e che contribuì notevolmente ad aumentare la capacità di fuoco di alcuni gruppi paramilitari filobritannici, in primo luogo l'UVF e l'UDA. Secondo quanto emerso nel corso del processo MI5 era a conoscenza del traffico di armi, ma non impedì la consegna per non smascherare l'agente Brian Nelson.
Il Colonnello 'J' riconobbe che MI5 aveva ricevuto e studiato la documentazione ricevuta da Nelson, contribuendo ad affinare la qualità del sistema di raccolta informazioni dell'UDA. Il testimone della difesa affermò inoltre che MI5 aveva condiviso le informazioni di cui era entrato in possesso con la RUC, anche con lo stesso Capo della polizia nordirlandese. Tuttavia, il Capo della RUC Annesley respinse la dichiarazione affermando che la polizia aveva ricevuto solo informazioni limitate. In un programma televisivo intitolato "The Dirty War" (La guerra sporca), trasmesso dalla BBC l'8 giugno 1992, i ricercatori sostennero che Nelson aveva giocato un ruolo centrale in almeno 10 casi di omicidio o tentato omicidio, e procurato informazioni utili per altri 16 casi analoghi. Solo in due casi, secondo il programma della BBC, le informazioni passate da Nelson ai suoi contatti nell'esercito contribuirono a salvare vite.
Nel processo, Brian Nelson ammise la propria colpevolezza davanti a 20 capi di imputazione, fra cui concorso in omicidio nel caso di cinque vittime citate con il loro nome in aula, più altre relative alla "raccolta e al possesso di informazioni potenzialmente utili a terroristi". Nelson fu condannato a dieci anni di reclusione e scarcerato dopo averne scontati quattro, nel 1996.
Dopo la sua condanna, Brian Nelson riconobbe la sua partecipazione diretta nell'omicidio di Pat Finucane. In un diario tenuto nei primi mesi della detenzione e citato nel corso del programma della BBC di cui si è parlato, l'agente del MI5 scrisse di essere stato interpellato dai suoi superiori nell'UDA a proposito dell'operazione per assassinare Finucane poche settimane prima dell'omicidio e di avere informato MI5 della richiesta. Nelson scrive di aver quindi consegnato all'UDA una fotografia dell'avvocato, pochi giorni prima dell'assassinio. La RUC, tuttavia, negò di avere ricevuto informazioni dall'esercito riguardo al piano per assassinare Finucane. Nonostante la gravità di tali affermazioni, Nelson non è mai stato processato per l'omicidio di Pat Finucane e le sue affermazioni non sono mai state esaminate in un'aula di tribunale.
In seguito al servizio trasmesso dalla BBC, il Capo della RUC chiese a
John Stevens di investigare su alcune questioni sollevate dal programma televisivo.
Stevens consegnò il rapporto finale di questa seconda inchiesta al Director of Public
Prosecutions (DPP, il funzionario capo della pubblica accusa) nel gennaio 1995. Né il
rapporto né le conclusioni di Stevens sono state mai rese pubbliche. Il 17 febbraio
seguente il DPP emise un ordine a non procedere nel caso, nonostante Stevens avesse
affermato di conoscere "con assoluta certezza" l'identità degli assassini di
Finucane. Nel settembre 1996 il "Relatore Speciale sulle esecuzioni sommarie o
arbitrarie extragiudiziali" dell'ONU scrisse una lettera al governo britannico
chiedendo spiegazioni relativamente alla decisione del DPP e informazioni sulle intenzioni
di Londra rispetto al caso. Due mesi dopo il governo britannico rispose con una lettera al
Relatore Speciale, nella quale spiegò la decisione del DPP sostenendo che le prove legate
al caso erano insufficienti per raccomandare l'istituzione di un processo.
Nel 1997 il "Relatore Speciale sull'indipendenza dei giudici e degli
avvocati" della Commissione per i Diritti Umani dell'ONU, Data Param Cumaraswamy,
condusse un'indagine sulla situazione della giustizia nelle 'sei contee', esaminando fra
le altre questioni le molteplici denunce di intromissione delle forze di sicurezza nel
lavoro di alcuni avvocati, la legislazione di emergenza tuttora in vigore nel Nord e
dedicando un capitolo importante al caso Finucane. Cumaraswamy visitò la Gran Bretagna e
l'Irlanda del Nord fra il 20 e il 31 ottobre. Nell'impossibilità di discutere
direttamente con John Stevens la questione delle due inchieste da lui condotte nelle 'sei
contee', il Relatore scrisse una lettera a Stevens, alla fine di novembre, rivolgendogli
le seguenti domande:
Nel gennaio 1998 Stevens rispose al Relatore Speciale, scrivendo: "Come lei saprà, i rapporti da me redatti sono a disposizione del Ministro per l'Irlanda del Nord [dal maggio 1997 la laburista Mo Mowlam, n.d.r.] e del Capo della RUC [dall'ottobre 1996 Ronnie Flanagan, n.d.r.]. Non mi trovo pertanto nella possibilità di rendere pubblici tali rapporti, né di divulgare alcuna informazione in essi contenuta. I rapporti sono riservati e solo le persone sopra menzionate hanno l'autorità necessaria per renderne pubblico il contenuto".
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A dieci anni di distanza dall'assassinio di Patrick Finucane, le domande sono le stesse di allora, ma nessuna di queste ha ancora ricevuto risposta. Nessuno è stato imputato del suo assassinio, nonostante l'ammissione dell'agente britannico Brian Nelson che lui stesso collaborò alla preparazione dell'attentato e la dichiarazione del funzionario di polizia inglese John Stevens di conoscere i nomi dei colpevoli.
Il rapporto di AI si chiedeva nel 1994 come fosse possibile che, pur avendo un agente efficace come Nelson ai vertici dell'UDA, quasi nessuno sforzo sia stato fatto per impedire l'attività (definita "omicida" dallo stesso Colonnello 'J' nel corso del processo), dell'organizzazione lealista, pochissimi dei suoi attivisti siano stati arrestati (e in quei pochissimi casi sempre condannati per reati minori) e infine come la stessa UDA sia potuta rimanere legale fino all'estate 1992.
Il rapporto del Relatore Speciale sull'Indipendenza dei Giudici e degli Avvocati Param Cumaraswamy, che fu pubblicato nel marzo 1998 a Ginevra, esprimeva pesanti riserve sull'amministrazione della giustizia nel Nord dell'Irlanda e si concludeva con alcune precise raccomandazioni alla RUC e al governo britannico. Fra queste: l'emendamento del Prevention of Terrorism Act (PTA, 'Legge sulla Prevenzione del Terrorismo', una legge 'di emergenza' introdotta nel 1974 e tuttora in vigore) per consentire l'immediato ricorso a un avvocato per quanti siano fermati e condotti in un centro di detenzione; l'immediata installazione di impianti di registrazione audio e video nei centri in cui si svolgono gli interrogatori delle persone indagate, al fine di fornire agli avvocati i nastri registrati in occasione dell'interrogatorio dei loro clienti, e l'apertura di una inchiesta sulle circostanze dell'assassinio di Pat Finucane.
Citiamo alcuni passaggi significativi della conclusione del capitolo dedicato al caso Finucane:
"Alcuni avvocati affermarono nel loro incontro con il Relatore Speciale che l'assassinio di Finucane li convinse, in alcuni casi, ad abbandonare del tutto la professione legale o a rivedere la loro gestione di casi legati alla situazione politica. L'assassinio, pertanto, ebbe un effetto drammatico sul fondamentale diritto alla difesa. Molti avvocati del Nord si procurarono armi da fuoco per provvedere alla propria difesa e dotarono le loro case di sistemi di sicurezza. Il Principio n. 17 del documento "Principi fondamentali riguardo al ruolo degli avvocati" prevede che "In quei casi in cui la sicurezza di un avvocato sia minacciata per ragioni legate alla propria attività professionale, è compito delle autorità provvedere alla sua protezione". Se è vero, come lui stesso afferma nel suo diario, che Brian Nelson informò il servizio segreto militare dell'intenzione dell'UDA di assassinare Patrick Finucane, circostanza che appare sostanziata dalla testimonianza del Colonnello 'J' nel corso del processo di Nelson, il Governo [britannico] è venuto meno al suo dovere di difendere Patrick Finucane. Inoltre, questa omissione costituirebbe una violazione dell'articolo 6 della Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici. Le questioni che circondano l'omicidio di Patrick Finucane testimoniano della necessità di una inchiesta giudiziaria indipendente sulle circostanze in cui esso è avvenuto. Fino a quando le circostanze dell'omicidio non saranno state chiarite, una gran parte dei cittadini dell'Irlanda del Nord non potrà abbandonare la propria sfiducia nella capacità del Governo di garantire le condizioni per una giusta ed equa amministrazione della giustizia".
Ignorando del tutto le altre raccomandazioni contenute nel rapporto, il governo britannico laburista di Tony Blair rispose alla richiesta della Commissione relativamente al caso Finucane, sostenendo che "in assenza di nuove prove" non c'era "giustificazione per una nuova inchiesta".
Un appello per l'apertura di una nuova inchiesta sulle circostanze dell'assassinio di Pat Finucane è stato lanciato lo scorso settembre anche dal parlamento di Washington, dopo che il Congresso aveva ascoltato la relazione di Cumaraswamy sulla sua missione in Irlanda.
Per quanti desiderino seguire gli sviluppi della campagna per
l'apertura dell'inchiesta, si raccomanda di visitare il sito del Pat Finucane Centre (PFC), sul quale è
possibile trovare il testo della petizione per una nuova inchiesta pubblicata nelle ultime
settimane dai curatori del sito.
1)
Kevin TOOLIS, Rebel Hearts. Journeys Within the IRA's Soul, London, Picador, 1995, p. 98 (traduzione nostra). Gran parte del materiale usato per compilare la prima parte del presente documento è tratta da questo libro.2)Ibidem, p. 169 (tr.
n.).
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3) Patrick BISHOP / Eamonn
MALLIE, The Provisional IRA, London, Corgi Books, 1989, pp. 408-410.
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4) John STALKER, Stalker.
Ireland, 'Shoot to Kill' and the 'Affair', London, Penguin Books, 1988, p. 49. Stalker
osserva inoltre che l'episodio gli suggerì la facilità con cui, nell'Irlanda del Nord
era evidentemente possibile che una persona, osservata per esempio in una situazione
simile, potesse essere classificata in un dossier della squadra speciale della RUC come
'avente probabili simpatie repubblicane'.
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5) Cit. in Silvia CALAMATI /
Bjørn Cato FUNNEMARK / Richard HARVEY, Irlanda del Nord: una colonia in Europa,
Roma, Edizioni Associate, II ed. aggiornata, 1997, pp. 63-65 e 269-270. si veda anche Rapporto ONU 1998.
Cinque anni più tardi, il deputato unionista David Trimble, attuale Primo Ministro
incaricato dell'Assemblea di Stormont, diede un'altra dimostrazione dell'uso
irresponsabile dell'immunità parlamentare, indicando nel fratello di Pat Finucane,
Seamus, l'"ufficiale addetto alla raccolta informazioni della Brigata Belfast
dell'IRA". Kevin TOOLIS, op. cit., pp. 182-183 (tr. n.).
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6) Jack HOLLAND / Henry
MacDONALD, INLA Deadly Divisions, London, Torc, 1994, pp. 158-161.
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7) Amnesty International, UNITED
KINGDOM. Political Killings in Northern Ireland, AI Index: EUR 45/01/94, Londra,
1994(tr. n.). La seconda parte del nostro documento si basa su questo rapporto e su quello
di Param Cumaraswamy (vedi nota 5).
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8) Si ricordi che, dalla sua
fondazione nel 1971 fino all'estate del 1992, quando fu infine messa al bando, l'UDA potè
incredibilmente godere per vent'anni della completa legalità, continuando a operare sotto
il nome di copertura Ulster Freedom Fighters, nonostante la circostanza non fosse
da anni che un segreto di Pulcinella.
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