La colonizzazione inglese dell'Irlanda ha comportato nel corso dei
secoli molte tremende conseguenze per la popolazione dell'isola; una delle meno
conosciute fuori d'Irlanda, ma più terribili, punto di svolta nella storia
irlandese, fu la Grande Carestia del 1845-1850, che provocò la morte per fame
di 1.250.000 persone. In Inglese essa è conosciuta come "The Great
Famine" o "The Great Hunger"; in Irlandese come "An Gorta
Mor". Origine diretta della carestia fu il diffondersi in Irlanda,
nell'estate 1845, di un fungo che distruggeva le patate (phitophtora infestans),
che distrusse completamente il raccolto. Dal XVII secolo la patata era divenuta
l'alimento base della popolazione dell'isola, che contava allora 8.700.000
abitanti. Il fungo continuò inesorabilmente a distruggere il raccolto delle
patate nel quinquennio successivo.
Come risultato, dal 1846 parte della popolazione cominciò a soffrire la fame, e
si registrarono i primi decessi per inedia; e nel 1847, ricordato come
"l'anno nero" (Black 1847), morirono di fame e per le malattie
epidemiche diffuse dalla sottoalimentazione (tifo, colera, gastroenterite
infettiva) mezzo milione di persone. Quando il morbo scomparve definitivamente
(dopo il 1852) il bilancio era di un milione e duecentocinquantamila morti, e di
quasi due milioni di emigrati.
Il censimento del 1841 aveva accertato l'esistenza di 8 milioni e trecentomila
Irlandesi (per il rapido accrescimento, allora in corso, della popolazione i
demografi ritengono che nel 1845 l'Irlanda contasse 8 milioni e settecentomila
abitanti); il censimento del 1851 registrò invece come totale della popolazione
dell'isola solamente 5.800.000. La Carestia, pur colpendo anche Belfast e
Dublino, fu devastante soprattutto nell'Ovest dell'isola, in cui la popolazione
parlava compattamente l'Irlandese.
Due furono i principali effetti della Grande Carestia:
1) dal punto di vista culturale, mentre quando essa cominciò a infierire nel
1845 più della metà della popolazione dell'isola parlava il Gaelico irlandese,
da allora in poi la lingua irlandese venne abbandonata in massa in favore
dell'Inglese, e questa sostituzione di lingue, senza esempi comparabili in
Europa, avvenne nell'arco di una sola generazione;
2) mentre nel cinquantennio precedente la popolazione irlandese aveva continuato
a crescere numericamente a un tasso accelerato, la Carestia mise in moto
nell'isola un declino demografico senza paragoni in Europa, continuato fino agli
anni Sessanta del nostro secolo, caratterizzato dall'emigrazione in massa. Così
nel 1911 gli Irlandesi erano ormai soltanto 4.390.000, e questo ordine di cifre
non è cambiato fino ai censimenti del 1971 (Repubblica irlandese e Sei contee).
Nei sessant'anni dal 1845 al 1925 presero la via dell'emigrazione più di sei
milioni di Irlandesi (di questi, 4.750.000 si stabilirono negli Stati Uniti
d'America, quasi 400.000 in Australia, la maggior parte degli altri in Gran
Bretagna); e più di un altro milione ne seguì l'esempio negli anni tra il 1926
e il 1961. Queste sono le nude cifre riguardo ai risultati della Grande
Carestia.
Per considerare però le azioni di chi aveva allora il controllo totale
dell'Irlanda, il governo britannico, occorre tenere presente anche un altro
insieme di fatti:
1) Negli anni della "Grande Carestia" l'Irlanda continuò a produrre
cibo in abbondanza (cereali, allevamento bovino, prodotti caseari, verdure).
2) Nessuna malattia colpì il raccolto dei cereali, che continuò a essere
abbondante, o il bestiame.
3) I proprietari terrieri e gli agenti del fisco continuarono a praticare le
loro riscossioni come di consueto.
4) La quantità di cereali, carne, ecc. che venne esportata dall'Irlanda in
Inghilterra in quegli anni avrebbe potuto sfamare abbondantemente la popolazione
irlandese.
5) Gli alimenti da esportare in Inghilterra (cerali, carne, verdure) venivano
difesi contro gli affamati dalla polizia britannica (Royal Irish Constabulary) e
in qualche caso dall'esercito: ed essi non esitavano a sparare.
In
omaggio alla propria adesione ideologica a un rigido liberismo economico
(coronata dall'adesione alle teorie demografiche di Malthus, per cui le perdite
causate dalla Carestia erano solo il correttivo naturale alla sovrappopolazione)
il governo britannico si rifiutò di intervenire a favore della popolazione
irlandese, cercando addirittura, nei primi due anni del flagello, di scoraggiare
le iniziative umanitarie di soccorso. Ebbe in questo un ruolo di primo piano il
ministro del tesoro inglese Charles Edward Trevelyan: nel 1846 egli scrisse che,
dal momento che la sovrappopolazione dell'Irlanda era un problema "al di
là delle capacità umane di risoluzione, vi sta ora venendo applicata una cura
immediata ad opera di una Provvidenza onniscente, in maniera così inaspettata e
imprevista da risultare probabilmente efficace". E due anni dopo, quando le
morti causate in Irlanda dalla Carestia erano già centinaia di migliaia,
Trevelyan affermava pubblicamente che "Il grande male con cui dobbiamo fare
i conti non è quello fisico rappresentato dalla carestia, ma il male morale
rappresentato dal carattere turbolento, caparbio ed egoista della popolazione
irlandese".
Quindi gli Irlandesi hanno ragione a dire, con il repubblicano John Mitchel (The
Last Conquest of Ireland: Perhaps, Washington 1860), "Certo, è stato
l'Onnipotente a mandare la malattia delle patate: ma sono stati gli Inglesi a
creare la Carestia".
Proponiamo qui una breve bibliografia dei principali testi sulla Grande Carestia, e indichiamo alcuni siti Web a essa dedicati.
Bibliografia essenziale (in ordine alfabetico):
Siti Web sulla Grande Carestia: