La libertà dietro cauzione concessa a Stobie intensifica la pressione sul pubblico ministero, sulla RUC e sull'inchiesta Stevens sul caso Finucane

moloneye.jpg (5040 byte) di Ed Moloney, Sunday Tribune

Quanto accaduto la settimana scorsa all'Alta Corte di Belfast mette, di fatto, la squadra politica (Special Branch) della RUC   e il pubblico ministero nordirlandese alla sbarra. Un giudice dell'Alta Corte ha preso la straordinaria decisione di garantire la libertà dietro cauzione all'ex ufficiale responsabile della logistica dell'UDA, nonché agente della RUC, William Stobie, accusato dell'omicidio dell'avvocato di Belfast Pat Finucane, accaduto dieci anni fa.

Vicino a loro siede con un certo disagio, ma non ancora incriminato, John Stevens, cui nel 1989 venne affidata, fra pressanti accuse di collusione fra i lealisti e le forze di sicurezza, un'inchiesta sull'omicidio di Finucane. All'udienza presso l'Alta Corte, martedì scorso (5 ottobre 1999, n.d.t.), Stevens era rappresentato dalla figura solitaria dell'Ispettore Rick Turner.

Apparentemente abbandonato dai suoi colleghi della Polizia Metropolitana di Londra, Turner ufficiale di grado superiore della squadra di investigatori agli ordini di Stevens, ha dovuto sopportare da solo l'umiliazione di vedere il suo unico imputato scarcerato in circostanze che possono solo rinfocolare le accuse di collusione sopra ricordate e sollevare seri dubbi riguardo alla qualità dell'inchiesta Stevens.

Non ultima fra le domande che è lecito porsi riguardo a questa vicenda è perché la squadra investigativa di Stevens stia perseguendo il sottoscritto giornalista del Sunday Tribune per ottenere appunti di interviste con Stobie che risalgono al 1990 quando, come risulta dalle straordinarie rivelazioni presentate dall'avvocato di Stobie, sembra che le autorità abbiano avuto più informazioni - e molto prima - relative all'omicidio compiuto dall'UDA di quante ne possa avere avute qualunque giornalista.

Al centro della straordinaria udienza di martedì scorso, che si è risolta in due ore e due sedute, stava un fascio di carte che sia la squadra investigativa di Stevens sia la pubblica accusa di Belfast si sono impegnate a tenere fuori dalla portata dell'ufficio legale del Sunday Tribune.

Queste carte consistono di documenti d'archivio basati su interrogatori condotti con Stobie nella stazione di polizia di Castlereagh (a Belfast, n.d.t.) nel 1990, quando rivelazioni indiscrete fatte dall'ex giornalista Neil Mulholland (oggi funzionario dell'ufficio stampa del governo britannico a Belfast), cui Stobie aveva fatto le sue confidenze, costrinsero la RUC ad arrestare e interrogare l'uomo che è adesso accusato dell'omicidio di Pat Finucane.

Dai dettagli di quelle interviste rivelati dall'avvocato di Stobie Arthur Harvey si capisce perché le autorità siano state tanto restie, nel corso dei procedimenti legali che hanno coinvolto il sottoscritto nei mesi scorsi, prima ad ammettere l'esistenza stessa delle carte e, una volta resa nota la loro esistenza, a permettere che fossero accessibili al Sunday Tribune.

Le rivelazioni più sensazionali riguardano i documenti della squadra politica citati dai funzionari di polizia che interrogarono Stobie durante la sua detenzione nel 1990. Questi documenti mostrano che la versione dei fatti fornita da Stobie al Sunday Tribune nel 1990 era sostanzialmente corretta.

Innanzitutto, i documenti confermano l'affermazione di Stobie secondo cui al tempo dei fatti egli era un agente segreto al servizio della squadra politica della RUC, circostanza che i legali della Corona hanno rifiutato di ammettere sia in occasione di passate udienze per precedenti richieste di Stobie di essere liberato dietro cauzione sia durante procedimenti legali che mi hanno visto coinvolto. Ma soprattutto i documenti della squadra speciale corroborano sostanzialmente la versione fornita da Stobie riguardo ai suoi rapporti con la RUC sia prima sia dopo l'omicidio dell'avvocato Finucane.

Secondo Arthur Harvey, dai documenti emerge che Stobie si lamentò con i suoi "contatti", accusandoli di non aver fatto niente per salvare Pat Finucane, nonostante lui li avesse avvertiti dell'imminente attentato. Gli uomini della squadra politica rispondono che non avrebbero potuto fermare l'attentato, dal momento che Stobie non era stato in grado di fornire loro il nome della vittima designata.

Questo corrisponde esattamente alla versione dei fatti fornita da Stobie a questo giornale: Stobie sostiene che egli non sapeva che l'obiettivo dell'UDA in quella circostanza fosse Pat Finucane, ma solo che un "pezzo grosso dell'IRA" sarebbe stato ucciso. Stobie insiste sul fatto che egli informò due volte i suoi "contatti" nella RUC di quanto stava per accadere, la prima volta una settimana prima dell'omicidio e la seconda la sera stessa dell'attentato. Egli sostiene di aver dato alla polizia nordirlandese tempo sufficiente per mettere i killer sotto sorveglianza, identificare l'obiettivo e salvare così la vita a Pat Finucane.

Le rivelazioni relative ai documenti della squadra politica della RUC indicano chiaramente che questa era stata messa a conoscenza dell'attentato di cui sarebbe stato vittima Pat Finucane. I documenti citati nel corso dell'udienza avvalorano inoltre le dichiarazioni di Stobie riguardo alla principale arma del delitto; Stobie sostiene di aver messo a parte la polizia del piano per far sparire l'arma dopo l'omicidio, senza che questa muovesse un dito. Di quest'arma si prese cura, come sembrano confermare gli stessi documenti della squadra politica della polizia, il comandante locale dell'UDA del quartiere di Shankill, che la portò da un capo all'altro di Belfast e la mise al sicuro, mentre la polizia stava a guardare.

Considerate insieme alle già note rivelazioni dell'agente britannico infiltrato nell'UDA, Brian Nelson, sulla conoscenza dei piani dell'UDA relativi all'assassinio di Finucane da parte dell'Esercito Britannico, le accuse di Stobie e il riscontro che trovano nei documenti della RUC non potranno che rafforzare le richieste della famiglia di Pat Finucane e delle associazioni che si sono battute per anni per una vera inchiesta giudiziaria sulle circostanze dell'omicidio.

Molti considereranno che la decisione senza precedenti del giudice Sheil, che ha concesso a Stobie la libertà su cauzione sulla base della presa d`atto del ruolo che in quei fatti aveva avuto il "limaccioso mondo segreto degli informatori", vada decisamente in quella direzione.

L'udienza della settimana scorsa solleva altre due questioni importanti: la prima riguarda il grado di influenza esercitato dalla squadra speciale della RUC, e in generale anche da altre agenzie di controspionaggio, sulle decisioni prese dal pubblico ministero di Belfast.

Secondo l'avvocato di William Stobie, i resoconti degli interrogatori del 1990 contenevano rivelazioni sufficienti a far scattare l'imputazione per omicidio nei confronti di Stobie già allora; fra queste, occorre ricordare l'ammissione del lealista che egli aveva fornito le armi ai killer e se ne era quindi preso cura a omicidio avvenuto. Infatti le minute degli interrogatori dimostrano che Stobie era ben conscio del pericolo, e che chiedeva continuamente agli agenti che lo interrogavano: "avete intenzione di arrestarmi?".

Tuttavia, il rappresentante del pubblico ministero all'udienza ha dichiarato che nel 1990 Stobie non venne accusato dell'omicidio per "ragioni legali", cioè per mancanza di prove. La situazione mutò, ha aggiunto, quando all'inizio di quest'anno Neil Mulholland fu persuaso dalla squadra investigativa di John Stevens a cedere loro i propri appunti, che finirono per decidere il destino di Stobie.

Secondo il pubblico ministero, la differenza decisiva fra le ammissioni fatte da Stobie alla RUC nel 1990 e le recenti rivelazioni fatte alla squadra di Stevens da Mulholland sarebbe la dichiarazione dell'ex giornalista che Stobie gli disse di aver saputo, al tempo dell'omicidio, che la vittima sarebbe stata Pat Finucane.

Lasciando per un attimo da parte la veracità della dichiarazione di Mulholland, questo significa in buona sostanza che il pubblico ministero ritiene che il non essere a conoscenza dell'identità della vittima prima di un attentato possa salvaguardare un sospettato dall'imputazione per omicidio. Secondo questo principio, anche i responsabili dell'attentato di Omagh, i "Macellai di Shankill"1 e una serie di altri assassini dell'intera storia dei troubles sarebbero immuni dall'accusa di omicidio.

Oppure fu altra la ragione che impedì al pubblico ministero di accusare Stobie nel 1990? Fu forse questo il risultato, come ipotizzato dall'avvocato Arthur Harvey all'Alta Corte di Belfast, dell'intervento della squadra politica della RUC? E se le cose stanno come suggerito da Harvey, quale altra ragione poteva avere la squadra speciale di agire in tal modo, se non la necessità di mantenere il segreto su qualche rivelazione imbarazzante?

La seconda questione sollevata dall'udienza della scorsa settimana riguarda l'impegno profuso dalla squadra investigativa di John Stevens per costringere il sottoscritto a cedere gli appunti delle sue interviste con William Stobie. Nel corso dei lunghi procedimenti legali che come conseguenza di ciò mi hanno coinvolto, la squadra di John Stevens e i loro avvocati hanno ripetutamente dichiarato che gli appunti in questione erano necessari per aiutare la polizia nella propria indagine sull'omicidio di Pat Finucane.

Tuttavia, nel 1990 gli agenti della RUC poterono riempire un intero libretto che descriveva il ruolo di Stobie in quell'omicidio. Nel corso di 7 giorni di detenzione, nel settembre di quell'anno, la RUC sottopose Stobie a 32 interrogatori per un totale, come rivelato da Arthur Harvey, di 47 ore e 20 minuti. Gli interrogatori produssero 200 pagine scritte a mano, in seguito battute a macchina e ridotte a 120 pagine fitte. Durante tutto il tempo passato con loro, Stobie si trovava alla completa mercé degli agenti incaricati dei suoi interrogatori, facile preda dell'ansia e dei timori che caratterizzano la detenzione e la prospettiva di essere incriminato.

In netto contrasto con quella situazione, il sottoscritto potè disporre di un totale di cinque o sei ore di conversazione con William Stobie, nel 1990, durante la quale Stobie parlava, in totale libertà, senza alcuna costrizione, e i cui risultati furono trascritti su 10, forse 12 pagine fitte di appunti.

La squadra investigativa di Stevens ha insistito molto su una serie di iniziali contenute nel resoconto di Stobie pubblicato sul Sunday Tribune. Queste iniziali nascondono i nomi di alcuni colleghi di Stobie nell'UDA, e gli agenti di Stevens sostengono che gli appunti in questione potrebbero aiutarli a identificare altre persone coinvolte nell'omicidio.

Tuttavia, come si è scoperto durante l'udienza presso l'Alta Corte, anche i verbali degli interrogatori contengono parecchi nomi, che nella copia consegnata ai legali di Stobie sono stati cancellati, rendendo impossibile un confronto.

È lecito chiedersi se sia possibile che Stobie abbia rivelato tali nomi al Sunday Tribune e non alla RUC. È d'altra parte lecito chiedersi se Arthur Harvey non avesse ragione quando ha detto al giudice Sheils che "non c'era niente di nuovo riguardo ai nomi", e che la polizia nordirlandese sapeva fin dal 1990 chi era stato coinvolto nell'assassinio di Pat Finucane.


1 Shankill Butchers, etichetta giornalistica applicata a un'unità del UVF, attiva nella seconda metà degli anni '70, responsabile di orribili torture e assassinii di cittadini cattolici e non)
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L'articolo è uscito sull'edizione del 10 ottobre 1999 del Sunday Tribune, pubblicato a Dublino. Una copia dell' articolo originale è reperibile sul sito del servizio Newshound.


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a cura di irlanda notizie - 21 novembre 1999