Il 17 maggio scorso ricorreva il venticinquesimo anniversario degli
attentati di Dublino e di Monaghan.
Il giorno venerdì 17 maggio 1974, alle 17.30, due autobombe esplosero quasi
simultaneamente in due strade affollate di Dublino, Talbot Street e Parnell Street Upper,
nel settore della città a nord del fiume Liffey. Un minuto e mezzo più tardi una terza
autobomba esplose in South Leinster Street, nel settore sud della città, nei pressi del
Trinity College. Le esplosioni non furono precedute da alcun avvertimento.
23 persone morirono nelle deflagrazioni, più di cento rimasero ferite. Poco più di
un'ora più tardi, una quarta autobomba esplose nel centro della città di Monaghan,
uccidendo altre 5 persone e ferendone 14. Anche in questo caso, non ci fu alcun
avvertimento. Altre 5 persone morirono nelle settimane seguenti per le ferite subite.
Nonostante la strage, con i suoi 33 morti, rappresenti la più grave della storia
dell'Irlanda libera e allo stesso tempo la più sanguinosa dei cosiddetti troubles, nessuno
dei responsabili è mai stato condannato né perseguito.
A 25 anni di distanza da quelle stragi, i famigliari delle vittime e le persone
sopravvissute agli attentati chiedono che sia istituita un'inchiesta sulle circostanze
della strage.
Nel corso degli anni essi hanno lavorato instancabilmente a questo fine; il frutto
delle loro indagini e le loro richieste sono ottimamente riassunte dal seguente articolo
del giornalista e autore Don Mullan, che Irlanda Notizie ha tradotto per i suoi
lettori.

Finale di partita?
di Don Mullan
* * *
"Se non fosse capitato a me, non ci avrei mai creduto".
Queste parole sono di Tim, il marito di Breda Grace, assassinata nelle stragi di Dublino e
Monaghan il 17 maggio 1974. Tim non si riferisce qui al fatto che sua moglie sia stata
uccisa, lasciandolo solo con un figlio di un anno, ma al clima di silenzio, di intrigo e
di mancanza di responsabilità civile che ha caratterizzato la risposta della classe
politica e della polizia nei confronti della strage più grave nella storia dell'Irlanda
libera.
Nel febbraio di quest'anno i famigliari delle vittime e i sopravvissuti di quelle stragi,
che aderiscono al comitato Giustizia per le Vittime Dimenticate (Justice
for the Forgotten), scrissero una lettera a tutti i membri del Oireachtas.1 La lettera chiedeva ai destinatari
di fornire appoggio al comitato e sostegno per la richiesta dell'istituzione di una
commissione d'inchiesta sugli attentati. Poco più del 20% dei membri di entrambe le
Camere risposero segnalando la propria disponibilità: 36 deputati della Camera,
provenienti da tutti i partiti tranne i Progressive
Democrats, e dodici senatori. 101 deputati (il 60%) e 45 senatori (il 75%) non si
presero nemmeno la briga di rispondere.
Per quanto riguarda il governo, la risposta negativa di vari ministri rispecchia la
versione ufficiale del Ministero di Giustizia. Le lettere ricevute dai promotori
dell'iniziativa da parte dei ministri Andrews [Esteri, n.d.t.], Cowen [Sanità], Davern
[sottosegretario, Agricoltura, Scorte e Foreste], Dempsey [Ambiente e Governo Locale], De
Valera [Cultura, Arti e Lingua Irlandese], O'Donnell [sottosegretario, Esteri] e Walsh
[Agricoltura, Scorte e Foreste] contengono la medesima frase: "Il Ministro della
Giustizia non è convinto dell'opportunità di istituire una commissione d'inchiesta in
questa fase, poiché l'indagine della Garda2
sul caso è tuttora aperta". L'ex Taoiseach3
[e attuale leader dell'opposizione, n.d.t.] John Bruton scrisse nella sua lettera:
"Non ritengo che una eventuale commissione d'inchiesta sarebbe in grado di appurare
ulteriori elementi riguardo a quei terribili fatti rispetto a quelli che sono già di
pubblico dominio".
Il 24 marzo 1999 Pat Murray, segretario particolare del Ministro della Giustizia,
Uguaglianza e Riforme Legali (Minister for Justice, Equality and Law Reform) John
O'Donoghue, scrisse: "Pur esprimendo totale comprensione per coloro che sono stati
toccati dalle stragi, il Ministro non ritiene che l'istituzione di una commissione
d'inchiesta secondo le modalità suggerite dal [comitato] sarebbe la misura più opportuna
da prendere". Murray non chiarisce se il Ministro abbia in mente una 'misura
opportuna' che potrebbe essere presa, ma aggiunge che "l'indagine della Garda sugli
attentati è tuttora aperta".
Il 22 aprile 1999 il Taoiseach Bertie Ahern, il cui collegio elettorale comprende la zona
in cui la maggioranza delle vittime degli attentati del 1974 trovò la morte, accettò di
incontrare i rappresentanti del comitato Giustizia per le Vittime Dimenticate. Si sa che
in passato Bertie Ahern ha affermato pubblicamente che persino i cani del quartiere
sapevano i nomi [the dogs in the street could bark the names]
dei responsabili degli attentati. In privato Ahern avrebbe detto a persone a lui vicine
che, se e quando fosse diventato Taoiseach, avrebbe aperto gli archivi della Garda sulle
stragi.
Tuttavia, sembra che nel corso di un incontro con i rappresentanti del comitato Famigliari
per la Giustizia (Relatives for Justice) di Belfast, svoltosi il 5 marzo 1999, Bertie
Ahern abbia detto che, nonostante la sua iniziale volontà di riaprire gli archivi, dopo
essere salito al potere avrebbe scoperto che "... non c'era niente in quei documenti
che suggerisse o indicasse chi erano i responsabili".
In passato, simili risposte provenienti dai politici avrebbero deluso profondamente i
famigliari delle vittime e i sopravvissuti e li avrebbero scoraggiati dal loro impegno per
ottenere la verità e la giustizia e porre così fine al loro dolore. Adesso, non fanno
che alimentare la loro giusta rabbia e rafforzare l'impegno verso la soluzione di quello
che ritengono con sempre maggior convinzione un insabbiamento autorizzato dallo Stato. 
L'incontro con i famigliari delle vittime, che dai 45 minuti previsti si protrasse per
un'ora e mezza permettendo a tutti i rappresentanti e ai loro consulenti di avere la
parola, non ha lasciato dubbi al Taoiseach riguardo alla forza d'animo e alla
determinazione che anima i membri del comitato. Durante questo incontro Bertie Ahern ha
ascoltato la rabbia, l'amarezza e la delusione dei famigliari delle vittime nei confronti
dell'intera classe dirigente e della Garda per le loro gravi mancanze nei confronti del
loro dolore. I parenti delle vittime e i sopravvissuti hanno assicurato al Taoiseach che
la loro campagna si concluderà solo con l'istituzione di una commissione d'inchiesta
sugli attentati del 1974.
Il Taoiseach ha detto ai membri del comitato che non esclude la possibilità di istituire
una commissione d'inchiesta e che intende collaborare costruttivamente con i famigliari
delle vittime e con la campagna cui essi hanno dato vita. Bertie Ahern ha chiesto quindi
al comitato di nominare una commissione di lavoro che possa incontrare funzionari del
governo e studiare insieme a loro una linea di azione per raggiungere gli obiettivi
desiderati. Il 24 aprile 1999 è stato nominato il comitato di lavoro, comprendente alcuni
dei famigliari e dei sopravvissuti, il procuratore legale Greg O'Neill, l'avvocato Cormac
O'Dulachain e i consulenti. Questo comitato dovrebbe incontrare i funzionari nominati dal
Taoiseach prima del 25mo anniversario delle stragi, il 17 maggio 1999. Del comitato di
lavoro fanno parte anche, in veste di consulenti, alcuni esperti artificieri con
esperienza nell'esercito statunitense sotto la direzione del Maggiore in pensione Ed
Kormac.
1974 - il contesto politico
Molti ricorderanno che Seamus Mallon, vice Primo Ministro
incaricato dell'Assemblea di Belfast, ha definito l'Accordo di Stormont
"Sunningdale per ripetenti" [Sunningdale for slow learners].
Nella primavera del 1974 l'opposizione unionista e lealista era sul piede di guerra contro
l'accordo di Sunningdale, che prevedeva un
esecutivo di unità nazionalista-unionista e un "Consiglio d'Irlanda" [che
avrebbe dovuto riunire i rappresentanti del nuovo parlamento di Belfast e del parlamento
di Dublino, n.d.t.]. Il 15 maggio 1974 la neonata coalizione Ulster Workers' Council (UWC,
"Consiglio dei Lavoratori dell'Ulster") indisse uno sciopero. Il comitato di
coordinamento dell'agitazione contava fra i suoi membri i leader dei gruppi paramilitari UVF e UDA e alcuni politici unionisti fra
cui Ian Paisley, William Craig e Harry West. Lo sciopero riuscì a stringere in una morsa
la vita delle 'sei contee', grazie a una diffusa intimidazione. L'esercito britannico non
intervenì mai, durante lo sciopero, per impedire le intimidazioni, né per sgomberare la
"pubblica via", affinché i cittadini potessero continuare la loro vita e il
loro lavoro. Non solo, ma è fatto ormai noto che il servizio segreto britannico, in
particolare il MI5 [Military Intelligence 5, la branca del servizio segreto militare
britannico responsabile della sicurezza interna, n.d.t.], sostenne lo sciopero lealista e
che diversi leader lealisti erano suoi agenti.
Alle 17.30 del 17 maggio, nel giro di 90 secondi, tre
bombe esplosero senza alcun avvertimento nel centro di Dublino. 88 minuti più tardi un
quarto ordigno esplose nella città di Monaghan. 33 persone, in maggioranza donne, persero
la vita e i feriti e i mutilati furono centinaia. La strage rappresenta tuttora la più
grave, in termini di vittime, della storia dei cosiddetti troubles
("disordini"). Gli attentati di Dublino e Monaghan si collocano in una strategia
politica che mirava a distruggere l'accordo di Sunningdale, e in particolare la dimensione
"nord-sud" del Consiglio d'Irlanda. Sia l'UDA che l'UVF negarono di aver avuto
parte negli attentati. Tuttavia, l'addetto stampa del comitato di coordinamento dello
sciopero del UWC Sammy Wilson (UDA) era raggiante: "Sono molto contento per le bombe
di Dublino. Siamo in guerra con lo Stato Libero [vecchio nome dello stato irlandese,
n.d.t.] e oggi ce la ridiamo di loro". Il pastore cristiano Ian Paisley, collega di
Wilson nel comitato, si guardò bene dal rimproverarlo per queste dichiarazioni e dal
condannare gli attentati.
Fra le altre vittime, quel giorno persero la vita Colette Doherty, incinta di nove mesi;
una giovane ebrea francese, Simon Chetrit; un cittadino italiano, Antonio Magliocco,
titolare di una piccola tavola calda nella capitale; e una giovane coppia, John e Anne
O'Brien, insieme alle loro bambine Jacqueline e Anne Marie, rispettivamente di 5 e 17
mesi. La fine dell'accordo di Sunningdale giunse il 28 maggio, con le dimissioni del capo
dell'esecutivo Brian Faulkner e dei suoi colleghi deputati unionisti. Gli unionisti
contrari all'accordo festeggiarono in ogni parte delle 'sei contee' con danze e falò. Il
giorno seguente, 29 maggio 1974, finì anche lo sciopero del UWC.
L'indagine della Garda
Il fatto che la classe politica non debba rispondere delle sue azioni
fa sì che non sia possibile esaminare la natura, l'ampiezza e il livello dell'indagine
della Garda sugli attentati di Dublino e Monaghan. Quello che sappiamo è che
alcune settimane dopo gli attentati la Divisione Investigativa [Detective Branch] e
la Squadra Speciale [Special Branch] della Garda avevano i nomi di otto
indiziati principali, tutti residenti nella zona di Portadown e Lurgan, nella contea di
Armagh [Irlanda del Nord, n.d.t.]. L'identità delle persone sospettate era confermata da
alcuni testimoni oculari, uno dei quali, da me intervistato, ebbe uno scambio casuale di
sguardi con l'attentatore responsabile dell'esplosione di South Leinster Street. Gli
indiziati comprendevano alcune persone ora defunte: William Hanna, William Fulton, Wesley
Somerville, Harris Boyle e Robin Jackson detto "lo sciacallo" [The Jackal].
Fra i nomi degli altri indiziati, compaiono quelli di David Alexander Mulholland,
attualmente residente in Inghilterra, e di Samuel Whitten. Nel 1993 un programma
televisivo della serie "First Tuesday", prodotto da Yorkshire Television e
intitolato "Hidden Hand - The Forgotten Massacre" ("La mano occulta - il
massacro dimenticato), sostenne che i volti di Mulholland e di Whitten erano stati
riconosciuti su fotografie della polizia da tre diversi testimoni che li avevano visti
alla guida di due delle autobombe usate negli attentati.
Questi dettagli sono particolarmente importanti in quanto i giornalisti di Yorkshire
Television sono per ora gli unici, al di fuori degli ambienti politici e della polizia,
che abbiano ottenuto accesso, seppur limitato, ai documenti d'archivio della Garda
sugli attentati. La Garda accettò di collaborare con l'indagine dei giornalisti,
sebbene con modalità alquanto strane. La Garda decise di non consegnare i
documenti a Yorkshire Television, accettando tuttavia, secondo Glyn Middleton, uno degli
autori del programma, di "rispondere a qualsiasi domanda relativa agli attentati e ai
documenti d'archivio nel modo più completo ed esauriente possibile". Nel 1992, nello
spazio di alcuni giorni, Yorkshire Television poté beneficiare di una serie di incontri
molto fruttuosi durante i quali diverse ore di materiale registrato furono lette da agenti
della Garda appositamente assegnati al compito. Il contenuto di quei nastri
contraddice decisamente il commento del Taoiseach Bertie Ahern, pronunciato davanti
ai membri del comitato Famigliari per la Giustizia, secondo cui "... non c'era niente
in quei documenti che suggerisse o indicasse chi erano i responsabili".
Quando citai l'osservazione del Taoiseach durante una conversazione con Glyn
Middleton, questi non poté trattenere le risa e mi disse: "La prove dirette
contenute in quei documenti indicano chiaramente che c'erano diverse persone che avrebbero
dovuto andare davanti al giudice, rispetto agli attentati di Dublino e Monaghan. Come
minimo, ci si sarebbe per lo meno aspettati che gli indizi fossero seguiti e indagati
seriamente, sia al Nord sia al Sud. Per noi di Yorkshire Television è assai chiaro che
non fu fatto niente del genere".
Secondo "First Tuesday", la Garda completò la propria lista di indiziati
con altri 12 nomi ottenuti dai servizi di sicurezza del Nord. I documenti della Garda
fanno i nomi di William "Frenchie" Marchant, il presunto leader della squadra
incaricata del furto delle auto a Belfast, e di Billy Fulton, il
"quartiermastro" incaricato degli esplosivi usati negli attentati. I documenti
della Garda indicano inoltre tre lealisti di spicco fra coloro che progettarono gli
attentati. Questi sono: Billy Hanna, l'allora leader dell'UVF di Portadown, Harris Boyle,
il suo vice, e Robin Jackson, "lo sciacallo", un famigerato assassino che
secondo alcune fonti sarebbe responsabile dell'omicidio di 99 persone, fra cui le vittime
degli attentati di Dublino e Monaghan. Nel giro di alcune settimane, secondo "First
Tuesday", "la lista degli indiziati della Garda contava venti nomi".

"First Tuesday" afferma inoltre che, nelle fasi iniziali dell'indagine, la Garda
poteva contare su un buon rapporto di collaborazione con la RUC.
Tuttavia, gli agenti della Garda che si recarono al quartier generale della RUC
sperando di vedere gli indiziati arrestati e interrogati, trovarono un'accoglienza
piuttosto tiepida. Di conseguenza, gli agenti della Garda non poterono interrogare
alcuno degli indiziati e neanche i proprietari delle automobili usate negli attentati.
Secondo "First Tuesday", "tutto quello che potevano fare era consegnare le
loro informazioni alla RUC e aspettare. Fecero esattamente quello, ma aspettarono
invano".
Un funzionario della Garda intervistato da "First Tuesday" affermò
"... non c'era assolutamente volontà di collaborare con noi. La nostra indagine al
Nord dovette terminare per mancanza di risultati. Il pozzo era ormai asciutto, per così
dire". Il Sovrintendente Capo John Paul McMahon, titolare dell'inchiesta sulla strage
di Monaghan, scrisse "le indagini al Nord furono seriamente ostacolate
dall'impossibilità di raccogliere informazioni nelle zone in cui il crimine era stato
progettato. Non fu possibile cercare potenziali testimoni nell'Irlanda del Nord, né
ovviamente interrogare gli indiziati o farli sfilare in un confonto all'americana".
Un alto funzionario, intervistato da "First Tuesday", disse "Avevamo la
possibilità di portarli davanti al giudice. Lo posso giurare sulla testa dei miei nipoti,
vi dico: li avremmo potuti incastrare".
Il programma di Yorkshire Television riferisce che anche la RUC fece le proprie indagini.
Due funzionari della Squadra Speciale incaricati delle indagini sugli attentati di Dublino
e Monaghan riferirono agli autori di "First Tuesday", in privato, che
"avevano una lista di indiziati appartenenti all'UVF che coincideva con quella della Garda.
Essi riferirono quanto sapevano al comando della RUC ma non ricevettero alcun ordine di
interrogare o fermare gli indiziati".
Prima che fossero trascorsi tre mesi dagli attentati, l'indagine della Garda sulla
strage più grave della storia dello stato fu lentamente abbandonata e gli inquirenti che
l'avevano seguita furono assegnati ad altre mansioni.
A un primo esame, potrebbe sembrare che la Garda abbia fatto il possibile per
assicurare alla giustizia gli autori delle stragi, ma sia stata ostacolata in questo da
una polizia connivente e politicamente di parte [sectarian]
al di là del confine. Una simile conclusione, tuttavia, è troppo semplicistica. Qualcosa
non quadra in questa storia. In molti casi le procedure corrette furono ignorate e non
furono fatti gli sforzi necessari per ottenere la necessaria collaborazione al Nord.
Il Governo Cosgrave
Sia la Garda che il governo devono ancora rispondere a una
domanda cruciale, legata alla questione assai dibattuta degli indiziati delle stragi e
della nota riluttanza della RUC ad agire nei loro confronti. L'attuale Commissario Capo [Commissioner] della Garda deve chiarire se la polizia
irlandese informò o meno il governo Cosgrave dell'identità degli indiziati e delle
difficoltà incontrate dai suoi agenti con i loro colleghi del Nord. Recentemente ho avuto
occasione di porre la questione a un alto funzionario della Garda che aveva una
posizione di comando a Dublino al tempo degli attentati. La sua risposta è stata:
"Non so se [i membri del governo, n.d.t.] furono informati dei nomi. Sarei sorpreso
di sapere che neanche il Ministro della Giustizia [Patrick Cooney] fosse stato
informato".
Se questo funzionario ha ragione, significa che il governo irlandese dell'epoca era al
corrente dei nomi dei principali indiziati poco tempo dopo gli attentati. Tuttavia, tre
dei cinque membri del comitato ristretto per le questioni di pubblica sicurezza del
governo Cosgrave, Patrick Cooney (Giustizia), Conor Cruise O'Brien (Poste e Telegrafi) e
Patrick Donegan (Difesa), hanno negato di essere mai stati a conoscenza di una lista di
nomi di indiziati in possesso della Garda. La stessa questione fu sottoposta da
Yorkshire Television al quarto membro del comitato ristretto, l'ex Taoiseach
Cosgrave, ma questi si rifiutò di rispondere a qualunque domanda riguardante gli
attentati di Dublino e Monaghan. Il quinto membro del comitato era James Tully (Ministro
del Governo Locale, deceduto). Se Tully fosse venuto a conoscenza della lista degli
indiziati, ne avrebbe quasi sicuramente informato il Ministro della Difesa o quello della
Giustizia.
Uno dei membri del governo Cosgrave, Justin Keating (Industria e Commercio), citato in un
articolo del quotidiano Irish Independent dell'11 luglio 1993, dà credito alle
dichiarazioni del funzionario della Garda appena citate. Keating disse: "È
perfettamente possibile che [la lista degli indiziati] sia stata consegnata al comitato
ristretto per le questioni di pubblica sicurezza e che i suoi membri abbiano deciso, per
ragioni politiche, di non informare i loro colleghi di gabinetto".
Le implicazioni per la Garda sono assai serie: o la polizia informò il governo
dell'identità degli indiziati oppure non lo fece. Se lo fece, allora almeno uno dei
membri del governo Cosgrave non ricorda bene quello che accadde e può lasciare così la Garda
esposta ad accuse di incompetenza nell'indagine criminale più grave della storia dello
Stato. Se la Garda non informò il governo della lista degli indiziati e delle sue
difficoltà con la RUC, deve spiegare esattamente perché non lo fece.
Quando fu intervistato da Yorkshire Television, nel 1993, il Ministro britannico per
l'Irlanda del Nord in carica nel 1974, Merlyn Rees, espresse il suo stupore
nell'apprendere dell'esistenza dei nomi di persone coinvolte negli attentati di Dublino e
Monaghan. Rees disse di non esserne mai stato informato e aggiunse:
"Se fossi stato a conoscenza delle informazioni riguardo agli indiziati, che erano
abitanti del Nord, sarebbe stato mio compito, senza per questo interferire con le forze di
sicurezza, fare in modo che qualcosa fosse fatto, che queste persone fossero interrogate
ed eventualmente affidate alla giustizia".
Tutte queste informazioni suscitano altre domande. Se il governo era in possesso dei nomi
degli indiziati, cosa fece di quelle informazioni, all'indomani delle stragi e per tutti i
25 anni seguenti? Il governo chiese la collaborazione del governo britannico per arrestare
gli indiziati? Se non lo fece, deve spiegare perché.
Queste domande, da sole, sarebbero sufficienti per raccomandare l'istituzione di una
commissione d'inchiesta. Ma queste non sono le uniche domande che richiedono una risposta.
Non si può non restare perplessi davanti al comportamento della Garda, che snobbò
i giornalisti irlandesi per poi collaborare con Yorkshire Television, seppure in modo
cauto e limitato. Ulteriore perplessità suscita la decisione della Garda di
condurre una propria indagine interna, in seguito al programma "First Tuesday",
culminata nel 1995 nella pubblicazione, in occasione del ventunesimo anniversario degli
attentati, di un comunicato del Ministero della Giustizia. Il documento respinge, quasi
con sufficienza, il programma "First Tuesday". Per dare il giusto credito al suo
impegno, occorre ricordare che Yorkshire Television aveva speso più di un miliardo di
lire nella realizzazione del documentario e condotto ricerche per un periodo di tempo
superiore di due anni alla prima inchiesta della Garda. Gli autori del programma
non erano a conoscenza dell'esistenza del documento del Ministero della Giustizia, che
videro per la prima volta nel dicembre 1998, quando ne diedi loro una copia. È indicativo
della generale mancanza di interesse per il caso nel mondo dell'informazione irlandese che
nel 1995 nessuno evidentemente credette utile mettersi in contatto con Yorkshire
Television per chiedere il loro parere sul comunicato del Ministero. Di conseguenza il
comunicato, che fra le altre cose conteneva l'affermazione fatta dal Commissario Capo
della Garda che "non ci fu alcuna mancanza di collaborazione fra le forze di
polizia coinvolte nel caso", non poté essere in alcun modo messo in discussione.
Per capire se la RUC collaborò o meno con le indagini, e in quale misura, è
indispensabile esaminare in dettaglio i documenti d'archivio della Garda. Le
richieste in tal senso fatte dai parenti delle vittime sono state finora sempre respinte.
Non solo, ma quando sono state intraprese vie legali per ottenere di poter esaminare i
documenti, la Garda ha puntato i piedi sia presso l'Alta Corte Irlandese (1997) che
presso la Corte Suprema (1998). La domanda è perché?
I documenti della Garda
È da tenere a mente la dichiarazione dell'attuale Taoiseach,
secondo cui nei documenti della Garda non ci sarebbero elementi che richiedano
un'inchiesta pubblica. Mark Thompson, uno dei membri del comitato Famigliari per la
Giustizia, presente all'incontro con il Taoiseach il 5 marzo 1999, mi ha fatto
avere il seguente resoconto: "Il Taoiseach affrontò immediatamente la
questione della ricerca della verità e degli attentati di Dublino e Monaghan e disse che
'... non è sempre così facile ... quando fui eletto esaminai i documenti d'archivio
sugli attentati .... ho avuto per anni l'impressione, avevo insomma i miei sospetti su chi
potesse essere dietro quegli attentati. Pensavo che quando avrei avuto accesso a quei
documenti, se quelli avessero contenuto informazioni precise sui responsabili ... non è
così facile ... non c'era niente in quei documenti che potesse indicare o suggerire chi
fosse stato responsabile... Eppure per anni avevo avuto l'impressione che avrebbero in
effetti contenuto quelle informazioni".
Il 17 aprile 1999 Glyn Middleton, uno degli autori del programma "First
Tuesday", mi riferì che Yorkshire Television è in possesso di una registrazione
audio di un agente della Garda che legge i nomi degli indiziati degli attentati dai
documenti d'archivio. È quindi un fatto che i documenti della Garda contengono un
elenco di indiziati e Yorkshire Television, l'unica fonte indipendente che abbia avuto
accesso a quei documenti, ha dichiarato che in base agli indizi in possesso della Garda
quelle persone avrebbero dovuto essere processate. Se le cose stanno come dice il Taoiseach,
perché egli non ha fatto quanto promesso prima di essere eletto e non ha reso pubblici i
documenti d'archivio dellaGarda? Finché ciò non sarà fatto e non sarà data loro
la possibilità di verificare direttamente come stanno le cose, i famigliari delle vittime
e i sopravvissuti delle stragi non possono accettare le affermazioni del Taoiseach.
Alcuni documenti, da me legalmente ottenuti e che fanno parte dell'archivio della Garda,
sollevano ulteriori domande. Prendiamo a mo' di esempio due di questi: 1) le relazioni
degli esami scientifici del dottor James Donovan di Dublino e del dottor Robert Hall di
Belfast; e 2) il testo della dichiarazione resa alla RUC dal proprietario dell'auto usata
nell'attentato di South Leinster Street.
1) Le relazioni scientifiche
Il 20 maggio 1974 l'investigatore della Squadra Balistica della Garda (Garda
Ballistic Squad) Timothy Jones consegnò al dott. James Donovan, del Laboratorio di
Stato di Dublino, "campioni relativi all'esplosione di Parnell Street Upper. Il dott.
Donovan determinò con quasi assoluta certezza che la sostanza esplosiva usata era
gelignite/dinamite.
Il 23 maggio il dott. Donovan ricevette un'altra visita dell'investigatore della Garda
Jones, che gli consegnò altri campioni "relativi all'esplosione". Dall'esame di
questi campioni, il dott. Donovan fu in grado di determinare la presenza di sostanze
chimiche che "si trovano normalmente negli esplosivi ad alto potenziale".
Il 28 maggio 1974 l'investigatore della Garda Jones si recò a Belfast e consegnò
un totale di sei reperti di detriti, provenienti da diversi luoghi delle esplosioni di
Dublino e di Monaghan, al Dipartimento di Scienze Industriali e Forensi (Department of
Industrial and Forensic Science). I reperti furono esaminati dal dottor R.A. Hall, member
of staff, e i risultati raccolti in una relazione che porta la data del 5 giugno 1974.
La relazione del dott. Hall registra la consegna del materiale seguente: Talbot Street -
un reperto.
Il rapporto, lungo tre pagine, del dott. Hall critica il ritardo di 11 giorni nella
consegna dei reperti al suo laboratorio. Nelle sue conclusioni, Hall scrive: "Nella
mia esperienza, l'identificazione degli esplosivi usati ... è possibile nella maggior
parte dei casi se i campioni giusti sono recapitati al laboratorio entro sei ore... Questo
fatto va tenuto a mente nel caso dei risultati dell'esame di laboratorio dei reperti
ricevuti dall'investigatore della Garda Jones".
La ragione per cui il dott. Hall ha ritenuto necessario aggiungere queste annotazioni è
semplicemente perché i suoi esami non forniscono risultati apprezzabili sotto il profilo
forense. La sua relazione è importante soprattutto per le domande che solleva riguardo
alla competenza e alle procedure decisionali vigenti in quegli anni nella Garda e
in particolare nella Squadra Balistica. È anche importante osservare che il dott. Hall
ritenne necessario descrivere nella sua relazione quali dei detriti delle esplosioni
debbano essere considerati 'campioni giusti'. Il Comandante Dennis Boyle della Squadra
Artificieri (Explosives Ordnance Disposal) dell'Esercito Irlandese condusse un
esame dei crateri delle eplosioni, ma nessun campione fu mai fornito né al dott. Donovan
né al dott. Hall. per essere esaminato.
Quanto detto solleva ulteriori domande: chi aveva la responsabilità di prendere le
decisioni importanti nella Squadra Balistica della Garda a quel tempo? Perché fu
deciso di fornire al dott. Donovan solo reperti del luogo dell'esplosione di Parnell
Street, e tre giorni dopo gli attentati, seguiti da ulteriori reperti dopo altri tre
giorni? Perché questo ritardo? Perché il dott. Donovan e il Laboratorio di Stato non
ricevettero reperti raccolti in tutti i quattro luoghi degli attentati? (Un'esame
obiettivo delle due relazioni forensi mostra chiaramente che gli esami del dott. Donovan
fornirono risultati di qualità superiore. Occorre tuttavia tenere a mente le critiche del
dott. Hall riguardo al ritardo nella consegna dei reperti al suo laboratorio). A cosa fu
dovuto il ritardo di undici giorni nella consegna dei detriti delle quattro esplosioni al
laboratorio di Belfast? Chi prese questa decisione e in base a quali ragioni? Perché la Garda
mise da parte il Laboratorio di Stato Irlandese, optando per un altro laboratorio?
Un'altra domanda importante riguarda i reperti dei detriti delle esplosioni e il loro
destino. Perché, non bisogna dimenticarlo, questa è una indagine tuttora aperta.
Il 26 gennaio 1999 inviai alla Garda una lettera con due domande specifiche
relative ai reperti delle esplosioni. Nella prima si chiedeva se la polizia poteva
confermare che i reperti inviati a Belfast erano ancora in possesso delle forze di
sicurezza irlandesi. La seconda domanda chiedeva se era possibile delineare i vari
passaggi di proprietà seguiti da quei reperti dal momento degli attentati fino a oggi.
Il 28 gennaio 1999 intervistai un alto funzionario della Garda che aveva una
posizione di comando a Dublino al tempo degli attentati e gli chiesi subito perché i
reperti forensi furono inviati a Belfast. Il funzionario, che non aveva peraltro avuto
parte nella decisione di inviare i reperti a Belfast, mi diede questa spiegazione:
"Il dott. Donovan era un perito scientifico molto esperto e credo che abbia deciso di
seguire quella strada per due ragioni: per avere una ulteriore conferma dei suoi risultati
e perché la RUC aveva a disposizione attrezzature più avanzate".
Con questa spiegazione in mente, mercoledì 24 marzo 1999 intervistai il dottor Donovan,
attuale direttore del Laboratorio di Polizia Scientifica della Garda, presso il
quartier generale della polizia irlandese. Fu per me una sorpresa quando il dott. Donovan
mi disse che la decisione di inviare i reperti a Belfast fu presa senza che gli venisse
chiesto alcun parere.
"Non le fu chiesto un parere?" chiesi al dott. Donovan.
"No", rispose.
Chiesi allora al dott. Donovan se a suo parere il Laboratorio di Stato irlandese aveva
allora la competenza e l'esperienza necessarie per farsi carico degli esami. La sua
risposta fu: "... se mi fosse stato affidato il materiale (i reperti delle
esplosioni), con il personale esperto che avevamo, avremmo potuto, credo, farlo ...".
"Si sentì, in qualche modo, snobbato?"
"Sì, mi sentii snobbato perché eravamo effettivamente in grado di fare qualcosa e
quel qualcosa ci venne tolto di mano e spedito in un altro Stato ...".
"Quindi lei trovò strano il fatto che reperti così delicati dell'indagine fossero
inviati al Nord?"
"In tutta franchezza, lo trovai davvero strano! Onestamente, non potei fare a meno di
chiedermi 'perché?'"
Chiesi allora al dott. Donovan se vi sarebbero state altre alternative possibili rispetto
al laboratorio di Belfast, date le naturali riserve che questo avrebbe potuto sollevare.
"C'erano altri laboratori, magari negli Stati Uniti o in Europa, che avrebbero potuto
essere considerati più indipendenti e non così 'delicati', politicamente parlando?"
La sua risposta fu piuttosto esplicita:
"Ascolti, gli attentati avevano avuto luogo nel nostro Stato. Non c'era alcuna
ragione per spedire i reperti da un'altra parte, e avrebbero dovuto restare entro i
confini dello Stato. Potevamo occuparci noi degli esami, come avevamo fatto in
passato".
"E avreste potuto farlo nel 1974?"
"Sì"
Nel corso dell'intervista parlai con il dott. Donovan dei reperti, da lui ricevuti,
provenienti dall'esplosione di Parnell Street, e anche dei reperti che furono portati a
Belfast. Riguardo a questi, il dott. Donovan mi disse:
"Non so assolutamente niente di ciò che fu inviato a Belfast".
"Non possiede una copia della relazione del dott. Hall?"
"Non mi fu mai consegnata una copia di quella relazione".
"Io ne ho una copia".
"Lei ne ha una copia? Beh, io non ce l'ho".
Non nascosi la mia sorpresa e il mio stupore sentendo che il dott. Donovan non era mai
stato consultato a proposito della relazione forense del dott. Hall e che non glie ne era
mai stata nemmeno consegnata una copia.
"Beh, quello è ciò che avrebbe dovuto essere fatto... Lei non è certo l'unica
persona che troverebbe strana la cosa. Chiunque con un po' di buon senso penserebbe che le
cose avrebbero dovuto andare diversamente ..."
Martedì 30 marzo 1999, nel quartier generale della Garda, il dott. Donovan
ricevette dal sottoscritto la relazione del dott. Hall e confermò che era la prima volta,
in 25 anni, che aveva il documento sotto gli occhi. Il dott. Donovan mostrò particolare
interesse per il ritrovamento, fatto dal dott. Hall, di "piccole quantità di
nitrito" nella gommapiuma prelevata sul luogo dell'esplosione dell'autobomba in
Parnell Street e affermò di nutrire dubbi sul fatto che nel 1974 qualcuno, nella Squadra
Balistica della Garda, avesse le basi scientifiche per cogliere la sottile
differenza che esiste fra il nitrito e il nitrato. L'uso del nitrito, mi disse il dott.
Donovan, era piuttosto insolito e di conseguenza sarebbe stato più facile individuarne la
provenienza.
Il 26 gennaio 1999 scrissi alla Garda e chiesi se i reperti dei detriti inviati a
Belfast erano ancora in possesso dello Stato irlandese e se era possibile delineare i vari
passaggi di proprietà seguiti da quei reperti dal momento degli attentati fino a oggi. Il
21 aprile 1999 l'Ispettore Simon O'Connor si mise in contatto con me per conto del
Commissario Capo della Garda e mi disse: "La sentenza della Corte Suprema (nel
caso di Patrick Doyle contro il Commissario Capo, 1998) ha stabilito essere questione
della massima importanza che ogni informazione raccolta dalla Garda nel corso delle
indagini penali resti segreta. Non ci è pertanto possibile farle avere le informazioni
che lei chiede". In mancanza di prove contrarie, non posso che ritenere che la Garda
non è in possesso di reperti essenziali che fanno parte dell'indagine penale in corso.
2) La dichiarazione resa alla RUC
L'automobile usata per trasportare la bomba esplosa in South
Leinster Street era una Austin 1.800 colore "blue lagoon",
targata HOI 2487. L'auto apparteneva a William Henry, ora deceduto, che lavorava come
taxista presso la ditta Ariel Taxis in Agnes Street, nella zona di Shankill Road
[quartiere a grande maggioranza unionista/protestante, n.d.t.], a Belfast.
Secondo la dichiarazione rilasciata alla RUC, intorno alle ore 9.00 del 17 maggio 1974 il
signor Henry si trovava nell'ufficio della Ariel Taxis quando un uomo entrò e
chiese un taxi per recarsi nel quartiere Sandy Row [altra zona unionista/protestante di
Belfast, n.d.t.]. All'uscita dall'ufficio, un secondo uomo si unì a loro. In Woburn
Street i due si impossessarono del taxi di William Henry. Secondo la sua testimonianza,
non appena egli fermò l'auto due uomini si avvicinarono, lo trascinarono fuori dal taxi e
lo spinsero sul sedile posteriore. Henry fu quindi spinto sul pianale dell'auto e i tre
uomini che sedevano sul sedile posteriore lo immobilizzarono a pancia in giù tenendogli i
piedi sulla schiena.
Henry riferisce che il gruppo guidò l'auto in giro per tre o quattro minuti prima di
accostare. A quel punto fu incappucciato e condotto all'interno di una casa. Fu sistemato
in una stanza e fatto sedere su una sedia con le mani legate dietro la schiena. Henry
restò nella stanza fino alle 14.00 circa, dopodiché fu portato fuori e spinto in un'auto
che egli descrive come "una 1.100". Henry non fornisce altri dettagli di questo
veicolo, né il colore né il numero di targa, e non sembra che il poliziotto incaricato
di redigere la dichiarazione glieli abbia chiesti. Henry dichiara di essere stato portato
in Boyd Street, nei pressi di Peter's Hill, e qui rilasciato. Uno degli uomini ripartì
con l'auto e un secondo lo seguì lungo Shankill Road "poiché mi avevano detto di
non tornare alla mia ditta, ma di andare direttamente a casa e aspettare le 15.00, quindi
di recarmi alla stazione di polizia di Tennent Street". Henry conclude dicendo che
dopo le 15.00 si recò alla stazione della RUC di Tennent Street.
La dichiarazione fu accolta dall'agente investigatore Kennedy alle ore 15.20, quindi
verificata e controfirmata dall'agente investigatore J.J. Woods.
La questione suscita diverse domande. Cosa fece la RUC una volta in possesso delle
informazioni ricevute da William Henry? Fu Henry interpellato in seguito agli attentati di
Dublino e Monaghan per ottenere altre eventuali informazioni? Furono fatte indagini presso
la Ariel Taxis per sapere se i colleghi di William Henry avevano visto l'uomo che
aveva preso il taxi per Sandy Row? E nei paraggi della ditta dei taxi, per sapere se
qualcuno aveva scorto l'uomo che aveva aspettato fuori? Furono fatte indagini porta a
porta in Woburn Street per sapere se qualcuno aveva notato alcunché di strano, magari
qualche testimone del sequestro del taxi?
La parte più interessante della dichiarazione di William Henry riguarda probabilmente le
circostanze relative al suo rilascio. Henry fu rimesso in libertà alle 14.00, cioè tre
ore e mezza prima che le prime bombe esplodessero. Gli fu detto di non tornare alla sua
ditta, ma di andare direttamente a casa e aspettare le 15.00, quindi di denunciare alla
RUC il furto del suo taxi "blue lagoon", un'auto con un colore non comune. A
questo punto mancavano ancora due ore e mezza all'esplosione delle autobombe. A William
Henry fu detto espressamente di denunciare il furto dell'auto alla stazione della RUC di
Tennent Street.
Occorre ricordare che gli attentatori non fecero niente per rendere irriconoscibili i
veicoli usati nell'operazione; le targhe, per esempio, non furono neppure sostituite. Da
un certo punto di vista, quindi, balza all'occhio un atteggiamento piuttosto disinvolto e
dilettantesco, in un'operazione per altri versi condotta con precisione e professionalità
militari che funzionò come un orologio. Viene da chiedersi perché, per non rischiare di
mandare a monte l'intera operazione, non si pensò di tenere sotto sequestro William Henry
fino alle 17.30, quando le prime autobombe erano ormai esplose e gli attentatori erano al
sicuro. Tali quesiti portano logicamente a porsi altre domande. Può darsi il caso che
coloro che organizzarono gli attentati avessero informazioni dirette relative alle
procedure operative della RUC? È possibile forse che essi avessero un agente all'interno
della stazione della RUC di Tennent Street?
L'8 dicembre 1998 inviai alla RUC una lettera in cui chiedevo informazioni sugli attentati
di Dublino e Monaghan e sulla collaborazione fra la RUC e la Garda nelle indagini
che li seguirono. Il 15 dicembre 1998 il funzionario incaricato delle relazioni esterne
dell'Ufficio Stampa della RUC David Hanna rispose scrivendo: "... Come lei può
immaginare, il nostro coinvolgimento nel caso consistette nel fornire il nostro pieno
appoggio alle indagini della Garda sui terribili fatti del 1974, con particolare
riguardo all'Irlanda del Nord. Nelle circostanze attuali, non ritengo opportuno da parte
della RUC rendere pubblico materiale che può fare parte dei documenti d'archivio della Garda".
Il 26 gennaio 1999 scrissi al funzionario Hanna chiedendogli: "Può descrivere le
procedure operative in vigore nei primi anni '70 fra la RUC e la Garda
relativamente alle denunce del furto di autoveicoli nelle rispettive giurisdizioni?"
Il 3 febbraio 1999 l'ispettore Fred Campbell, assistente [Staff
Officer] del funzionario incaricato delle relazioni esterne [Chief Information Officer] della RUC, rispose: "Le
procedure operative in vigore fra noi e la Garda relativamente alle denunce del
furto di autoveicoli nei primi anni '70 erano grosso modo simili a quelle attualmente in
vigore ed erano di due tipi:
a) a livello centrale, i rispettivi quartieri generali erano soliti scambiarsi gli elenchi
delle auto rubate via Telex, diverse volte al giorno.
b) a livello locale il sistema era ugualmente efficiente, seppure più selettivo rispetto
ai casi. Nelle zone di confine, i furti delle auto avvenuti nelle rispettive giurisdizioni
venivano comunicati fra le stazioni di polizia al di qua e al di là del confine per
telefono, nelle modalità e nei tempi ritenuti opportuni".
Il 23 febbraio 1999 gli scrissi per chiedergli informazioni più particolareggiate. Dopo
aver esposto brevemente i dettagli del rilascio del tassista William Henry e la
dichiarazione da lui resa alla stazione della RUC di Tennent Street, scrissi: "Può
farmi sapere l'ora precisa in cui la RUC informò la Garda del furto dell'auto di
Henry e delle altre auto usate negli attentati di Parnell Street, di Talbot Street e di
Monaghan?"
Il 26 febbraio 1999 l'ispettore Campbell rispose scrivendo:
"... Non riteniamo opportuno rendere pubblico materiale che può fare parte dei
documenti d'archivio della Garda".
L'8 dicembre 1998 avevo scritto anche al Commissario Capo della Garda, chiedendo di
poter avere la sua assistenza nelle mie ricerche. Otto giorni dopo ricevetti una
telefonata da parte dell'agente Ronan Farrelly dell'Ufficio Stampa della Garda.
L'agente Farrelly mi informavò che, dal momento che la sentenza dell'Alta Corte aveva
reso impossibile la diffusione dei documenti in possesso della Garda e l'indagine
era tuttora aperta, non era possibile aiutarmi. Fra le altre cose, l'agente Farrelly mi
fece capire che era stato il mio accenno alle "... informazioni sulle indagini
condotte dalla Garda a quel tempo" che sembrava aver suscitato malumori.
Il servizio segreto militare britannico - una lama a doppio taglio
All'indomani degli attentati di Dublino e Monaghan i sospetti ricaddero
subito sui 'terroristi' lealisti. Tuttavia, sia l'UVF sia l'UDA negarono di esserne
responsabili. La rivendicazione delle quattro autobombe giunse soltanto nel 1993 quando
l'UVF rilasciò un comunicato assumendosi la responsabilità esclusiva degli attentati. La
rivendicazione giunse come risposta al programma "First Tuesday" di Yorkshire
Television, in cui si sosteneva la tesi secondo la quale l'UVF era stato assistito negli
attentati dal servizio segreto militare britannico. La denuncia di Yorkshire Television è
corroborata dal parere di diversi esperti del settore, fra cui un ex Commissario Capo
della Garda e un ex capo della rete delle Squadre Artificieri (Explosives Ordinance Disposal) dell'Esercito Britannico, il
Tenente Colonnello George Styles. Secondo loro, è assai improbabile che l'UVF potesse
contare, nel 1974, sulla perizia tecnica, la precisione e il coordinamento necessari per
portare a termine con successo un'operazione così terribilmente efficace, senza
l'assistenza di professionisti.
La possibilità che il servizio segreto militare britannico abbia partecipato agli
attentati di Dublino e Monaghan non dovrebbe peraltro suscitare eccessiva sorpresa. Gli
attentati del 1974 non furono il primo caso in cui Dublino fu teatro di attentati
dinamitardi di matrice politica in cui cittadini irlandesi persero la vita. Il 1 dicembre
1972 nel Dáil era in corso il dibattito sulla proposta di emendamento alla Legge
sui Crimini Contro lo Stato (Offences Against the State Act), che prevedeva fra le
altre cose la possibilità di condannare persone sospettate di appartenenza all'IRA in base alla semplice testimonianza,
resa sotto giuramento, di un funzionario della Garda di grado superiore a quello di
sovrintendente. Gli attivisti per i diritti civili espressero pesanti riserve sulla
proposta di emendamento e lo stesso partito Fine Gael
non ne era né soddisfatto né convinto. I progressi della proposta di emendamento erano
seguiti da vicino dalla Gran Bretagna, ansiosa di vedere la nuova legislazione approvata
nel parlamento di Dublino. I numeri, tuttavia, non erano a favore dell'emendamento. Con Fine
Gael incerto sulla linea da seguire e il Labour
Party deciso a votare contro, la proposta avanzata da Fianna Fáil sembrava destinata alla
sconfitta.
Poco prima dell'inizio del dibattito che avrebbe preceduto il voto, due bombe esplosero
presso il palazzo Liberty Hall [sede del principale sindacato irlandese, n.d.t.] e in
Sackville Place, uccidendo due impiegati dell'azienda dei trasporti pubblici e ferendo
decine di passanti. Non appena la notizia degli attentati raggiunse il parlamento, molti
pensarono che gli ordigni fossero opera dell'IRA. Di conseguenza, Fine Gael si
astenne e l'emendamento poté essere approvato, con 69 voti a favore e 22 contrari.
Nell'agosto 1973, poco dopo il processo dei fratelli Littlejohn che dichiararono di aver
lavorato nella Repubblica Irlandese come agenti britannici, il Taoiseach Jack Lynch
affermò pubblicamente che sia lui sia il proprio governo avevano il "sospetto"
che le bombe del 1972 fossero state opera del servizio segreto di Londra.
Nelle attuali circostanze né il governo né la Garda possono negare la sostanza
delle informazioni presentate da Yorkshire Television e qualche tempo dopo dal
documentario della serie "Primetime", prodotto dalla televisione di stato
irlandese RTE e intitolato "Forze amiche" (Friendly
Forces), che avanza ragioni piuttosto solide a favore del "sospetto",
se non della probabilità, di un coinvolgimento del servizio segreto britannico negli
attentati di Dublino e Monaghan del 1974.
A partire dalle sue dimissioni forzate dal servizio nel 1975, l'ex capitano Fred Holroyd,
agente del MI6 [Military Intelligence 6, la branca del servizio segreto militare
britannico responsabile della sicurezza esterna, n.d.t.] di stanza a Portadown e presso il
quartier generale dell'Esercito Britannico a Lisburn, ha dato più di un grattacapo ai
suoi superiori politici e militari di un tempo con le sue rivelazioni sui "tiri
mancini" degli Inglesi nell'Irlanda del Nord. Holroyd ha dichiarato pubblicamente di
credere che i lealisti non portarono a termine da soli l'operazione del maggio 1974 e nel
corso di una intervista per il programma "Breakfast" della BBC nel 1984
coinvolse direttamente la Garda, parlando di contatti avuti con membri della
polizia irlandese nello svolgimento dei suoi compiti di agente segreto. Queste
dichiarazioni spinsero la Garda a iniziare una indagine interna, che fu affidata al
sovrintendente capo Dan Murphy. Murphy tuttavia non interrogò l'ex agente del MI6
riguardo alle sue affermazioni e i risultati dell'indagine non furono mai resi pubblici.
Un altro effetto delle dichiarazioni di Holroyd fu il diffondersi di voci che
incominciarono a rincorrersi riguardo all'identità dei suoi contatti nella Garda.
La tensione aumentò ulteriormente nell'agosto 1986 quando il colonnello Desmond Swan,
direttore del servizio segreto militare dell'Esercito Irlandese, presentò al Commissario
Capo della Garda Laurence Wren una relazione completa sui rapporti fra membri della
Garda e dell'Esercito Britannico. La relazione era basata su documenti d'archivio
dell'Esercito, fra cui alcuni riguardanti la visita di un investigatore della Garda
e di un ufficiale dell'Esercito Britannico, il Maggiore Peter Maynard, a Dublino nel 1974.
Il 20 gennaio 1987 il quotidiano Irish Independent pubblicò un'intervista del
giornalista Brendan O'Brien con un investigatore della Garda, tuttora in servizio,
identificato solo con il nome in codice attribuitogli dal servizio segreto britannico,
"il tasso" (The Badger). Nell'intervista,
"il tasso" forniva dettagli assai interessanti sulla sua lunga carriera di spia
al servizio della Gran Bretagna. Il tutto era cominciato, disse a O'Brien, nel 1972 quando
un amico "che aveva conoscenze nella contea di Armagh" gli disse che un tizio
del Nord voleva incontrare "qualche poliziotto". "Il tasso" si recò a
Lurgan e qui fu presentato a quattro uomini, vestiti in borghese, uno dei quali era
Bernard Dearsley, superiore di Fred Holroyd nel MI6. Dearsley chiarì immediatamente che i
quattro appartenevano all'Esercito Britannico ed erano interessati a un mutuo scambio di
informazioni sui "terroristi". "Il tasso" avrebbe dovuto fornire loro
informazioni utili sull'IRA e sull'INLA e i suoi colleghi
britannici avrebbero ricambiato con informazioni sui lealisti, i quali avrebbero potuto
costituire una minaccia per la Repubblica.
Il 3 maggio 1987 "il tasso" uscì allo scoperto, questa volta sulle pagine del Sunday
World, rivelando la propria identità. Si rivelava che l'agente segreto era
l'investigatore della Garda John McCoy, di stanza presso la stazione della Garda
di Monaghan. In questa seconda intervista, concessa al giornalista Liam Clarke, "il
tasso" fece nuove rivelazioni, "sostenendo che lui non era che uno dei tanti
agenti della Garda che facevano lo stesso ..." Il 18 maggio 1987 Sean Flynn,
giornalista di cronaca del quotidiano Irish Times, scrisse che "negli ambienti
della Garda, quell'intervista viene interpretata come un messaggio, destinato ai
suoi superiori, dell'intenzione di McCoy di rivelare ulteriori particolari relativi ai
rapporti della Garda con l'Esercito Britannico durante quel periodo, nel caso siano
prese misure disciplinari nei suoi confronti".
Le interviste di McCoy devono essere inquadrate nel contesto di due indagini interne
condotte dalla Garda nella prima metà del 1987 sulle dichiarazioni di Holroyd. La
prima fu condotta dal Sovrintendente Hubert Reynolds e dall'Ispettore Jack Hennessy, che
consegnarono la loro relazione nel mese di aprile. Nel corso dell'inchiesta fu interrogato
fra gli altri un ex Commissario Capo della Garda, Edmund Garvey, ma, fra il
personale in servizio, nessuno di grado superiore a quello di Sovrintendente. Il
Colonnello Desmond Swan, membro del servizio segreto dell'Esercito Irlandese, fu
interrogato a proposito della relazione consegnata nell'agosto 1986 al Commissario Capo
della Garda Wren.
Holroyd, che aveva dichiarato la propria disponibilità a collaborare con l'inchiesta
Reynolds/Hennessy, non fu interpellato. La cosa lo mandò su tutte le furie e, come dice
lui stesso, se ne lamentò con l'ambasciatore irlandese a Londra Noel Dorr. Una terza
"Inchiesta Holroyd" ebbe luogo nel maggio 1987, sotto la responsabilità del
Sovrintendente Capo Tom Kelly.
Holroyd fu invitato a Dublino in gran segreto e sotto falso nome dalla Garda,
affinché potesse testimoniare nell'inchiesta. L'ex agente britannico sostiene di aver
conservato il biglietto aereo come prova. Nei giorni di lunedì e martedì 11 e 12 maggio
1987, egli fornì alla Garda una dichiarazione dettagliata, che sostiene essere
stata trasferita su carta con una matita, invece che con una penna. In circa 30 pagine di
trascrizione Holroyd fornì abbondanti particolari riguardo ai rapporti intercorsi fra lui
e altri ufficiali del servizio segreto britannico e diversi membri della Garda di
diversi gradi. Holroyd sostiene che lasciò Dublino senza aver ottenuto dalla Garda
una copia della propria dichiarazione, e che fino ad oggi non gli è stato possibile
averne una. Fra i ricordi di quell'esperienza, Holroyd racconta un'occasione in cui fu
portato a pranzo al ristorante dello zoo di Dublino e i due agenti della Garda che
lo accompagnavano insistettero perché camminasse a una ventina di metri dietro di loro.
Le implicazioni del caso per le autorità di polizia irlandesi sono assai serie. Secondo
quanto affermato da McCoy nella sua intervista con Brendan O'Brien del gennaio 1987, nel
1972 i servizi segreti della Garda e dell'Esercito Britannico stabilirono un
rapporto di collaborazione diretto principalmente allo scambio di informazioni.
Considerata la gravità degli attentati di Dublino e Monaghan, come è possibile che il
servizio segreto dell'Esercito Britannico, con la propria conoscenza del mondo dei gruppi
paramilitari lealisti, non sia stato in grado di avvertire la Garda del pericolo
incombente?
Ugualmente inquietante è il fatto che tre mesi dopo gli attentati McCoy accompagnò a
Dublino il Maggiore Peter Maynard, artificiere dell'Esercito Britannico e agente del MI5.
Maynard faceva parte della 3a Brigata dell'Esercito Britannico, di stanza nientemeno che a
Portadown, cioè nella zona in cui risiedevano tutti gli indiziati i cui nomi si trovano
nei documenti delle indagini della Garda. A quel punto la Garda avrebbe
potuto forse iniziare a nutrire qualche serio dubbio sulla propria fonte di informazioni.
Lo scopo della visita di McCoy e di Maynard, comunque, era un incontro fissato con un
Comandante in servizio della Squadra Artificieri dell'Esercito Irlandese, Patrick Trears,
nella sua residenza di Castlecnock. Quando parlai con Trears, questi mi disse che in quel
frangente egli aveva chiesto ai suoi due ospiti se i loro superiori erano al corrente
della loro visita. Entrambi risposero di sì. Nel corso dell'incontro, durante il quale
McCoy si assentò per un certo lasso di tempo, Maynard cercò di arruolare Trears come
agente per Londra offrendo un salario piuttosto generoso.
Questo è il nodo della questione che potrebbe costituire tuttora un problema serio per le
autorità irlandesi. Nell'ambito di una eventuale commissione d'inchiesta sugli attentati
di Dublino e Monaghan dovrebbero essere esaminati attentamente sia la natura sia il grado
del coinvolgimento della Garda con il servizio segreto militare britannico. Questo
porterebbe logicamente alla questione cruciale riguardo ala legittimità e alla
costituzionalità dei rapporti della Garda con un esercito straniero.
In base alle mie fonti in materia legale, la Garda può collaborare direttamente
con corpi di polizia stranieri, ma non con un esercito straniero, se non con
l'approvazione del governo. Se fosse provato che la Garda ha mantenuto contatti
attraverso il confine con il servizio segreto militare britannico senza la sanzione del
governo, sarebbe necessario concludere che la polizia ha agito illegalmente. Se così
fosse, la Garda avrebbe agito al di fuori della legge e in spregio della
Costituzione Irlandese.
In conclusione, comunque siano andate le cose, in quegli attentati trentatré innocenti
furono assassinati e fino a oggi sia la Garda sia i governi che si sono avvicendati
alla guida dello stato non hanno saputo aiutare i parenti di quelle vittime a porre fine
al loro dolore. E questo costituisce una gravissima mancanza di responsabilità da parte
loro.
L'articolo originale, dal titolo Endgame?, si trova alle pagine 30-41 del numero di maggio 1999 del mensile Magill, pubblicato a Dublino dall'editore Grosvenor Publications Ltd. e diretto da Emily O'Reilly. L'autore, Don Mullan, ha curato un libro sulla strage di Bloody Sunday dal titolo "Eyewitness - Bloody Sunday" e sta attualmente lavorando alla stesura di un libro sugli attentati di Dublino e Monaghan, "Bombed and Abandoned".
Note
1) "Assemblea", nome in Irlandese del Parlamento di Dublino,
comprendente il Dáil Eireann ("Assemblea d'Irlanda", di seguito nel
documento semplicemente Dáil), la camera bassa, e lo Seanad, il Senato.
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2) An Garda Siochana, "La guardia della pace", è il nome
in Irlandese della polizia di Dublino. Di seguito nel documento, semplicemente Garda.
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3) "Capo", nome in Irlandese del capo del governo di
Dublino.
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