LE PROSPETTIVE DEL PROCESSO DI PACE ANGLO-IRLANDESE (MARZO 1999).

La guerra che si è combattuta nell'ultimo trentennio in Irlanda, e in particolare nelle 6 Contee del Nord-Est dell'isola ancora facenti parti del Regno Unito, con picchi di estrema violenza e periodi di minore attività, ha rappresentato soltanto l'ultima fase dell'interminabile conflitto anglo-irlandese (il Maggio di quest'anno sarà infatti l'830esimo anniversario dell'inizio del conflitto, l'invasione anglo-normanna dell'Irlanda nel 1169). Quest'ultima fase bellica, cui il presente "processo di pace" e gli Accordi di Belfast del 10 Aprile 1998 sembrerebbero avere indicato le premesse di una risoluzione, è stata combattuta tra lo Stato britannico (assistito -e insieme ricattato- dai suoi alleati locali, gli Unionisti) e la resistenza indipendentista irlandese (guidata dal Movimento Repubblicano). Nell'ultimo quarto di secolo la guerra in Irlanda è stata presentata dalla propaganda britannica (e di conseguenza dai nostri mass-media) in termini che ne svisavano del tutto la natura. Per oscurare il carattere colonialistico della guerra che lo Stato britannico cercava invano di vincere, si dipingeva il conflitto come fenomeno di terrorismo contro la volontà democratica della maggioranza (dimenticando che si trattava di una maggioranza artificialmente costituita su un territorio anch'esso artificialmente costituito nel 1921, la cosiddetta Northern Ireland). Ancora più di frequente, il conflitto in Irlanda è stato presentato (anche in Italia, da giornalisti "velinari" e del tutto disinformati) come anacronistica guerra di religione tra le due tribù irlandesi dei "Cattolici" e dei "Protestanti", invece che come scontro tra indipendentismo irlandese e Stato britannico. In tal modo si vuole oscurare il ruolo consapevole di esasperazione delle differenze religiose che l'Inghilterra ha sempre esercitato in Irlanda per consolidare il suo dominio. Si dimentica, per giunta, che negli ultimi due secoli della storia irlandese non solo non vi è mai stata tale pretesa completa coincidenza tra appartenenza confessionale e identità politica (protestanti = filobritannici e cattolici = nazionalisti irlandesi), ma che le linee di divisione sono sempre state estremamente fluttuanti (i fondatori del Repubblicanesimo irlandese, ad esempio, erano protestanti).

I fattori determinanti del processo di pace.

Mentre i Repubblicani irlandesi si sono sempre dichiarati disposti a una soluzione negoziata del conflitto, il Governo inglese ha accettato di trattare -sottobanco- solo dall'inizio degli anni Novanta (infatti nei negoziati tra Governo di Londra e IRA che si svolsero tra 1972 e 1975 la parte britannica non era seriamente intenzionata a una soluzione pacifica dello scontro, come i fatti dimostrarono subito dopo). Da allora ha preso faticosamente avvio il processo di pace anglo-irlandese. Alcuni fattori (interni alle Isole britanniche o internazionali) sono stati decisivi perché il processo di pace si aprisse. I principali sono:

1) La constatazione dello stallo bellico (ovvero della impossibilità di battere la resistenza repubblicana coi mezzi consentiti in un contesto europeo occidentale, da parte britannica; e della impossibilità di costringere militarmente gli Inglesi al ritiro, da parte repubblicana).
2) La demografia delle 6 Contee (mentre nel 1968 i cattolici -tendenzialmente nazionalisti irlandesi- erano il 36% della popolazione, nel 1991 erano diventati il 43%; il "sorpasso" è previsto in un quarto di secolo).
3) Il frazionamento e indebolimento dell'Unionismo (il conflitto, causando la fine del Governo autonomo unionista della Provincia britannica della Northern Ireland, ha frantumato il Partito Unionista, portando alla formazione di nuovi partiti unionisti irrimediabilmente divisi tra "moderati" e "radicali").
4) Il crollo del sistema globale bipolare USA-URSS nel 1989-1991 (che ha comportato la perdita dell'interesse strategico britannico per l'Irlanda e la riduzione delle spese e dell'organico militari).
5) I costi crescenti (non solo e non tanto quelli militari) dell'occupazione delle 6 Contee per il Regno Unito, sullo sfondo della recessione degli anni Novanta.
6) L'intervento senza precedenti della nuova Amministrazione Clinton degli Stati Uniti, all'inizio del 1993, in favore dell'apertura ufficiale di un processo di pace.
7) Gli effetti economici di lungo periodo dell'adesione dell'Irlanda alla Unione Europea: è completamente cambiata l'economia delle 26 Contee dell'Irlanda indipendente, trasformatesi nella cosiddetta "Tigre Celtica", mentre le 6 Contee, un tempo "area sviluppata" dell'isola, si sono trasformate anche a causa del conflitto in "area depressa" (questo ha mutato atteggiamento e percezioni del business del Nord rispetto a una possibile unificazione dell'Irlanda).

Gli obbiettivi del processo di pace per i protagonisti... e gli sconfitti.

Il processo di pace ha, per i diversi protagonisti, scopi differenti, ma che in questo caso convergono:

1) Per lo Stato britannico, rappresentato dal Maggio 1997 dal suo Governo laburista, a quanto si può dedurre dagli sviluppi degli ultimi anni sembrerebbe che lo scopo del processo di pace sia la possibilità, che esso apre, di un ritiro graduale dall'Irlanda, ma senza perdere la faccia (ma solo i futuri sviluppi proveranno se questo sia davvero l'obbiettivo strategico inglese).
2) Per i Repubblicani in particolare e i nazionalisti irlandesi in generale (SDLP nelle 6 Contee, partiti di Dublino), scopo del processo di pace è innestare una dinamica che porterà inevitabilmente, nel prossimo futuro, a un'Irlanda unita e indipendente.
3) Per alcuni settori unionisti operai e paramilitari (PUP, UDP) che hanno avuto un ruolo attivo nel processo (e il cui obbiettivo primario non è più il mantenimento della Union del 1800 col Regno Unito, anche se non possono ancora dirlo pubblicamente), probabilmente lo scopo è ottenere infine lo spazio politico per rappresentare le rivendicazioni delle classi popolari protestanti, rompendo con l'interclassismo unionista, e contrattare per esse le condizioni più vantaggiose per acconsentire all'entrata in una Irlanda unita.
4) Per alcuni settori unionisti borghesi e degli affari, slegati dal confessionalismo e dall'Ordine d'Orange (lo Alliance Party, e una parte dello UUP), ormai in sostanza rassegnati all'inevitabilità dell'unificazione irlandese, si tratta di poterne contrattare le condizioni col Governo di Dublino essendo presenti in istituzioni parlamentari funzionanti, e di assicurarsi, con la fine dello scontro armato e la ripresa dell'economia delle 6 Contee, una fetta della torta rappresentata dalla "Tigre Celtica".

Ci sono però anche le vittime politiche del processo di pace, che vede in effetti degli sconfitti. Si tratta di tutti i settori unionisti legati al settarismo confessionale orangista, tanto quelli esplicitamente contrari alle trattative e poi agli Accordi (come il DUP di Paisley, lo UKUP di McCartney, e la maggioranza dello stesso Ordine d'Orange), quanto la maggioranza del Partito Unionista ufficiale, lo UUP di Trimble. Quest'ultima (il suo leader in particolare) è stata costretta a firmare gli Accordi obtorto collo, a causa della pressione congiunta dei tre Governi (Londra, Dublino e Washington), ma sapendo bene che essi portano in prospettiva all'unità e all'indipendenza dell'Irlanda cerca, ostacolandone l'attuazione, di ottenerne una riscrittura più favorevole all'Unione col Regno Unito.

La sostanza degli Accordi del 10 Aprile 1998.

Gli Accordi del 10 Aprile 1998 attribuiscono alle 6 Contee della Northern Ireland una posizione costituzionalmente "neutra", che si configura di fatto come di "Unione a termine" col Regno Unito (in quanto l'Unione è sottoposta ogni sette anni alla spada di Damocle di un referendum che la può abolire, e che, in presenza delle attuali tendenze demografiche ed economiche, con ogni probabilità condurrà in effetti al definitivo ritiro inglese dall'Irlanda). Il riconoscimento operativo della legittimità e del pari diritto delle due aspirazioni (unionista e nazionalista) negli Accordi, unito alla messa in funzione delle nuove istituzioni previste (in particolare Assemblea e Esecutivo basati sul power-sharing; il Consiglio Ministeriale Nord/-Sud; gli organi esecutivi pan-irlandesi col controllo di 6 aree di competenza), sanciscono la fine del potere esclusivo unionista e pongono inevitabilmente in moto una dinamica che potrebbe condurre entro pochi lustri a una Irlanda unita.

Gli Accordi approvati dalla maggioranza della popolazione.

Gli Accordi sono stati approvati a grande maggioranza dalla popolazione di entrambe le parti dell'Irlanda con i due referendum di Maggio; e i partiti firmatari degli Accordi hanno ricevuto nelle 6 Contee la conferma popolare nelle elezioni di Giugno per l'Assemblea. Infatti gli Unionisti apertamente contrari agli Accordi (DUP, UKUP e Indipendenti Unionisti) hanno ottenuto solo 28 seggi sui 108 dell'Assemblea, contro i 36 seggi degli Unionisti ufficialmente favorevoli agli Accordi (UUP, PUP e Alliance Party) e i 44 del nazionalista SDLP, del repubblicano Sinn Féin, e della Women's Coalition. Un brutto segnale per il futuro si è però verificato già all'indomani delle elezioni. Infatti 3 deputati eletti dell'UUP si sono scissi dal partito, unendosi al fronte unionista avverso agli Accordi (passato così a 31 seggi), fronte che ha in tal modo superato la soglia dei 30 seggi necessaria per presentare una "petition of concern" allo scopo di imporre per tutte le votazioni la cosiddetta "procedura speciale", ponendo una pesante ipoteca sul funzionamento futuro dell'Assemblea. All'inizio di Luglio l'Assemblea, riunitasi per la prima volta, ha designato il leader dell'UUP David Trimble quale Primo Ministro, e il vicesegretario del partito nazionalista moderato SDLP Seamus Mallon quale Vice-Primo Ministro.

Dopo gli Accordi: l'inizio dell'ostruzionismo unionista.

Da allora la situazione si è complicata. È infatti previsto che gli Accordi entrino in vigore ufficialmente (con l'insediamento formale di tutte le nuove istituzioni da essi create) quando i due Parlamenti, britannico e irlandese, ne avranno completato la legislazione attuativa. Nel paio di mesi successivi alla firma degli Accordi si riteneva che ciò sarebbe avvenuto alla fine del Gennaio 1999: ma non si facevano i conti con l'ostruzionismo unionista. Infatti occorreva, perché la legislazione venisse promulgata, che ci fosse un accordo sul numero e sulle materie di competenza dei Ministri del nuovo Esecutivo dell'Irlanda del Nord, e sul numero e sulle aree di competenza dei nuovi organi esecutivi pan-irlandesi previsti dagli Accordi. Dalla prima seduta della neo-eletta Assemblea dell'Irlanda del Nord, all'inizio di Luglio 1998, gli Unionisti dell'UUP si rifiutarono di discutere numero e funzioni dei Ministeri dell'Irlanda del Nord e degli organi pan-irlandesi, accampando pretesti.

Dopo gli Accordi: la questione pretestuosa del Decommissioning.

A questo non troppo sottile ostruzionismo, e sullo sfondo della minacciosa protesta orangista riguardo alla parata di Drumcree, si aggiungeva il fatto che il medesimo Primo Ministro designato, David Trimble, legava la formazione del futuro Esecutivo (o Governo) dell'Irlanda del Nord, anche in forma ombra, al preventivo Decommissioning, inteso da Trimble come consegna pubblica delle armi, da parte dello IRA. In altre parole, l'UUP non avrebbe accettato di far parte di un Esecutivo di cui membri del Sinn Féin avrebbero fatto parte in qualità di Ministri (come sancito dal risultato delle elezioni di Giugno), a meno che l'IRA non avesse già dato inizio al Decommissioning.
Il termine Decommissioning, usato negli Accordi (in cui viene previsto per il Giugno del 2000), come è noto significa la "messa fuori servizio" (o "fuori uso") delle armi. Il termine, tratto dal gergo militare, è così tecnico, e astruso dal linguaggio comune, da non avere sfumature connotative, risultando quindi neutro. Per questo è stato usato in trattati che hanno posto fine a conflitti interni (come quello del 1992 che ha portato El Salvador alla pace).
Negli Accordi del 10 Aprile 1998 la "messa fuori uso delle armi possedute illegalmente da gruppi paramilitari" è una delle importanti questioni che riguardano la demilitarizzazione dell'Irlanda del Nord, insieme alla "sicurezza" e a "polizia e giustizia" (altri eufemismi, usati per indicare il disarmo delle strutture repressive militari e giudiziarie dello Stato britannico in Irlanda), questioni sulle quali volutamente gli stessi Accordi non si addentrano in dettagli troppo precisi. Così ad esempio il ritiro delle truppe britanniche dalle 6 Contee, lo smantellamento delle basi militari, l'abolizione delle leggi speciali, il disarmo della polizia unionista e la sua sostituzione con una nuova polizia rappresentativa delle due tradizioni vengono indicati come "normalizzazione dei dispositivi e delle pratiche relative alla sicurezza", compatibile "con una società normale e pacifica". Quanto al Decommissioning, impegnandosi a lavorare "per il disarmo totale di tutte le organizzazioni paramilitari", i firmatari degli Accordi (i Governi di Londra e di Dublino, e i partiti delle 6 Contee favorevoli al processo di pace) confermavano di avere intenzione "di continuare a lavorare in modo costruttivo e in buona fede" con la Commissione Indipendente Internazionale sulla Messa fuori uso delle armi presieduta dal generale canadese de Chastelain, usando "tutta l'influenza che potessero avere per ottenere la messa fuori uso di tutte le armi dei paramilitari" entro il Giugno del 2000. Quanto ai gruppi paramilitari illegali (repubblicani e unionisti), essi del resto non compaiono come firmatari degli Accordi (e uno dei più importanti gruppi paramilitari lealisti, la UVF, ha già più volte dichiarato che non consegnerà mai le sue armi, neanche se l'IRA consegnasse le proprie). Ed è evidente che negli Accordi non vi è alcun legame tra la partecipazione dei partiti politici (come il Sinn Féin, o il PUP) all'Esecutivo dell'Irlanda del Nord, che dovrà automaticamente entrare in funzione non appena i Parlamenti di Londra e Dublino abbiano completato la legislazione attuativa, e il Decommissioning che i gruppi paramilitari (come l'IRA, o la UVF) sono invitati a compiere "entro il Giugno 2000".
Già a Luglio era quindi palese che il tentativo di Trimble e dell'UUP di porre una precondizione, o condizione preliminare, assolutamente non prevista dagli Accordi all'attuazione degli stessi Accordi (firmati dallo stesso Trimble e dall'UUP) poneva a rischio, nella sua flagrante malafede, l'intero processo di pace.
Questa posizione apparentemente irresponsabile tradiva la non-accettazione sostanziale degli Accordi (sottoscritti solo su pressione dei tre Governi, Londra, Dublino e Washington) da parte della maggioranza degli Unionisti dell'UUP, e le difficoltà dello stesso Trimble, che voleva evitare la resa dei conti all'interno del suo partito.

La calda estate del 1998: sconfitta degli avversari dichiarati degli Accordi.

La "Stagione delle Parate" orangiste, che dura da Maggio a Settembre, ha dal 1995 il suo punto più caldo a Portadown nella Contea di Armagh, dove gli abitanti del quartiere nazionalista di Garvaghy Road (che, isolato in quella città a grande maggioranza unionista, ha visto durante il conflitto molte uccisioni da parte delle squadre della morte lealiste) si oppongono al passaggio della insultante parata degli Orangisti che parte dalla chiesetta di Drumcree. Nel 1998, per la prima volta, il Governo britannico (per evidente effetto politico degli Accordi di Aprile) ha accolto la volontà dei residenti di Garvaghy Road, modificando il percorso della parata orangista e facendo rispettare con la forza la decisione, invece di scatenare all'ultimo momento Esercito britannico e polizia unionista contro i nazionalisti, come aveva fatto gli anni precedenti. Il Governo Blair sapeva di potere contare questa volta sulla fedeltà forzata della polizia unionista RUC, che invece nel 1996, minacciando l'ammutinamento (sotto forma di una "messa in malattia" collettiva), aveva imposto il passaggio della parata nel quartiere nazionalista, assalendo nella notte gli abitanti. Tale fedeltà forzata della RUC era motivata dalla necessità di dimostrarsi per una volta "al di sopra delle parti", per l'incombere del rapporto della Commissione Patten sul futuro servizio di polizia nell'Irlanda del Nord, sancito dagli Accordi. Di fronte alla determinazione del Governo britannico nel fare rispettare il divieto, schierando esercito e polizia contro i manifestanti unionisti, la prova di forza organizzata dagli Orangisti e degli Unionisti contrari agli Accordi è miseramente fallita (al prezzo di alcune vittime uccise dalle bande lealiste, tra cui tre bambini arsi vivi).
Su un altro versante, nell'Agosto 1998 la strage di Omagh (29 civili uccisi da un'autobomba), opera di un piccolo gruppo dissidente repubblicano, ha comportato il completo fallimento politico dei gruppi minori repubblicani contrari agli Accordi. Come conseguenza ulteriore dell'insensato massacro, i Governi di Londra e di Dublino hanno potuto rendere più oppressive le leggi speciali (per la durata di un anno), andando contro la sostanza degli Accordi.

Il più strano Premio Nobel per la Pace mai conferito.

In questo quadro preoccupante, in Ottobre il Premio Nobel per la Pace è stato assegnato a David Trimble, leader del Partito Unionista UUP, unitamente a John Hume, capo del partito nazionalista moderato SDLP. Ora, più volte il Premio Nobel per la Pace è stato assegnato a guerrafondai e ad assassini di massa (tanto per non fare nomi, per esempio a Th. Roosevelt, 1908; Kissinger, 1974; Begin, 1978; De Klerk, 1994), ma in quanto i prescelti avevano, insieme ad altri, preso l'iniziativa di firmare un accordo di pace. Il Nobel a Trimble rappresenta quindi una novità assoluta: infatti il leader degli Unionisti non solo non ha preso l'iniziativa di aprire il processo di pace anglo-irlandese, ma ha firmato gli Accordi solo perché trascinatovi per le orecchie da tre Governi, mentre puntava i piedi. Se si voleva dare un premio per la pace comune a un leader nazionalista e a uno unionista irlandesi, la scelta naturale di un unionista sarebbe stato il leader del PUP David Ervine, di sicuro non Trimble. Il Nobel per la pace a Trimble ha rappresentato quindi un tentativo di aumentare la pressione internazionale su di lui, cercando di renderlo più ragionevole.

Dicembre 1998: finalmente decisi i Ministeri e gli organi esecutivi pan-irlandesi.

Ma lo stravagante Nobel a Trimble può forse avere avuto in parte l’effetto auspicato. Infatti il 18 Dicembre 1998, dopo la premiazione ufficiale a Stoccolma, gli Unionisti dell'UUP di Trimble, che avevano resistito fino all'ultimo, sono stati spinti dalla pressione dei Governi a concordare con gli altri partiti le aree di competenza dei 6 organi esecutivi pan-irlandesi e dei dieci Ministeri dell'Esecutivo dell'Irlanda del Nord (che così si aggiungono a Primo Ministro e Vice-Primo Ministro).

Le aree di competenza dei 6 organi esecutivi pan-irlandesi saranno:

1) Vie d'Acqua Interne;
2) Igiene Alimentare;
3) Sviluppo del Commercio e degli Affari;
4) Programmi Speciali dell'Unione Europea;
5) Lingua (Irlandese e Ulster Scots);
6) Acquicoltura e Questioni Marine.

I 10 Ministri dell'Esecutivo dell'Irlanda del Nord (oltre al Primo Ministro e al Vice-Primo Ministro) gestiranno questi dicasteri:

1) Agricoltura e Sviluppo Rurale;
2) Ambiente;
3) Sviluppo Regionale;
4) Sviluppo Sociale;
5) Istruzione;
6) Università, Scuole di Specializzazione, Corsi di Avviamento e Impiego;
7) Impresa, Commercio e Investimenti;
8) Cultura, Arti e Sport;
9) Salute, Servizi Sociali e Igiene Pubblica;
10) Finanza e Personale dell'Amministrazione.

Questo accordo sugli organi pan-irlandesi e sui ministeri dell'Esecutivo delle 6 Contee ha permesso al Parlamento di Londra e a quello di Dublino di avviare la creazione della legislazione attuativa degli Accordi di Belfast, e ha permesso al Segretario di Stato inglese per l'Irlanda del Nord, Mo Mowlam, di fissare il 2 Aprile 1999 come data ufficiale dell'entrata in vigore degli Accordi, con la creazione dell'Esecutivo e delle altre istituzioni previste. Il 15 Febbraio 1999 l'Assemblea dell'Irlanda del Nord si è riunita per approvare gli organi pan-irlandesi e i ministeri previsti, ma , a dispetto delle disposizioni degli Accordi, l'Esecutivo (nella forma "ombra" prevista dagli stessi Accordi) non è entrato automaticamente in funzione: bisognerà attendere il suo insediamento ufficiale, il 2 Aprile.

L'attuazione degli Accordi è davvero in pericolo.

Nonostante l'imminenza dell'entrata in vigore degli Accordi (ora quindi decisa per il 2 Aprile 1999), che comporterà la formazione automatica dell'Esecutivo o Governo dell'Irlanda del Nord su base proporzionale (al Sinn Féin spetteranno di diritto due Ministeri), Trimble e il suo UUP insistono a proclamare che non accetteranno mai di entrare in un Esecutivo di cui facciano parte i Repubblicani, se l'IRA non avrà prima consegnato le armi alla Commissione De Chastelain. Ciò è contrario, naturalmente, a quanto stabiliscono gli Accordi, ma Trimble teme troppo una ulteriore scissione del suo partito per modificare la sua posizione. Il momento delle scelte irreversibili è sempre più vicino, ed entro il 2 Aprile Trimble sarà comunque costretto a prendere una decisione: o sfidare gli irriducibili nel suo partito (e non è sicuro che in quel caso li sconfigga) entrando nell'Esecutivo, o dichiararsi contrario agli Accordi e dimettersi da Primo Ministro dell'Irlanda del Nord.
Dal canto suo il Movimento Repubblicano non potrebbe consegnare le armi dell'IRA neanche se lo volesse (e comunque non prima del Giugno del 2000), non solo e non tanto perché rischierebbe la scissione, ma perché il disarmo dell'IRA non è proponibile alla popolazione nazionalista: infatti, mentre la RUC ancora cerca di reclutare spie contro i Repubblicani e alcuni reparti dell'Esercito britannico mantengono i loro comportamenti aggressivi verso la popolazione, continuano a susseguirsi gli attentati delle squadre lealiste contrarie agli Accordi contro civili cattolici (solo per caso non ci sono stati altri morti tra l'assassinio in Novembre di Brian Service, ucciso solo perché cattolico, e quello dell'avvocato Rosemary Nelson, impegnata contro gli abusi della RUC, il 15 Marzo). Dal punto di vista repubblicano, per una possibile futura (comunque non prima del Giugno del 2000) soluzione del conflitto anche sul terreno del Decommissioning (del resto non essenziale, come ripetono i Repubblicani: ciò che importa non è che le armi vengano pubblicamente distrutte, ma che non vengano più usate), occorrerà che il processo di pace decolli, si consolidi e divenga irreversibile, e che la popolazione nazionalista abbia la prova di non essere più discriminata in casa propria. Per giungere a questo occorrerà:

1. Vedere il Sinn Féin nell'Esecutivo e le nuove istituzioni messe in piedi e funzionanti, come da Accordi;
2. La liberazione di tutti i prigionieri, come da Accordi;
3. La demilitarizzazione britannica, come da Accordi;
4. Lo scioglimento della RUC (da sostituire con un nuovo Servizio di Polizia dell'Irlanda del Nord, come da Accordi) e del RIR;
5. L'abolizione delle leggi d'emergenza e dei tribunali speciali al Nord e al Sud, come da Accordi;
6. La messa in atto di provvedimenti che dimostrino che la parity of esteem per nazionalisti e unionisti, cattolici e protestanti, prevista dagli Accordi, è davvero operante.

I tre Governi (di Londra, di Dublino e di Washington) stanno rinnovando la loro pressione su Trimble; ma non sembra che la presenza a Washington, su invito di Clinton, di tutti i dirigenti politici irlandesi per la festa di San Patrizio (17 Marzo) abbia risolto il problema. In ogni caso, la resa dei conti all'interno dell'UUP di Trimble sarà inevitabile: ed è probabile che si assisterà a un'ulteriore frammentazione politica dell'Unionismo (come dimostra anche, nel campo degli aperti oppositori degli Accordi, la recente -Gennaio 1999- scissione dell'UKUP di McCartney tra "irriducibili" e "possibilisti").
Ci sono quindi abbastanza elementi per temere che l'attuazione degli Accordi del 10 Aprile 1998 sia in serio pericolo. Anche se le pressioni dei Governi su Trimble avessero successo all'ultimo minuto, non si sa se la maggioranza dello UUP lo seguirebbe: infatti, se tra i deputati unionisti quelli favorevoli agli Accordi diventassero meno del 40%, per via dei delicati meccanismi consociativi previsti Esecutivo e Assemblea non potrebbero in nessun modo funzionare, e gli Accordi comunque salterebbero. Se invece Trimble si manterrà fedele al suo ricatto, rifiutandosi di far parte dell'Esecutivo e dimettendosi, il fallimento degli Accordi sarà sicuro. Infatti senza l'Esecutivo (che non avrebbe una maggioranza costituzionale e non potrebbe entrare in funzione, se l'UUP si rifiutasse di farne parte) non ci sarebbe neanche il Consiglio Ministeriale Pan-Irlandese, e di conseguenza verrebbe disciolta anche l'Assemblea dell'Irlanda del Nord, come stabiliscono gli stessi Accordi. La possibilità di instaurare l'Esecutivo dell'Irlanda del Nord (e di conseguenza le altre istituzioni previste dagli Accordi) e di dare attuazione agli Accordi di Belfast è quindi appesa a un unico filo esilissimo: che il 2 Aprile, quando essi entreranno in vigore, una maggioranza consistente di deputati dell'UUP (almeno 18 sui 25 attuali) -e questo indipendentemente da ciò che poi decida di fare David Trimble- accetti un Esecutivo con i due Ministri del Sinn Féin, e lo sostenga. Questo è però molto improbabile.

Ma è in pericolo anche il processo di pace?

Tutto sembra indicare che il 2 Aprile, nel momento stesso della loro entrata in vigore, gli Accordi di Belfast salteranno, e che non salteranno in maniera pacifica. Infatti si può immaginare, in quella eventualità, che tutti gli oppositori radicali del processo di pace anglo-irlandese si mobiliteranno, ciascuno nei modi preferiti. Tra questi oppositori radicali, ad Unionisti e Orangisti (non solo i seguaci di Paisley, ma i settori dell'UUP che dal quel momento prenderanno apertamente posizione) bisogna aggiungere alcuni spezzoni interni allo Stato britannico (la maggioranza attuale del Partito Conservatore, probabilmente la maggioranza dei servizi "di sicurezza", e gruppi invece minoritari dell'Esercito) e, sull'opposto versante, piccoli gruppi di dissidenti repubblicani. Che tale mobilitazione raggiunga il suo apice nella tarda primavera, in concomitanza con l'inizio della "Stagione delle Parate" del 1999 e con le elezioni europee, fa temere colpi di coda reazionari (anche ad opera di RUC e apparati britannici), un massiccio ritorno di squadre della morte lealiste, tentativi di pogrom contro i quartieri nazionalisti, e la rivolta degli Orangisti. Prospettive preoccupanti. Ma con ogni probabilità il processo di pace anglo-irlandese sopravviverà al fallimento degli Accordi.
Gli Unionisti di Trimble minacciano il crollo degli Accordi nel tentativo esplicito di riscriverli a proprio favore, e credono che, se la minaccia non basta, converrà loro farli fallire, pur di mantenere lo status quo. Ma sembra che in questo si sbaglino di grosso: bisogna infatti tenere ben presente che una volta completata la legislazione attuativa, il contenuto degli Accordi verrà ad avere valore di trattato internazionale. Anche per questo un eventuale fallimento nell'attuazione degli Accordi in Aprile potrebbe segnare non la fine del processo di pace anglo-irlandese, ma al contrario la definitiva sconfitta dell'Unionismo, il quale probabilmente non potrebbe contare sul Governo di Londra, dopo avergli fatto perdere la faccia. Il processo di pace ha ormai minato le fondamenta stesse del potere unionista. Se la nostra valutazione della strategia del Governo Blair riguardo all'Irlanda (creare le condizioni per un graduale ritiro dall'isola) è giusta, gli Accordi verrebbero sì riscritti, ma a tutto sfavore degli Unionisti.

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a cura di irlanda notizie 24 marzo 1999