IL RAPPORTO DEL GIUDICE BARRON SULLE BOMBE DI DUBLINO E MONAGHAN DEL 17 MAGGIO 1974: LE PRIME REAZIONI IRLANDESI

Il pomeriggio del 17 Maggio 1974, mentre le Sei contee del Nord-Est dell’isola erano bloccate dallo sciopero armato unionista contro l’Esecutivo consociativo (Unionisti moderati e SDLP) creato dagli Accordi anglo-irlandesi di Sunningdale, tre autobombe esplosero a Dublino all’ora di punta, seguite da una quarta a Monaghan Town. Era allora al governo a Dublino la coalizione anti-repubblicana (1973-1977) composta dal Fine Gael (FG) e dallo Irish Labour Party (ILP), guidata da Liam Cosgrave del FG. Le quattro esplosioni uccisero 33 civili (26 a Dublino e 7 a Monaghan), ne mutilarono e ferirono centinaia, e costituiscono la più grave atrocità occorsa durante il trentennio del conflitto anglo-irlandese.

Le bombe non vennero rivendicate: solo più di un decennio dopo, nel 1990, la Ulster Volunteer Force (UVF) lealista ammise la propria responsabilità. Fin dall’inizio affiorarono gravi sospetti che gli ancora ignoti ‘paramilitari lealisti’ non fossero gli unici responsabili: la tecnica dell’autobomba non corrispondeva al modus operandi dei lealisti, e le loro azioni nella Repubblica del Sud si erano limitate alle contee vicine al confine; essi non avevano mai mostrato tali capacità logistiche e organizzative (né mai le mostreranno in seguito: rubare quattro automobili in un solo giorno, caricarle con gli ordigni, portarne tre a 140 chilometri di distanza, armare gli ordigni a una data ora, poi scomparire ritornando in sicurezza alla base di partenza non sono affatto cose semplici); un alto ufficiale dei servizi segreti militari inglesi in incognito era stato arrestato mentre cercava di allontanarsi da Dublino (e prontamente liberato); alcune bombe scoppiate in precedenza a Dublino (e non rivendicate), con molto inferiore bilancio di vittime, mostravano un sospetto tempismo rispetto a decisioni importanti del Parlamento irlandese su misure di sicurezza anti-repubblicane, tali da richiamare la nostra ‘strategia della tensione’.

Nessuno è stato mai incriminato per questa strage; la RUC e i servizi segreti dello Stato britannico non avevano concesso alcuna collaborazione alle (peraltro fiacche) indagini della polizia irlandese, la Garda Síochana. Le limitate operazioni lealiste nel Sud nel ventennio successivo hanno confermato questa impressione; quando nella primavera 1994 un commando della UVF cercò di mettere una bomba in un pub di Dublino dove si teneva una festa del Sinn Féin (tentativo sventato da un volontario dello IRA della Brigata di Dublino, Martin ‘Docho’ Doherty, che venne ucciso dal commando), i lealisti erano stati ospitati e guidati in quella città per loro aliena dalla banda mafiosa dublinese del boss criminale Martin Cahill, soprannominato ‘Il Generale’, che pochi mesi dopo venne ucciso dallo IRA. Un programma investigativo della TV indipendente britannica nel 1995, e un libro dello storico del repubblicanesimo irlandese J. B. Bell (John Bowyer BELL, In Dubious Battle: The Dublin and Monaghan Bombings 1972-1974, Dublin, Poolbeg Press, 1996), fecero in parte luce sulla possibile dinamica dei fatti: una operazione progettata e decisa dai servizi segreti militari inglesi ai danni di uno Stato estero, con la collaborazione di altri organi dello Stato britannico in Irlanda (uomini della RUC e dello UDR), usando come esecutori (fornendo loro gli esplosivi e guidandoli per mano fino agli obbiettivi) paramilitari lealisti della UVF del Mid Ulster. Anche in base a queste rivelazioni, nel mutato clima del processo di pace, i parenti delle vittime e i feriti delle bombe del 1974 riuscirono a ottenere dal Governo di Dublino che venisse istituita una nuova inchiesta preliminare sulla strage, incaricata di occuparsi di tutte le bombe ‘lealiste’ esplose a Dublino tra 1972 e 1974, diretta dal giudice Barron, che si è apertamente lamentato della scarsa collaborazione offerta (non sorprendentemente) dallo Stato britannico.

Il Rapporto Barron, reso pubblico Mercoledì 10 Dicembre 2003, che condanna l’inazione degli organi inquirenti irlandesi rispetto al massacro e individua le possibili collusioni britanniche, invita a nuove indagini giudiziarie per individuare non tanto gli esecutori materiali (ormai nel complesso noti, e in larga parte defunti), ma gli organizzatori e mandanti. Quanto segue è la traduzione di un articolo e di un editoriale sul Rapporto Barron tratti dall’autorevole settimanale di Dublino «Sunday Business Post» di Domenica 14 Dicembre 2003 (inserimenti editoriali nostri tra parentesi quadre).


Cosgrave ci deve una spiegazione

di Tom McGurk

Negli anni a venire, quando gli storici inizieranno a cercare una spiegazione per il comportamento del governo Cosgrave nei confronti dei suoi stessi cittadini assassinati in massa dalle bombe di Monaghan e Dublino - non ho dubbi che si sentiranno ancora sbalorditi, come ci siamo sentiti tutti leggendo il rapporto Barron di mercoledì scorso.

La criminale trascuratezza delle proprie responsabilità da parte del governo, documentata da Barron, sembra inspiegabile. La mancata azione nei confronti dei sospetti colpevoli, i cui nomi erano stati forniti personalmente dal Primo Ministro Britannico a Liam Cosgrave, il fatto che nessuna informazione venisse passata alla Garda Síochana dagli organi competenti britannici, la perdita di prove forensi e materiali, il rallentamento delle indagini fino alla loro cessazione e infine i dossier scomparsi dal Dipartimento di Giustizia.

Ma forse per iniziare a capire da dove una tale mentalità possa essere scaturita, gli storici potrebbero cominciare con l’analizzare il seguente paragrafo, tratto dall’editoriale che commentava la pubblicazione del Rapporto in «The Irish Times» di giovedì 11 novembre:

"In Gran Bretagna era appena salito al potere un governo laburista, ed era in atto uno sciopero lealista a causa dell’Accordo di Sunningdale. La classe dirigente dell’amministrazione Cosgrave era costantemente minacciata, in un clima di terrorismo. In tali circostanze, la conferma che dei membri delle forze di sicurezza dell’Irlanda del Nord erano coinvolti nelle esplosioni avrebbe danneggiato terribilmente le relazioni anglo-irlandesi, rafforzato l’IRA e minato il governo."

Dunque è tutto qui, spiegato in due parole: "in tali circostanze" e nei suoi più ampi interessi politici, così come li vedeva Cosgrave, il più grande omicidio di massa di cittadini di questo Stato doveva essere silenziosamente messo a tacere dal loro stesso governo.

Come se non bastasse, poi, le 33 persone fatte a pezzi nelle esplosioni, le centinaia di feriti, gli anni di perdite e sofferenze e menzogne ufficiali, erano tutti votati alla più nobile causa di ciò che Cosgrave era solito chiamare "la determinazione del nostro governo a mantenere l’ordine e il rispetto della legge".

Per coloro abbastanza vecchi da poter ricordare, oggi la visione storica di come quella amministrazione si aggrappò al moralismo riguardo alla violenza, e delle più ampie implicazioni di tali posizioni, lascia quasi nauseati.

Oltretutto, perché, da quando il rapporto è stato pubblicato, questo silenzio assordante da parte dei maggiori personaggi coinvolti ancora vivi – Liam Cosgrave, Garret FitzGerald [ministro degli Esteri], Paddy Cooney [ministro degli Interni, favorì il formarsi di una ‘Heavy Gang’, incaricata di torturare i Repubblicani arrestati, entro la Squadra Politica della Garda], Conor Cruise O’Brien e altri?

Quanto meno, il lavoro del Giudice Barron avrà causato un notevole lavoro di riscrittura dei necrologi politici. Quante reputazioni politiche si saranno ormai aggiunte, nella discarica di rifiuti della storia, ai morti e feriti delle esplosioni di Monaghan e Dublino?

Allo stesso modo, coloro che si erano aspettati che Barron potesse essere nella posizione di far luce su ciò che noi chiamiamo eufemisticamente "collusione ufficiale", sono stati, ovviamente, estremamente ingenui.

I servizi segreti britannici crearono molto tempo fa un modus operandi che non lasciasse impronte né ricadute politiche.

E, infatti, quant’era vana la speranza che Barron potesse vuotare il sacco, quando si considerano le testimonianze di ex agenti dei servizi segreti britannici, quali Colin Wallace e l’agente del MI6 con ruoli dirigenziali Peter Wright, autore di Spycatcher.

Entrambi hanno testimoniato che fu esattamente in questo periodo degli anni ’70 che gli stessi servizi segreti cercavano di distruggere il Primo Ministro Britannico Harold Wilson, in quanto convinti che egli fosse compromesso dai Sovietici.

Di fatto, le prove che lo sciopero dei ‘Lavoratori dell’Ulster’ contro l’Accordo di Sunningdale dello stesso periodo fosse clandestinamente pilotato da elementi dei servizi segreti aumentano col passare del tempo.

Infatti, in una più ampia prospettiva storica, c’è il crescente sospetto che la situazione nel Nord fosse diventata un comodo appiglio per pescare pesci molto più grossi a Londra.

Le presunte compromissioni di Wilson con i Sovietici, il crescente e a volte debilitante potere del sindacalismo britannico, persino il venir meno dell’importanza della vecchia aristocrazia all’interno del Partito Conservatore di Edward Heath, tutti questi elementi furono dei campanelli d’allarme nella terra degli spioni e dei loro amici. Nel giro di una generazione avevano trovato il loro campione in Margaret Thatcher, che sembrava aver capito il vecchio ordine delle gerarchie, e, come risultato, in men che non si dica lo Stato segreto britannico e il suo esecutivo politico erano già tornati a cenare allegramente insieme allo stesso tavolo.

Infatti, il fatto che prima della fine degli anni ’80 essi stessero attivamente cercando un contatto e una fine alle ostilità con l’IRA dimostra esattamente quanto già fossero tornati ad assumere il controllo.

E la situazione non cambia sotto Tony Blair. Non c’è da meravigliarsi, quindi, che in tempi più recenti l’ultimo fantasma a bussare alla porta sia stato lo sfortunato Dr. David Kelly [lo scienziato inglese, poi uccisosi, che aveva informato la BBC che quanto diceva Blair sulle armi di Saddam era falso]. Ma cosa dobbiamo fare noi ora con i nostri fantasmi di Dublino e Monaghan? Cosa può essere fatto ora per placare loro e i loro parenti tuttora in lutto?

Ed è forse troppo pretendere una spiegazione da coloro che erano al governo all’epoca e sono ancora vivi?

Ovviamente ciò che Barron non sottolinea è la reazione di Whitehall [il Ministero degli Esteri inglese] alla reazione di Dublino alle bombe. Che un governo potesse essere così incentrato sui propri interessi e desse così poco valore alle vite dei suoi stessi cittadini dev’essere stata un’autorevole lezione per Whitehall.

C’è forse da meravigliarsi che abbiano deciso, con la caduta dell’Accordo di Sunningdale, che il Nord era un problema essenzialmente britannico, e che, finché gli interessi politici di Dublino fossero stati garantiti, da quella parte non sarebbero stati sollevati problemi?

È chiaro che gli Inglesi avevano capito in fretta che nella loro zuppa irlandese la voce politica più facilmente controllabile e comprabile era quella del Parlamento Irlandese.

E così nel giro di pochi mesi abbiamo avuto l’Ulsterizzazione, Castlereagh [la stazione di polizia nelle Sei contee dove i sospetti repubblicani venivano torturati], la fine dello status di prigioniero politico, che ha portato agli scioperi della fame, e altri 15 anni di sanguinosi assassinii.

La sezione 31 qui [l’articolo censorio imposto dal ministro per le Poste e Comunicazioni Conor Cruise O’Brien, laburista, che proibiva di mostrare portavoce repubblicani alla radio e in televisione], e il suo equivalente in Gran Bretagna, hanno ghettizzato il paramilitarismo repubblicano e inculcato nella cultura politica ufficiale il mito che la sola e unica radice del problema nel Nord fosse l’IRA.

Ci sono volute le morti di migliaia di persone prima che Charles Haughey [leader del Fianna Fáil e ripetutamente capo del governo tra 1979 e 1992] e poi Albert Reynolds [Fianna Fáil, capo del governo tra 1992 e 1995] aprissero la strada per la loro via d’uscita politica, che poi divenne il processo di pace.

Ci saranno delle ricadute del rapporto Barron per un po’ di tempo a venire. Ma è veramente straordinario che la stessa classe politica che dichiara di aver fondato lo Stato abbia deciso, quando i suoi cittadini vennero assassinati in massa nelle strade della capitale, che la loro versione della bandiera tricolore non era abbastanza ampia da avvolgerli.

In verità la "visione spaventosa" di Lord Denning è venuta a trovarci.

[Riferimento alla famosa frase del giudice inglese Lord Denning, che negò la possibilità di appello ai sei irlandesi condannati ingiustamente per le bombe dell’IRA a Birmingham del 1974 (poi riconosciuti innocenti nel 1991), dicendo "Se questi sei uomini vincessero, significherebbe che la polizia inglese è colpevole, che ha commesso spergiuro, che ha usato violenza e minacce, che le confessioni dei sei non erano volontarie e che erano state impropriamente ammesse come prova contro di loro, e che le loro condanne sono state un errore. Questo è una visione talmente spaventosa che ogni persona sensata nel paese direbbe ‘Non si può permettere che questi appelli procedano oltre’.]

Editoriale: Il vergognoso fallimento di Cosgrave.

Gli sforzi per scusare la vergognosa incapacità del governo Cosgrave di rintracciare i responsabili delle esplosioni del 1974 a Dublino e Monaghan sono assolutamente incredibili.

Prendete la reazione del Ministro della Giustizia Michael McDowell alla pubblicazione del rapporto del giudice Barron sugli attentati. McDowell ha cantato le lodi del giudice per aver portato a termine un’analisi capillare e una valutazione delle circostanze della più grande atrocità in assoluto che si sia mai abbattuta sui cittadini della Repubblica durante i Troubles.

Ma di lì il ministro si è lanciato in un tentativo di discolpa. È stato motivo di rammarico, per McDowell, che il rapporto di Barron abbia trovato delle inadeguatezze nelle indagini della Garda.

Inadeguatezze? Chiamiamole col loro nome – sistematici fallimenti della Garda Síochana nell’espletare le funzioni più basilari delle quali è investita. Se le forze dell’ordine furono incapaci di impedire che 33 persone, compresa una donna incinta, fossero uccise e molte altre ferite, quanto meno non avrebbero dovuto risparmiare le forze nello scovare coloro che avevano commesso i reati.

Che dire delle prove, contenute nel rapporto Barron, che mostrano come alcuni agenti di polizia irlandesi stavano, consapevolmente o meno, lavorando per gli Inglesi? Perché coloro che l’hanno fatto consapevolmente non sono mai stati portati davanti alla giustizia, avendo tradito gli interessi dello Stato?

Sembra che ci sia un tentativo di suggerire che, se si chiama in causa la sicurezza dello Stato, si possa sminuire la gravità del fallimento nel proteggere i cittadini della Repubblica. Con questo in mente, l’inazione del governo Cosgrave, quando i nomi dei sospetti colpevoli gli erano stati dati dalle autorità britanniche, sembra ancora più sinistra. A ciò vanno aggiunte la perdita di importanti prove forensi, la conduzione lenta delle indagini, e, infine, la scomparsa di alcuni dossier dal Dipartimento di Giustizia.

Nei momenti successivi agli omicidi, l’allora capo del governo Liam Cosgrave parlò del suo impegno di portare i colpevoli davanti alla giustizia. Tre decenni dopo, quelle parole suonano ancora false alle famiglie e agli amici di coloro che vennero uccisi negli attacchi.

Il rapporto Barron è un atto di accusa al governo presieduto da Cosgrave. Eppure qual è stata la pubblica risposta di alcune delle sue personalità dirigenti che sono ancora vive? Probabilmente Cosgrave, l’ex ministro della giustizia Paddy Cooney, l’ex ministro degli esteri Garret FitzGerald e il loro collega al governo Conor Cruise O’Brien si stanno informando sui contenuti del rapporto.

Ma il loro silenzio gioca a loro sfavore. Se ai tempi di una tale disgrazia ci fosse stato un governo guidato dal Fianna Fáil, è probabile che le stesse persone che ora stanno inventando scuse per Cosgrave e i suoi colleghi, sarebbero assetate di sangue. Le depredazioni inflitte all’economia da FitzGerald sono risultate più chiare col passare del tempo. Comunque, il suo ruolo nel Gabinetto di Cosgrave dopo le esplosioni probabilmente infliggerà danni ancora più gravi alla sua reputazione.

Il governo Cosgrave ha dimostrato così poca preoccupazione per le vite degli Irlandesi, che ha rafforzato negli Inglesi la convinzione che il Nord fosse essenzialmente un loro problema interno. Questo è servito semplicemente a prolungare il conflitto e a costare altre vite.

A loro vergogna.


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traduzione a cura di Irlanda Notizie