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Storia d'Irlanda in breve: dall'antichità al 1916.
1) La conquista inglese dell'Irlanda.
L'Irlanda è stata la prima colonia dell'Inghilterra, invasa, nel 1169, prima ancora del Galles e della Scozia. Ma a causa della resistenza indigena gli invasori si trovarono ridotti, dal XIV secolo, a controllare un piccolissimo tratto della costa orientale del paese, intorno a Dublino, e alcune città.
Con
la Riforma protestante di Enrico VIII (1534) l'Inghilterra si strutturò
come Stato-nazione moderno, e diresse di nuovo contro l'Irlanda il proprio
espansionismo, soprattutto ad opera della regina Elisabetta I (1558-1603),
i cui eserciti riuscirono per la prima volta a prendere il controllo dell'intera
isola (1603). Ad eccezione della zona di Dublino, già amministrata
dagli Inglesi, la società irlandese era a quell'epoca una società
tribale celtica, divisa in molti regni locali, di lingua gaelica, di religione
cattolica. L'espansionismo militare inglese si avvantaggiò del frazionamento
irlandese, ma visto che ciò non bastava ad assicurare il controllo
del territorio, e volendosi presentare queste guerre all'opinione pubblica
interna come crociata contro il Cattolicesimo e il (preteso) dominio papale,
invece che come pura conquista coloniale, dalla fine del Cinquecento si
curò di spossessare gli indigeni delle loro terre, rafforzando le
conquiste militari con il trasporto di coloni protestanti inglesi e scozzesi
che divenivano proprietari al posto degli abitanti irlandesi originari.
Ma solo nell'Ulster, la più settentrionale delle quattro regioni
storiche in cui è divisa l'Irlanda, la Plantation ad opera
di coloni protestanti in maggioranza scozzesi, intrapresa da re Giacomo
I nel 1610, ebbe effetti permanenti. Lo scontro tra le ribellioni dei "selvaggi
Irlandesi" e le armate britanniche continuò per un altro secolo:
sono ancora ricordate le campagne militari inglesi di sterminio guidate
da Oliver Cromwell (1649-1652). Solo dal 1690-1692, con le battaglie del
fiume Boyne e di Aughrim, gli Inglesi, nominalmente guidati dal loro nuovo
Re protestante, Guglielmo d'Orange, ottennero un controllo incontrastato
dell'Irlanda.
Le condizioni del dominio vennero rafforzate con le Leggi Penali, che proibivano di fatto l'esercizio della religione cattolica e l'uso della lingua gaelica irlandese, impedendo ai Cattolici/Gaeli di avere qualsiasi proprietà, a beneficio dei nuovi coloni protestanti di lingua inglese. Si toglieva loro anche qualsiasi diritto umano, civile, e politico: un Parlamento irlandese, dipendente dalla Corona d'Inghilterra, sarebbe stato eletto solo dai ricchi coloni protestanti di lingua inglese. Per 'Protestanti' si intendevano solo i membri della Chiesa anglicana, fedeli alla Corona: mentre i Calvinisti, Puritani o Presbiteriani, chiamati 'Dissidenti' (Dissenters), molto numerosi tra i coloni nel Nord dell'Irlanda, avevano i diritti civili e quello di proprietà, ma erano esclusi dal godimento dei diritti politici. La maggior parte degli aristocratici irlandesi dovette fuggire all'estero, in Francia, in Spagna, in Italia, ma la resistenza della popolazione contadina indigena continuò con azioni di guerriglia organizzate da società segrete irlandesi contro i nuovi proprietari terrieri conquistatori. Solo a partire dal 1778, per l'influsso della Rivoluzione americana, le parti più feroci delle Leggi Penali cominciarono a venire abrogate; nel 1793 venne persino reso il diritto di voto (ma non di candidarsi) ai Cattolici abbienti.
2)
Nascita del Movimento Repubblicano Irlandese e Act of Union.
Sull'onda della Rivoluzione americana (1775-1783) e di
quella francese (1789), delle Dichiarazioni dei diritti dell'uomo e del
cittadino, propagandate nel mondo di lingua inglese dagli scritti di Tom
Paine, in Irlanda una parte dei coloni angloscozzesi protestanti, soprattutto
i Dissidenti (discriminati pesantemente fino al 1782), particolarmente
numerosi nel Nord dell'isola, riconsiderarono completamente le relazioni
con la madrepatria britannica, e decisero che, forse, dovevano allearsi
con gli abitanti originari di lingua gaelica e di religione cattolica per
creare una Irlanda repubblicana, completamente indipendente dall'Inghilterra.
Nacque così, nell'Ottobre 1791, a Dublino e a Belfast, il movimento
degli Irlandesi Uniti (United Irishmen). Loro leader fu Theobald
Wolfe Tone (1763-1798),
vero
fondatore del Repubblicanesimo irlandese, che definì così
gli scopi del movimento: "unire l'intero popolo d'Irlanda per spezzare
il legame con l'Inghilterra, continua fonte di tutti i nostri mali politici,
sostituendo il comune nome di Irlandesi alla denominazione religiosa di
Protestanti, Cattolici e Dissidenti". Nel 1794 il movimento, proscritto
dalle autorità inglesi, dovette entrare in clandestinità,
stringendo accordi con la Francia rivoluzionaria, e preparando l'insurrezione
di tutta l'Irlanda contro la dominazione inglese.
L'amministrazione britannica reagì con due abili
mosse: nel 1795 venne creato l'Ordine paramassonico di Orange (dal nome
del casato di Guglielmo III, il vincitore degli Irlandesi sul Boyne), aperto
a tutti i Protestanti (e dal 1834 anche a tutti i Dissidenti), di qualunque
posizione sociale, purché giurassero di combattere il "Papismo"
e di sostenere la Corona britannica; nel 1800 si riuscì ad ottenere,
tramite il pagamento di grandi somme per corromperli, che la maggioranza
dei nobili protestanti che costituivano il Parlamento d'Irlanda accettassero
l'abolizione della loro autonomia e l'unione completa con l'Inghilterra
(Act of Union). Gli Irlandesi Uniti, sostenuti da insufficienti
spedizioni navali francesi, scatenarono tre grandi insurrezioni, nel 1796,
nel 1798 ("L'anno della Libertà"), nel 1803; la più formidabile
fu la seconda, domata dagli Inglesi al prezzo di più di cinquantamila
morti, tra i quali quasi tutta la dirigenza del Movimento Repubblicano.
Irlandesi di lingua Gaelica e Irlandesi di lingua Inglese, Irlandesi di
religione cattolica e Irlandesi anglicani e dissidenti avevano combattuto,
insieme, contro le giubbe rosse inglesi, pur venendo sconfitti: era nata
l'Irlanda moderna.
3) L'Emancipazione Cattolica, la Grande Carestia, i Feniani.
Nei due decenni successivi, la rivoluzione industriale e la vittoria britannica su Napoleone avevano cominciato a cambiare la struttura sociale dell'Irlanda (e ancor più dell'Inghilterra): anche ai Liberali inglesi (i Whigs) l'esclusione dai diritti politici dei sudditi cattolici dell'Impero Britannico, che in Irlanda costituivano la maggioranza della popolazione, cominciava a sembrare ingiusta.
L'agitatore irlandese Daniel O'Connell (1773-1847) divenne l'alfiere della causa della 'emancipazione cattolica' in Irlanda ed in Inghilterra, mobilitando grandi folle di Irlandesi: questa agitazione portò nel 1829 al riconoscimento completo dei diritti politici attivi e passivi dei Cattolici del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda, pur se subordinati agli allora correnti requisiti di status e di censo. A quel punto, creando con questo il liberalismo cattolico, O'Connell cominciò a richiedere l'autonomia dell'Irlanda in base al principio di sussidiarietà, propugnando il rifiuto (Repeal) dell'unione con l'Inghilterra, sempre con mezzi costituzionali e legali, organizzando enormi adunate di protesta (Monster Meetings). Nel frattempo continuava la resistenza agraria illegale degli Irlandesi contro i proprietari terrieri, di lingua inglese e protestanti (solo il 7% delle terre dell'Irlanda era a questo punto proprietà degli originari abitanti cattolici); e nella città industriale di Belfast, nel Nord, trenta anni di attività delle logge dell'Orange Order tra la popolazione anglofona anglicana e dissidente (=calvinista) ebbero i primi risultati, con ripetuti assalti fisici contro gli Irlandesi di confessione cattolica: queste forme violente e clandestine di conflitto sociale fornirono all'amministrazione britannica il pretesto per proibire le manifestazioni legali e pacifiche del Repeal Movement di O'Connell.
Proprio allora (1845/1846) un terribile fungo parassita
distrusse le coltivazioni di patate in tutta Europa: ma in Irlanda la patata
era
l'elemento
principale della dieta degli otto milioni e mezzo di abitanti. La spaventosa
carestia risultatane (Potato Famine) sembrò distruggere efficacemente
l'intera nazione irlandese: in cinque anni tra un milione e un milione
mezzo di abitanti morirono, mentre nel giro di trent'anni altri tre milioni
furono costretti ad emigrare negli Stati Uniti d'America o in Gran Bretagna.
Fino al 1845 più della metà della popolazione irlandese parlava
come prima lingua il Gaelico: di colpo, nel giro di pochi decenni, l'Inglese
divenne lingua assolutamente maggioritaria. Non ci furono soccorsi da parte
dello Stato britannico, con la scusa di un rigido liberismo: mentre decine
di migliaia di Irlandesi morivano di fame tutti i prodotti agricoli dell'isola
continuarono ad essere esportati in Inghilterra a prezzi inaccessibili
agli affamati. Per la maggioranza degli Irlandesi questo comportamento
fu la dimostrazione dell'odio genocida dei conquistatori, gli Inglesi e
i loro agenti, i proprietari terrieri protestanti, contro gli Irlandesi
conquistati.
Di fronte a questa catastrofe nazionale molti giovani membri del movimento di O'Connell si volsero alla tradizione rivoluzionaria del Repubblicanesimo irlandese di quarant'anni prima, e alla realtà vivente delle società segrete contadine che conducevano la lotta contro i proprietari terrieri (Landlords) e la polizia britannica loro alleata. Venne fondato il gruppo della Giovane Irlanda (Young Ireland), che nel 1848 tentò una nuova (e sfortunata) insurrezione contro l'Inghilterra.
Questa volta l'esilio, le deportazioni e la prigionia non riuscirono a spezzare il filo della resistenza irlandese: nel 1858 tra gli emigrati irlandesi negli Stati Uniti, e subito dopo in patria, venne costruita la Fratellanza Repubblicana Irlandese (Irish Republican Brotherhood, I.R.B.), allo scopo di "spezzare il legame con la Gran Bretagna usando la violenza" ("to break the British connection through the means of physical force"). I membri di questa organizzazione nazionalista rivoluzionaria furono comunemente chiamati Feniani (cioè 'combattenti'). Da allora, con una continuità organizzativa durata fino ad oggi, è esistito il Movimento Repubblicano Irlandese.
Gli esordi insurrezionali non furono felici: nel 1865 e nel 1867 due spedizioni di emigrati irlandesi in America contro il Canada britannico vennero respinte, senza peraltro riuscire a provocare, come sperava l'I.R.B., uno stato di guerra tra gli Stati Uniti e l'Inghilterra (in quella occasione apparve per la prima volta il nome di Irish Republican Army o I.R.A., 'Esercito Repubblicano Irlandese'); e nel 1867 una insurrezione generale in Irlanda venne repressa sul nascere dallo Stato britannico, per via dell'opera di informatori. La Chiesa cattolica irlandese, ormai avviata ad una felice cooperazione con lo Stato inglese (nel 1869 alla Chiesa anglicana d'Irlanda venne tolto lo status di Chiesa di Stato, fino ad allora mantenuta dalle decime di tutti gli Irlandesi, anche se in grande maggioranza cattolici), condannò con parole di fuoco i tentativi dei Repubblicani, cui rimproverava tra l'altro, oltre al 'peccato di ribellione contro le autorità da Dio costituite', il progetto di una Irlanda laica, non confessionale, senza artificiose divisioni tra Cattolici e Protestanti.
4) L'era di Parnell: autonomismo (Home Rule) e lotta per la terra (Land War).
A partire dal 1870 un gruppo di deputati irlandesi eletti al Parlamento britannico coi voti della popolazione cattolica ritornò a propugnare, molto cautamente, un programma nazionalista basato sull'autonomia amministrativa (Home Rule) dell'Irlanda in seno all'Impero Britannico, creando l'Home Rule Party.
Nel 1874 divenne leader del partito Charles Stewart Parnell (1846-1891), gentiluomo di campagna anglicano ma in cuor suo vero indipendentista irlandese, che riuscì ben presto a dare uno slancio tutto diverso al movimento, unendo l'azione costituzionale a quella illegale. Dal 1879 infatti Parnell giunse ad un accordo con la Irish Republican Brotherhood, diretta allora da Michael Davitt (1846-1906) e da John Devoy (1842-1928): il Movimento Repubblicano avrebbe appoggiato gli sforzi del partito costituzionale di Parnell per ottenere l'autonomia irlandese e la riforma agraria. Da quell'anno infatti iniziò la durissima "guerra per la terra" (Land War) dei fittavoli e braccianti irlandesi, fino ad allora senza alcun diritto, contro i proprietari terrieri e le autorità britanniche che li proteggevano: né le leggi repressive speciali (Coercion Acts), né la condanna dei metodi di lotta impiegati dal movimento (il termine e la pratica del 'boicottaggio' nacquero in quella occasione) da parte della gerarchia della Chiesa Cattolica riuscirono ad averne ragione. Parallelamente allo scontro sociale, guidato dalla Lega per la terra di Davitt, il partito dell'Home Rule di Parnell, divenuto ago della bilancia nel Parlamento britannico tra Liberali e Conservatori, praticava l'ostruzionismo ad oltranza per porre all'ordine del giorno l'autogoverno dell'Irlanda e la Riforma agraria.
Di fronte a questo movimento di lotta ben condotto su tutti i livelli il nuovo Governo britannico liberale, diretto da Gladstone, dovette già nel 1881 iniziare una serie di Riforme agrarie (completate nel 1903) che espropriavano gradualmente i grandi proprietari terrieri trasformando fittavoli e braccianti cattolici in piccoli proprietari contadini. Gladstone inserì nel suo programma di governo l'Home Rule, che prevedeva un Parlamento irlandese e l'autogoverno dell'isola per ciò che riguardava gli affari interni. Ma quando nel 1886 il governo Gladstone (sostenuto dal partito di Parnell, determinante dopo una schiacciante vittoria elettorale in Irlanda) portò il progetto dell'Home Rule dinanzi al Parlamento, una parte del suo partito si scisse, dichiarandosi Unionista e alleandosi coi Conservatori, facendo cadere governo e progetto, sostenendo che concedere l'autogoverno all'Irlanda avrebbe distrutto l'Impero Britannico e l'ordine sociale. Nel Nord-Est dell'Irlanda i discendenti dei coloni protestanti, fanatizzati dall'Ordine di Orange, scatenavano pogrom contro la popolazione cattolica: secondo loro l'Home Rule, oltre a determinare la fine della loro pretesa superiorità sociale sui 'selvaggi cattolici irlandesi', sarebbe equivalso al dominio diretto dell'odiato Papa di Roma.
Nel ventennio successivo il succedersi di Governi di Conservatori/Unionisti cancellarono la possibilità dell'Home Rule per l'Irlanda: il partito di Parnell continuò l'agitazione, parlamentare ed extraparlamentare, ma nel 1890 Parnell venne convenientemente messo fuori gioco da un tipico scandalo vittoriano (si scoprì che aveva una amante sposata), e il suo partito si spaccò, col concorso determinante della gerarchia della Chiesa cattolica irlandese, che aveva sempre mal sopportato il laicismo del "protestante Parnell" e dei suoi alleati Repubblicani.
5) La 'rinascita celtica', lo scontro sull'Home Rule e l'armamento di Unionisti e nazionalisti.
Quando nel 1900 il Partito Parlamentare Irlandese (I.P.P.) venne infine ricostituito, esso era divenuto un partito autonomista moderato e perbenista, controllato dalla Chiesa cattolica. La causa indipendentista irlandese, pur mantenuta viva dall'attività clandestina della I.R.B., sembrò essere sostenuta solo da piccoli gruppi 'folkloristici' o puramente culturali, come la Gaelic League (dal 1893) che propugnava il ritorno del Gaelico alla posizione di prima lingua dell'Irlanda, esaltando il passato celtico, e come il Sinn Féin (dal 1905) guidato da Arthur Griffith (1871-1922), che voleva che i parlamentari irlandesi si ritirassero dal Parlamento britannico proclamando un Parlamento indipendente irlandese, e che in Irlanda il popolo creasse, coi metodi della resistenza passiva e contando solo sulle proprie forze, un 'contro-Stato' basato sulla negazione della legittimità del Governo britannico in Irlanda. Al di fuori di questa effervescenza culturale nazionalistica (chiamata 'rinascita celtica', Gaelic Renaissance), sembrò che l'effetto sociale delle riforme agrarie e dell'insediarsi dell'industria moderna anche a Dublino oltre che a Belfast, col formarsi di ceti medi più ampi spesso impiegati nell'amministrazione britannica, stessero per integrare completamente l'Irlanda nel Regno Unito, come era già successo con la Scozia.
Nel 1906 i Liberali inglesi tornarono al potere col Governo di Lord Asquith, e cercando l'appoggio dell'I.P.P. rimisero all'ordine del giorno un Home Rule 'moderato' in senso centralistico. Prevedibile l'opposizione della Camera dei Lord, che poté essere risolta (limitando il suo diritto di veto sulle leggi votate dalla Camera dei Pari) solo nel 1911, dopo un faticoso conflitto costituzionale e nuove elezioni, che resero determinante il sostegno dell'I.P.P. al Governo. Non era prevedibile, invece, la violenza degli Unionisti irlandesi, spalleggiati dai Conservatori inglesi, contro qualsiasi grado di autogoverno per l'Irlanda, che nel giro di pochi anni sembrò portare l'intero Regno Unito sull'orlo della guerra civile.
Infatti gli Unionisti irlandesi dell'Ulster, guidati da Edward Henry Carson (1854-1935) e organizzati dall'Ordine d'Orange, reagirono alla ripresentazione della legge sull'Home Rule con un giuramento solenne "in difesa della fede protestante" (Ulster Covenant, Settembre 1912), firmato da duecentotrentasettemila uomini, in cui si impegnavano a resistere con tutti i mezzi, legali o illegali, ad un eventuale autogoverno dell'Irlanda, creando una forza armata per dimostrare la loro determinazione: la Ulster Volunteer Force (U.V.F., Forza Volontaria dell'Ulster, Gennaio 1913).
Per reazione anche i nazionalisti irlandesi moderati dell' I.P.P. dovettero costituire una milizia (Irish Volunteers, Volontari Irlandesi, Novembre 1913) in cui ebbero però un ruolo preminente i Repubblicani della I.R.B.. Nello stesso Novembre 1913 un grande sciopero operaio a Dublino portò alla costituzione della Irish Citizen Army (I.C.A., Esercito Civico Irlandese), guidato dal socialista rivoluzionario e nazionalista James Connolly (1868-1916).
Mentre l'Home Rule avanzava nel suo iter parlamentare la situazione divenne sempre più tesa: i Conservatori inglesi, spalleggiati dall'aristocrazia e dalla casta degli ufficiali di carriera, appoggiarono apertamente le illegalità degli Unionisti dell'Ulster, che costituirono un Governo Provvisorio (Settembre 1913), e che nell'Aprile 1914, cogliendo di sorpresa la polizia, riuscirono a farsi arrivare a Belfast 40.000 fucili da guerra dalla Germania. La maggioranza degli ufficiali dell'esercito britannico in Irlanda si dichiararono non disponibili a reprimere gli Unionisti. L'intero Regno Unito sembrava scivolare verso la guerra civile. Quando in Luglio a Dublino anche agli Irish Volunteers giunse un carico di armi tedesche i soldati di un reggimento britannico spararono sulla folla uccidendo quattro persone.
Lo scoppio della prima guerra mondiale (29 Luglio 1914) salvò il Regno Unito dalla guerra civile: l'Home Rule per l'Irlanda divenne legge nell'Agosto, ma la sua entrata in vigore venne sospesa a tempo indeterminato, a causa della guerra. Agli Unionisti dell'U.V.F. venne concesso di costituire una propria divisione nell'esercito britannico sul Fronte occidentale; anche i dirigenti nazionalisti moderati dell'I.P.P. incitarono i membri degli Irish Volunteers ad arruolarsi nell'esercito britannico: ne seguì la rottura tra Irish Volunteers e I.P.P..
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