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LE RADICI STORICHE DEL CONFLITTO NEL NORD DELL'IRLANDA.

terza parte

 

Storia d'Irlanda in breve: guerra nel Nord dell'Irlanda, 1969-1998.

 

9) Il movimento per i diritti civili nelle 6 contee, la reazione orangista e l'intervento dell'esercito britannico (1968-1969).

Il nuovo clima internazionale degli anni '60, con la distensione tra Est e Ovest, il Concilio Vaticano II, la lotta per l'uguaglianza degli afro-americani, un maggiore benessere economico anche nelle due parti dell'Irlanda, sembrarono rendere del tutto anacronistica la situazione della provincia britannica dell'Irlanda del Nord. In questo quadro tra gli abitanti cattolici delle 6 contee si affacciò la volontà di reclamare pacificamente i loro diritti di cittadini britannici, facendo cessare la discriminazione etnico-religiosa che li colpiva, al di fuori di qualsiasi legame con la tradizione del nazionalismo e del repubblicanesimo irlandese. Prese I'iniziativa di formare un movimento per i diritti civili (1967: Northern Ireland Civil Rights Association) la prima generazione di studenti universitari cattolici dell'Irlanda del Nord.

Ma dall'Ottobre 1968 le prime dimostrazioni pacifiche vennero assalite da gruppi di membri dell'Ordine di Orange, spalleggiati dalle due polizie unioniste. Un centinaio di dimostranti furono feriti. Le immagini dei disordini, trasmesse per televisione, scandalizzarono l'opinione pubblica britannica e internazionale, richiamando l'attenzione sulla anomala situazione delle 6 contee. La reazione viscerale di gran parte dei Protestanti, aizzati dal pastore fondamentalista presbiteriano Ian Paisley Ian Paisley, fu di considerare il movimento democratico dei diritti civili come una nuova 'sollevazione' dei 'selvaggi cattolici irlandesi'. Il Governo unionista delle 6 contee proibì le manifestazioni del movimento, mandando le due polizie a reprimerle con la massima durezza. Parallelamente all'azione repressiva ufficiale, membri dell'Ordine d'Orange iniziarono ad attaccare con bombe molotov i quartieri cattolici di Belfast e di Derry (la seconda città delle 6 contee, chiamata Londonderry dall'amministrazione britannica e dagli Unionisti): la popolazione, guidata dagli studenti, dovette organizzarsi per la difesa.

Questo diede al Governo unionista il pretesto per scagliare RUC e B-Specials contro i quartieri cattolici: nell'invasione del ghetto di Bogside, a Derry, nell'Aprile 1969 si ebbe la prima vittima, un uomo ucciso dalle percosse dei B-Specials. Con la "stagione delle parate" (da Luglio ad Agosto, quando per tradizione l'Ordine d'Orange sfila nelle città dell'lrlanda del Nord), la tensione raggiunse il parossismo: le parate si trasformarono in assalti armati di Orangisti e polizia unionista contro i quartieri cattolici, e nella "pulizia etnica" contro i cattolici che vivevano in zone miste, con un bilancio di una decina di vittime, di un migliaio di feriti e di più di trentamila profughi, parte dei quali (circa 10.000) rifugiatisi nella Repubblica del Sud.

Sull'onda dell'indignazione dell'opinione pubblica il Governo laburista britannico di Harold Wilson decise di sottrarre la tutela dell'ordine pubblico al Governo unionista della Provincia, inviando l'esercito britannico per tutelare la vita e i beni dei cittadini cattolici (14 Agosto 1969). All'inizio ci furono scontri armati, con vittime, tra truppe britanniche e unionisti radicali (che divennero noti come 'Lealisti' 1). E' da notarsi che in quella fase la questione della riunificazione nazionale dell'Irlanda non era stata risollevata ancora da nessuno: i cattolici volevano fare finire un sistema che li ledeva nei loro diritti democratici di cittadini britannici; il Movimento Repubblicano in seguito alla sconfitta della sua campagna militare del 1956-1962 era ridotto ai minimi termini, senza avere influenza alcuna sugli avvenimenti, in mano ad una dirigenza marxista-leninista (ma riformista) che non era più interessata al nazionalismo irlandese e che aveva disarmato l'I.R.A., la quale venne meno in quell'occasione alla sua tradizione di difesa della popolazione nazionalista. Solo gli Unionisti più fanatici parlavano di un 'complotto papista e sovietico' appoggiato dal Governo di Dublino per conquistare la Provincia protestante.

 

10) Il frazionamento dell'Unionismo, la rinascita del Movimento Repubblicano e l'inizio della guerra contro l'Inghilterra (1971), la fine dello Stato dell'Irlanda del Nord (1972).

La situazione venne mutata da alcuni fattori:

· 1) L'indecisione strategica e i tentennamenti dei Governi britannici, laburisti o conservatori. A quasi cinquanta anni dalla Partizione artificiale dell'Irlanda, strappata allora da Lloyd George a ragion veduta, il Governo laburista di Wilson non aveva una chiara opinione sul futuro delle 6 contee. Tendenzialmente lo scoppio dei disordini mostrava l'esigenza di parificare la Provincia alle altre regioni del Regno Unito, abolendovi tutte le forme di discriminazione antidemocratica e le leggi speciali: per fare questo, però, si sarebbero dovuti abolire tempestivamente Governo e Parlamento orangisti delle 6 contee, imponendo il dominio diretto del Parlamento e del Governo britannico, rovesciando così la Legge costitutiva dell'Irlanda del Nord del 1920, riconfermata nel 1949. I Governi britannici (dapprima laburista, guidato da Wilson, poi, dal Giugno 1970, conservatore, guidato da Edward Heath) non furono in grado di prendere decisioni con rapidità.

· 2) Il comportamento dell'esercito britannico, non preparato allora a compiti di ordine pubblico e di gestione anche politica del territorio in Europa. Era inevitabile che le perquisizioni e i pattugliamenti dei quartieri cattolici, condotti spesso con brutalità dalle truppe britanniche (che all'inizio vi erano state accolte come liberatrici), unita al ritardo nelle riforme, alla lunga mutassero i sentimenti della popolazione cattolica, rendendola ostile e dando nuova vitalità al nazionalismo irlandese. Infatti diveniva nuovamente evidente alla popolazione cattolica che il problema non risiedeva nel fanatismo religioso dei lealisti protestanti, ma nel perdurare del dominio britannico sull'Irlanda.

· 3) L'opposizione di principio a qualunque riforma democratica da parte dei settori soprattutto popolari protestanti, che vedevano nella discriminazione dei cattolici la garanzia di una pretesa 'supremazia' ereditaria, e che erano pronti, come nel 1912, a ribellarsi anche contro il Governo britannico.

· 4) La ripresa delle attività del Movimento Repubblicano Irlandese. Scossi dall'incapacità dell'I.R.A. di contribuire alla difesa della popolazione cattolica delle 6 contee, molti vecchi Repubblicani di tutta l'Irlanda, appoggiati da nuovi militanti cresciuti politicamente nel movimento per i diritti civili e nella difesa dei quartieri delle 6 contee, nell'inverno 1969-1970 misero sotto accusa la dirigenza marxista-riformista del Movimento, e costituirono un Sinn Féin e un I.R.A. 'Provisional' ('Provvisori', per differenziarsi dal Movimento allora ufficiale, 'Official'), per ottenere, secondo la bicentenaria tradizione repubblicana, 'il distacco dall'Inghilterra per mezzo della violenza'. Il riarmo dell'I.R.A. venne favorito, a fini di piccola politica interna, da alcuni ministri del Governo di Dublino.

La situazione continuò a degenerare: il Partito Unionista si divise tra moderati ed estremisti, portando alla formazione di nuovi partiti, mentre si formavano gruppi illegali lealisti armati, come la Ulster Volunteer Force, per attaccare le zone cattoliche; si aggravarono i conflitti tra le truppe britanniche e la popolazione cattolica, che autogovernava i propri quartieri-ghetto con organismi spontanei di difesa, fino a portare alle prime vittime cattoliche del fuoco dell'esercito di Londra (Giugno 1970); e nel Febbraio 1971 l'I.R.A. 'Provisional', ormai radicatosi tra la popolazione, iniziò la sua campagna militare per cacciare gli Inglesi dall'Irlanda.

La reazione del Governo conservatore britannico di Heath fu controproducente: avvalendosi dello Special Powers Act il 9 Agosto 1971 fu reintrodotto l'internamento preventivo, e millecinquecento abitanti cattolici furono messi in campo di concentramento. Questo provocò l'insurrezione dei quartieri cattolici, che riuscirono per un anno a cacciare le truppe britanniche fuori dai loro confini ('no-go areas'), e strinse la popolazione al fianco dell'I.R.A. 'Provisional'.Troops

Anche l'I.R.A. 'Official' fu costretta a iniziare una propria offensiva contro gli Inglesi durata meno d'un paio d'anni; ma l'abbandono definitivo della lotta armata contro l'Inghilterra provocò la scissione dei suoi settori rivoluzionari, che nel 1974 costituirono l'Irish National Liberation Army (I.N.L.A., Esercito di Liberazione Nazionale Irlandese), che riprese le operazioni contro lo Stato britannico, e il partito politico Irish Republican Socialist Party (I.R.S.P.). Da quel momento l'I.R.A. 'Official', abbandonata ogni azione anti-britannica, si impegnò per alcuni anni in una faida sanguinosa contro gli scissionisti, cercando di spazzarli via; prima di scomparire, almeno in apparenza, alla fine degli anni Settanta, per assecondare la trasformazione del Sinn Féin 'Official' nel legalitario Workers Party.

L'esercito britannico si ritrovò così nel ruolo di combattimento più confacente alla sua natura, talvolta esagerando, come quando nel Gennaio 1972 i parà britannici uccisero 14 dimostranti nazionalisti disarmati a Derry ('Bloody Sunday', Domenica di Sangue: in quell'occasione una folla di decine di migliaia di persone distrusse l'ambasciata britannica a Dublino).

Nel Marzo 1972 il Governo britannico si decise a sospendere il Governo e il Parlamento unionisti della Provincia, assumendone il controllo diretto. La campagna militare dell'I.R.A. si diresse da un lato contro l'esercito britannico, la R.U.C. e l'Ulster Defence Regiment (U.D.R., i B-Specials, ripuliti e ricostituiti nel 1970 come reggimento 'part-time' dell'esercito britannico), dall'altro contro obbiettivi economici, il che costrinse dal 1972 lo Stato britannico a pagare tutti i danni al posto delle assicurazioni, che non potevano più fare fronte ai costi. Nel 1971, primo anno di guerra dichiarata, si erano avuti 173 morti (mentre nel 1969 solo 16 persone avevano perso la vita nei disordini, e 24 nel 1970); nel 1972, l'anno più sanguinoso del conflitto, i caduti furono 472. 2

11) Tentativi di soluzione politica del conflitto, attività dei Lealisti protestanti, tregue tra Londra e l'I.R.A. (1973-1976).

Nel 1973 il Governo britannico sembrò riprendere l'iniziativa politica, organizzando l'elezione di una Assemblea delle 6 contee che condusse in Dicembre agli Accordi di Sunningdale stipulati tra i moderati del campo unionista e di quello nazionalista. Gli accordi prevedevano l'instaurazione di un Esecutivo di 'spartizione dei poteri' (Power Sharing) composto su base paritaria da politici unionisti e nazionalisti.

L'accordo venne mandato in frantumi dalla reazione dei settori lealisti intransigenti, predominanti tra la piccola borghesia e la classe operaia protestanti. Formato un organismo insieme sindacale e paramilitare, l'Ulster Workers' Council (Consiglio dei Lavoratori dell'Ulster), radicato nei punti chiave della struttura produttiva, questi settori, coperti politicamente dal Reverendo Paisley, indissero nel Maggio 1974 uno sciopero generale contro gli accordi, dichiarandosi pronti a scontrarsi militarmente con la Gran Bretagna. Lo scioperò paralizzò completamente l'economia; il Governo britannico non osò spezzarlo con la forza, e si sottomise al ricatto lealista, sciogliendo l'Esecutivo e l'Assemblea.

In attesa di elaborare una nuova strategia, il Governo britannico nel 1974-1975 riuscì a concordare una tregua con i guerriglieri repubblicani, che pure definiva (e definisce) terroristi: la tregua fu addirittura garantita da pattuglie miste di controllo, composte da soldati britannici e da guerriglieri dell'I.R.A.. Sottobanco il Governo laburista inglese (dal Marzo 1974 Wilson era di nuovo Primo ministro) promise ai Repubblicani un suo prossimo ritiro dall'Irlanda. La tregua del 1975 ebbe un effetto quasi letale sul Movimento Repubblicano: approfittando della tregua le organizzazioni paramilitari lealiste (la U.V.F., cui si erano aggiunti gli Ulster Freedom Fighters, nome di copertura della Ulster Defence Association, organizzazione 'nazionalrivoluzionaria' particolarmente forte a Belfast Ovest, e altri gruppi minori) si scatenarono nella caccia al cattolico purché cattolico, facendo decine di vittime tra la popolazione nazionalista.

L'I.R.A. non poteva reagire per via della tregua, perdendo così prestigio proprio nei suoi 'santuari'. Inoltre la sua struttura era rigidamente territoriale, cresciuta com'era nella difesa delle zone nazionaliste, basata su plotoni, compagnie, battaglioni, brigate: gli Inglesi seppero utilizzare la tregua per raccogliere tutte le informazioni utili a distruggerla. Infine il Movimento Repubblicano era debole nella sua strategia politica complessiva: il ritiro dell'esercito britannico veniva da anni dato come imminente; un certo militarismo faceva sì che il partito politico (il Sinn Féin) fosse una pura appendice dell'IRA, che non aveva vita propria e che predicava l'astensionismo completo alle elezioni; i Repubblicani non erano presenti nelle lotte sociali e sindacali che in tutta l'Irlanda si svolgevano senza trovare mai un punto d'incontro con la lotta di liberazione nazionale combattuta nelle 6 contee.

 

12) La guerra continua (1976-1984): strategie britanniche e resistenza nazionalista irlandese, la ristrutturazione del Movimento Repubblicano, lo sciopero della fame.

Saltata infine la tregua nel Gennaio 1976, i due successivi Segretari di Stato britannici per l'Irlanda del Nord, i laburisti Merlyn Rees e Roy Mason (dal Settembre 1976), precedendo le strategie della Thatcher, erano riusciti ad elaborare la nuova tattica inglese per vincere la guerra nella Provincia: 1) lotta a fondo contro l'I.R.A., senza più negoziati, fino al suo sradicamento o alla sua resa, unita ad una attenta gestione dell'informazione e della propaganda, cioè la soluzione militare della questione irlandese; 2) 'ulsterizzazione', da un lato uniformando le leggi repressive delle 6 contee a quelle del Regno Unito (le leggi speciali Emergency Provision Act, che nel 1973 sostituì lo Special Powers Act nella Provincia, e il Prevention of Terrorism Act per tutto il Regno, 1974), abolendo così, insieme all'internamento preventivo, anche lo status di 'prigioniero politico' fino ad allora riconosciuto ai Repubblicani, e istituendo tribunali speciali contro il 'terrorismo'; e dall'altro sostituendo il più possibile nei compiti di intelligence e di gestione politica della repressione le polizie locali (RUC e UDR) all'esercito britannico.

L'orizzonte strategico prevedeva Ia non utilità di un ritiro inglese dall'Irlanda del Nord. La motivazione ufficiale era, ed è, che le 6 contee (artificialmente ritagliate dall'Irlanda nel 1920) devono poter continuare a far parte del Regno Unito "fino a quando lo desidererà la maggioranza della loro popolazione". Le motivazioni reali riguardavano le conseguenze di un ritiro inglese dall'Irlanda: il ritiro dalla prima colonia inglese avrebbe finito di far crollare, sul piano del prestigio interno e internazionale, il già esangue mito britannico dell'Impero, ancora però fondante per lo Stato; un ritiro avrebbe inoltre con ogni probabilità prodotto fenomeni pericolosi, sul modello dell'OAS dei coloni francesi in Algeria; la prosecuzione della guerra in Irlanda del Nord permetteva al contrario alla Gran Bretagna di avere un esercito professionale perfettamente addestrato, forse il migliore del mondo sul piano tattico (tutti i reggimenti britannici si avvicendavano in turni di quattro mesi nella Provincia; dopo le recenti riduzioni, i turni sono diventati di sei mesi); inoltre, cosa che oggi può sembrare ridicola, ma che aveva il suo peso negli anni '70, le 6 contee erano un ottimo laboratorio di gestione politico-militare di un conflitto a bassa intensità, quale un domani poteva presentarsi in Inghilterra, scaturito dallo scontro sociale.

La decisione del Governo britannico, guidato ora dal laburista James Callaghan (succeduto a Wilson nell'Aprile 1976), di perseguire una soluzione prevalentemente militare della crisi irlandese, era favorita anche dal Governo di Liam Cosgrave nella Repubblica del Sud (1973-1977), composto da una coalizione tra Fine Gael e Labour Party. Giunto al potere in seguito ad un rovescio elettorale del Fianna Fáil, partito almeno nominalmente votato all'unità e all'indipendenza dell'Irlanda, tale Governo si mosse su una linea filobritannica, intensificando la repressione del Movimento Repubblicano.

In questo quadro di ripresa dell'iniziativa militare e di controllo dell'informazione da parte dello Stato britannico, cui si aggiungeva, presso la popolazione nazionalista delle 6 contee, la stanchezza di otto anni di disordini e di guerra, il Movimento Repubblicano dovette ristrutturarsi completamente per sopravvivere. La generazione dei combattenti degli anni '70 prese con qualche contrasto la guida politica e militare dell'I.R.A. e del Sinn Féin. Sul piano complessivo il significato della svolta, portata a termine tra il 1977 e il 1980, fu di mettere la politica al primo posto, cancellando la possibilità di derive militariste. Il militante repubblicano, indipendentemente dalle sue funzioni politiche o militari, doveva essere militante complessivo. Il Sinn Féin doveva divenire partito politico di massa, capace di operare tra la popolazione intervenendo sui problemi della vita quotidiana e organizzando l'agitazione legale su temi concreti, non solo con una mera funzione di appoggio propagandistico alla guerra condotta dall'IRA. In questa chiave i Repubblicani eletti al Parlamento di Dublino e nelle amministrazioni locali delle 6 e delle 26 contee dell'Irlanda avrebbero dovuto, gradualmente, accettare di occupare i loro seggi (mentre fino a quel momento per tradizione i candidati repubblicani eletti si rifiutavano di farlo, non riconoscendo la legittimità di quegli organi legislativi): con un loro gioco di parole, "the bullet and the ballot", 'la pallottola e insieme la scheda elettorale'. Sul piano strategico l'Irlanda unita, democratica e non confessionale, obbiettivo storico del Movimento Repubblicano, andava sostanziata e costruita nei suoi aspetti sociali ed economici attraverso un movimento di lotta di massa in entrambe le parti dell'Irlanda, che non poteva necessariamente esprimersi soltanto con la lotta armata contro gli Inglesi. La svolta politica del Movimento Repubblicano non avvenne senza contrasti: una minoranza di militanti, guidata da parte della dirigenza degli anni Settanta, si oppose all'abbandono dell'astensionismo verso il Parlamento di Dublino, e costituì nel 1986 il Republican Sinn Féin.

Sul piano militare l'IRA avrebbe dovuto ristrutturarsi completamente, abbandonando (tranne che sulla carta) la sua organizzazione10 scioperanti morti territoriale di milizia di autodifesa di massa, divenuta vulnerabile per il perfezionamento delle tecniche politiche, giuridiche e militari di repressione, e adottando invece una struttura cellulare-piramidale basata sulle A.S.U. (Active Service Units, 'Unità in servizio attivo').

La strategia di Londra per una soluzione 'interna' e intransigentemente repressiva della guerra nelle 6 contee sembrò rafforzata dalla vittoria elettorale dei Conservatori guidati da Margaret Thatcher nel Maggio 1979. Era inoltre favorita dai fenomeni terroristici che affliggevano l'Europa proprio in quegli anni, permettendo sul piano propagandistico la spiccia equiparazione dei guerriglieri dell'IRA, impegnati in una guerra di liberazione nazionale e con solide radici tra la popolazione, coi terroristi politici operanti in altri paesi. Proprio dall'estate di quell'anno, però, i Repubblicani irlandesi tornarono ad avere l'iniziativa sul piano militare, con alcune operazioni spettacolari (tra le quali la battaglia di Warrenpoint, in cui caddero 18 soldati britannici), e sul piano politico poterono dimostrare di avere un più forte appoggio da parte della popolazione nazionalista, anche per via del coinvolgimento emotivo creato dalla lotta sempre più estrema dei prigionieri politici. Infatti sulla mobilitazione di massa in sostegno ai prigionieri il Sinn Féin costruì in tutta l'Irlanda una più efficiente struttura di partito, capace di affrontare efficacemente anche le campagne elettorali.

Nel 1981, con gli eventi causati dallo sciopero della fame fino alla morte iniziato dal comandante dei prigionieri repubblicani, Bobby Sands (1954-1981)Bobby Sands, la convinzione britannica di riuscire alla lunga a sconfiggere la lotta di liberazione nelle 6 contee guidata dai repubblicani irlandesi si dimostrò infine illusoria. Infatti, anche se la lotta dei prigionieri fu tecnicamente sconfitta (il Governo Thatcher non cedette sulla loro richiesta di ripristinare formalmente lo status di prigioniero politico, nonostante la morte di 10 scioperanti della fame), lo Stato britannico subì un grave colpo sul piano del prestigio: la questione irlandese ritornò sulle pagine dei mass-media internazionali, mentre in Irlanda Bobby Sands e poi altri prigionieri, candidati in elezioni suppletive ai Parlamenti di Londra e di Dublino, venivano eletti con un successo superiore ad ogni previsione. Il tentativo britannico di 'criminalizzare' i Repubblicani irlandesi era evidentemente fallito. La forza della resistenza irlandese venne confermata dall'elezione al Parlamento di Londra nel 1981, nel seggio che era stato di Sands, di Owen Carron del Sinn Féin, e nel 1983, a Belfast Ovest, di Gerry Adams, artefice della svolta repubblicana, mentre sul piano militare l'IRA continuava ad agire, spesso con operazioni spettacolari (attentato contro la Thatcher, Ottobre 1984).

 

13) 1985-1994: nuovi tentativi di soluzione politica 'moderata' e 'dimensione irlandese', prosecuzione della guerra e mutamenti internazionali, inizio delle trattative e 'cessate il fuoco' dell'I.R.A..

La strategia britannica vide un aggiustamento di linea in concomitanza con questi eventi: come da tempo sostenevano documenti militari dei Servizi britannici, la sconfitta della resistenza irlandese si era dimostrata inattuabile. Si trattava quindi di prendere tempo, mantenendo con la saturazione militare delle 6 contee "livelli accettabili di violenza" (che a dire degli strateghi dell'esercito britannico si erano ottenuti con la svolta del 1976), e, vista l'impraticabilità di una soluzione della crisi 'interna' al Regno Unito, si dovevano cercare accordi col Governo di Dublino e coi nazionalisti moderati del S.D.L.P. (Social Democratic & Labour Party) delle 6 contee, isolando il Movimento Repubblicano.

Frutto della nuova linea fu nel 1985 l'Accordo Anglo-Irlandese di Hillsborough (Treaty On Northern Ireland, 15 Novembre 1985), in cui per la prima volta il Governo di Londra riconosceva la "dimensione irlandese" del conflitto nelle 6 contee, ammettendo che la Provincia avrebbe potuto separarsi in futuro dal Regno Unito ed unirsi alla Repubblica del Sud, qualora, sempre in futuro, la maggioranza della popolazione avesse espresso questa volontà. Tra gli accordi c'era un trattato di estradizione tra Regno Unito e Repubblica irlandese (entrato in vigore nel Dicembre 1987) che permetteva per la prima volta agli Inglesi di farsi consegnare i Repubblicani ricercati rifugiatisi nel Sud. L'Accordo fu possibile perché a Dublino era in carica il Governo Fitzgerald (1982-1987), coalizione di Fine Gael e Labour Party, partiti poco teneri verso i Repubblicani.

Gli accordi di Hillsborough non modificarono la situazione nelle 6 contee: gli Unionisti si dichiararono 'traditi', manifestando violentemente contro il Governo britannico, e i Repubblicani denunciarono la collaborazione di Londra e Dublino contro l'IRA; nel 1987 Gerry Adams fu rieletto al Parlamento britannico nella circoscrizione di Belfast Ovest. Il ritorno di Charles Haughey, leader del Fianna Fáil, coinvolto nel 1970 nella fornitura di armi all'I.R.A., alla guida del Governo dell'Irlanda del Sud nel Marzo del 1987, ostacolò la prosecuzione dei negoziati tra i due Governi. La guerra continuò, guadagnando spesso l'attenzione dei mass media mondiali. Da parte dei Lealisti, spesso in dimostrata collusione coi servizi di sicurezza britannici, ci fu un aumento degli attacchi a civili cattolici, che divennero tra la fine degli anni '80 e l'attuale 'Processo di Pace' la categoria di vittime più numerosa. Da parte dei Repubblicani fu intrapresa una campagna militare mirata contro obbiettivi economici in Inghilterra, che rese molto più ingenti per l'erario britannico i già enormi costi del conflitto nelle 6 contee, pur senza abbandonare bersagli più politici (come la riunione del Governo di Londra bombardata con mortai nel Febbraio 1991). Sin dal 1972 si erano avuti sporadici attacchi dell'IRA in Inghilterra, ma non specificamente finalizzati a causare il massimo danno economico (solo in Inghilterra, perché per i Repubblicani in Scozia, in Galles, in Cornovaglia e nell'isola di Man, paesi celtici come l'Irlanda, l'IRA non deve compiere operazioni militari).

La sostituzione di Margaret Thatcher con John Major alla guida del Governo di Londra nel Novembre 1990 facilitò la presa d'atto ufficiosa, da parte inglese, dell'impossibilità di giungere ad una soluzione negoziata del conflitto che escludesse il Movimento Repubblicano Irlandese. Fino ad allora, infatti, mentre il Movimento Repubblicano da anni si dichiarava disposto a negoziare, la linea inglese ufficiale si riassumeva nello slogan "Non tratteremo mai con i terroristi". Il crollo del sistema sovietico spingeva inoltre ad un ridimensionamento delle spese militari, e la situazione economica rendeva più oneroso il costo dell'occupazione britannica delle 6 contee. Nella stessa direzione ebbe un forte peso l'elezione del democratico Bill Clinton a Presidente degli Stati Uniti col sostegno della lobby degli Irlandesi d'America (Novembre 1992).

Rovesciando infatti la politica di totale appoggio all'Inghilterra seguita da Reagan e da Bush, l'amministrazione Clinton, premuta da Ted Kennedy e dagli altri parlamentari di origine irlandese, dichiarò fin dal Febbraio 1993 il proprio interessamento per una soluzione politica della guerra, attraverso negoziati tra tutte le parti in causa. Dal Settembre 1993, inoltre, si ebbero a Belfast incontri tra emissari 'non ufficiali' dell'amministrazione USA e i dirigenti del Sinn Féin. Parallelamente si sviluppava il dialogo tra John Hume, leader del partito nazionalista moderato dell'Irlanda del Nord (S.D.L.P., contrario alla lotta armata), e considerato fino dagli anni '70 molto legato agli USA e alla lobby kennediana, e Gerry Adams, dal 1983 presidente del Sinn Féin. Nell'Ottobre 1993 tale dialogo sfociò nel Piano Hume-Adams "per il raggiungimento della pace e della giustizia in Irlanda", rivolto al Governo britannico, che chiedeva il riconoscimento del diritto del popolo irlandese all'autodeterminazione e trattative tra tutte le parti interessate, inclusi i Repubblicani.

In risposta si ebbe la Downing Street Declaration del 15 Dicembre 1993, dichiarazione politica congiunta di John Major e del capo del Governo Fianna Fáil/Labour Party di Dublino, Albert Reynolds. In essa il "Governo inglese ribadiva di non avere interessi egoistici, strategici o economici in Irlanda", e Londra e Dublino chiedevano al Sínn Féin e all'IRA "la rinuncia definitiva all'uso ed al sostegno della violenza paramilitare" come precondizione per trattative dirette (che sarebbero iniziate solo dopo tre mesi dall'annunzio della sospensione delle ostilità). Si riconosceva inoltre il diritto del popolo irlandese all'autodeterminazione (che Londra non aveva mai riconosciuto in precedenza), ma subordinato al previo consenso della maggioranza della popolazione delle 6 contee. Il Governo di Dublino si dichiarava disponibile a modificare gli Articoli 2 e 3 della Costituzione irlandese, che rivendicano l'appartenenza delle 6 contee allo Stato del Sud.

Prontamente il Presidente USA Clinton definì il contenuto del documento "un'opportunità storica per interrompere il tragico cerchio di sangue", e questo giudizio positivo venne condiviso dall'SDLP e, con meno enfasi, dagli Unionisti moderati. I fondamentalisti protestanti del Democratic Unionist Party di Ian Paisley gridarono invece al "tradimento" perpetrato dal Governo di Londra ai danni della popolazione unionista delle 6 contee, mentre i paramilitari lealisti della UVF e degli UFF incrementavano le uccisioni di Cattolici presi a caso.

Il Movimento Repubblicano chiese ai Governi di Londra e Dublino precisazioni sulle condizioni di avvio dei negoziati, iniziando una consultazione tra tutti i suoi militanti, politici e militari, sulla possibilità di dichiarare il 'cessate il fuoco', e intraprendendo in tutta l'Irlanda una campagna di mobilitazione di massa all'insegna dello slogan: "25 Years. Time for Peace. Time to Go" ("25 anni. Il momento di fare la pace. Il momento di andarsene", rivolto ovviamente agli Inglesi). Anche le azioni militari vennero finalizzate all'ottenimento di migliori condizioni per avviare il processo di pace (come mostra il bombardamento dell'aereoporto di Heathrow con proiettili di mortaio, però a salve, ripetuto per tre volte dall'IRA nel Marzo 1994).

Il risultato di questi sviluppi (di sicuro favorito dietro le quinte da garanzie dell'amministrazione USA ai Repubblicani) fu la "completa" e "permanente" tregua unilaterale proclamata dall'IRA il 31 Agosto 1994, cui fece seguito inopinatamente quella delle organizzazioni paramilitari lealiste riunite nel C.L.M.C. (Combined Loyalist Military Committee, 13 Ottobre 1994). Il 'cessate il fuoco' repubblicano fu accolto nei quartieri nazionalisti da imponenti, ma premature, manifestazioni di giubilo.

 

14) Il difficile 'Processo di Pace', 1994-1998.

Il Governo di Major, allo scopo di rafforzare le proprie posizioni negoziali, cercò per settimane di dimostrare che "completa" e "permanente" non equivalevano a "definitiva", ma il Governo Reynolds di Dublino e l'amministrazione USA riconobbero subito la validità del 'cessate il fuoco' repubblicano, ricevendo pertanto ufficialmente Gerry Adams e la dirigenza del Sinn Féin; di conseguenza anche il Governo di Londra fu costretto a incontrare ufficialmente per la prima volta il Sinn Féin, il 9 Dicembre 1994.

Ma subito fondati timori di un indebolimento delle prospettive del 'Processo di Pace' vennero espressi dal Sinn Féin riguardo al 'ribaltone' (come di certo sarebbe stato chiamato in Italia) del Governo di Dublino ad opera del Partito Laburista in Novembre, che vide l'estromissione dal potere del Fianna Fáil di Reynolds, e l'insediamento il 15 Dicembre 1994 del Governo di John Bruton sostenuto da una maggioranza diversa (Fine Gael/Labour Party/Democratic Left).

Il cambio di governo a Dublino permise al Primo ministro di Londra, John Major, di porre una nuova precondizione all'entrata nel vivo del processo di pace, chiedendo che I.R.A. e Lealisti effettuassero subito il "decommissioning" (='porre fuori servizio') delle loro armi, cioè le consegnassero (senza dire a chi) o le distruggessero: ma senza offrire in cambio la stessa operazione da parte dell'esercito britannico e delle due polizie di parte dell'Irlanda del Nord, la Royal Ulster Constabulary e il Royal Irish Regiment (R.I.R., dal Luglio 1992 nuovo nome dell'U.D.R.). La richiesta di Londra di disarmo preventivo di solo alcune delle forze in lotta, inaccettabile da esse prima che si fosse fatto alcun passo verso una soluzione negoziata e definitiva del conflitto, era quindi solo un nuovo artificio propagandistico per procrastinare i tempi di una seria trattativa; un artificio che alla fine, come ci si poteva aspettare, condusse alla ripresa delle ostilità. 3

Il comportamento di Major, apparentemente incoerente, trovava una spiegazione superficiale nella sempre più ridotta maggioranza parlamentare del suo Governo, che di conseguenza sempre più dipendeva dall'appoggio dei nove parlamentari dell'Ulster Unionist Party. La ragione vera del comportamento di Major risiedeva probabilmente nel suo stesso Partito Conservatore: il partito che era stato della Thatcher, legato più dei Laburisti agli alti gradi delle Forze armate e agli apparati di sicurezza, non accettava di buon grado l'apertura di trattative di pace con i nemici, i Repubblicani irlandesi. Inoltre il tentativo della propaganda britannica, nei primi mesi dopo il cessate il fuoco, di fare apparire l'IRA come sconfitto e di fatto 'costretto alla resa', non aveva ottenuto grandi successi (se non, forse, presso la stampa italiana, la più sensibile a tale propaganda).

La riluttanza del Governo britannico ad avviare serie trattative si manifestò anche sul terreno: i quasi 750 prigionieri repubblicani (più circa 450 Lealisti) allora detenuti in Irlanda del Nord e in Gran Bretagna non videro alcun miglioramento delle loro condizioni; fu proseguita la costruzione di basi militari nelle Sei contee; approfittando del 'cessate il fuoco' l'esercito britannico occupò alcune zone (come il Sud della Contea di Armagh) che in precedenza non era in grado di controllare, intensificando i pattugliamenti in forza delle aree nazionaliste; la RUC e il RIR aumentarono il numero dei controlli e delle perquisizioni distruttive, continuando ad arrestare militanti repubblicani e aumentando il maltrattamento dei civili nazionalisti.

In una direzione più consona all'avvio di un negoziato serio sembrò invece andare il "Framework for an Agreement", documento concordato dai due Governi, di Londra e di Dublino, il 22 Febbraio 1995, che nelle sue clausole sanciva la possibilità di non tenere conto del ricatto unionista, conducendo le trattative anche nel caso che i partiti unionisti rifiutassero di parteciparvi; e riconosceva il diritto all'autodeterminazione degli Irlandesi, e soprattutto la necessità di cambiamenti nella posizione costituzionale dell'Irlanda del Nord, e la costituzione di organi di governo comuni tra Sei contee e Ventisei contee, organi cioè dotati di poteri esecutivi.

Non venne però fissata alcuna data per l'inizio del negoziato, e il Governo Major continuò per più di un anno a porre la questione del "decommissioning" come precondizione alla partecipazione del Sinn Féin alle trattative, finché, su iniziativa americana e irlandese, una commissione internazionale di tre membri (la 'Commissione Mitchell', dal nome del suo presidente) venne incaricata di decidere la questione. Alla fine di Gennaio del 1996 la Commissione presentò il suo verdetto, che dava torto a Major e agli Unionisti irlandesi: il disarmo di Repubblicani e Lealisti non doveva necessariamente precedere la trattativa. Major si rifiutò di accettare le conseguenze del verdetto: invece di avviare subito i veri negoziati, pose una nuova precondizione, l'elezione in Maggio di una assemblea di 110 negoziatori che rappresentassero i dieci partiti più votati nelle Sei contee.

Di fronte a questa ulteriore presa in giro l'Esercito Repubblicano Irlandese si vide costretto a riprendere le ostilità, e il 9 Febbraio, annunziata la fine del cessate il fuoco, fece esplodere un potente ordigno a Londra; la campagna dell'IRA fu nei primi mesi limitata alla sola Inghilterra, senza operazioni nelle Sei contee. Il Sinn Féin, subito ostracizzato ed escluso dalle 'trattative informali' per decidere delle future trattative ufficiali, guadagnò consensi in Irlanda; e alle elezioni per l'assemblea dei negoziatori, tenutesi il 30 Maggio 1996, vide aumentare considerevolmente i propri voti, ottenendo 17 delegati; ma a dispetto del loro mandato popolare essi furono esclusi daIle trattative, che iniziarono inutilmente in Giugno.

Come nell'estate del 1995, la 'stagione delle Parate' 4 tra Luglio e Agosto fu segnata da grande tensione e disordini: l'Ordine d'Orange insisteva per marciare attraverso le zone nazionaliste. Il punto di maggior tensione era, di nuovo, Drumcree, frazione di Portadown. Il Governo britannico proibì la offensiva parata orangista nella nazionalista Garvaghy Road, ma dopo tre giorni di scontri con militanti unionisti e lealisti, e dopo che il leader del Partito Unionista 'moderato', David Trimble, sulla questione delle Parate aveva fatto lega pubblicamente con i paramilitari lealisti (tra i quali Billy Wright, noto come 'Re Ratto', membro della U.V.F., ma contrario al cessate il fuoco lealista), il Governo si rimangiò la decisione, adducendo come motivo il pericolo di 'perdita di vite umane' (per le minacce unioniste di sparare sulle forze statali britanniche, e soprattutto per il rifiuto di molti agenti della R.U.C. di intervenire contro gli Orangisti). La parata orangista venne fatta passare con la forza (R.U.C. ed esercito britannico assalirono gli abitanti del quartiere, che intendevano opporsi) nella Garvaghy Road. Nei disordini che seguirono in tutta l'Irlanda del Nord un civile nazionalista venne ucciso da un blindato della polizia, e molte centinaia rimasero feriti; le forze armate dello Stato britannico (esercito britannico, R.U.C. e R.I.R.) spararono in tre giorni contro i dimostranti nazionalisti seimila proiettili di plastica, potenzialmente letali (hanno causato dagli anni Settanta una quindicina di morti nelle Sei contee), mentre ne avevano sparati solo cinquecento contro i dimostranti unionisti, nei tre giorni precedenti.

Contemporaneamente un taxista cattolico veniva assassinato da orangisti nella stessa Portadown, e Billy Wright promuoveva la scissione del suo gruppo dalla U.V.F., fondando la Loyalist Volunteer Force (L.V.F., Forza Volontaria Lealista) che subito proclamò di non voler sottostare al cessate il fuoco del C.L.M.C., raccogliendo anche dissidenti della U.D.A..

Per i dieci mesi successivi alla 'stagione delle parate', mentre senza il Sinn Féin i negoziati, privi di senso, si impantanavano su questioni procedurali, il Governo Major, senza maggioranza, dipendeva completamente dai nove deputati dello Unionist Party. La L.V.F. intraprese una campagna di omicidi contro i civili nazionalisti, e l'I.R.A. tornò a colpire nelle Sei contee, attaccando le forze britanniche (uno di questi attacchi colpì il quartier generale dell'esercito britannico in Irlanda del Nord, che ha sede a Lisburn).

La situazione si rimise in movimento con le elezioni politiche britanniche del 1 Maggio 1997, che videro la schiacciante vittoria dei Laburisti di Tony Blair. In Irlanda del Nord il Sinn Féin conseguì una grossa vittoria, ottenendo più del 16% dei voti: Gerry Adams e Martin McGuinness furono eletti al Parlamento di Westminster, anche se si astennero dall'occupare i loro seggi, seguendo la tradizione repubblicana. I nazionalisti 'moderati' del S.D.L.P. ottennero il 24% e tre seggi. Sul fronte unionista il D.U.P. di Paisley crollò al 13% e a due seggi; il Partito Unionista 'ufficiale' di Trimble crebbe fino a quasi il 33% dei voti, ottenendo 10 seggi, e un seggio fu ottenuto dal piccolo United Kingdom Unionist Party (U.K.U.P., Partito Unionista per il Regno Unito).

Tre settimane dopo, le elezioni per i 26 Consigli locali delle Sei contee registrarono un ulteriore aumento dei voti del Sinn Féin, che superarono il 17%, con 74 consiglieri eletti; per la prima volta i partiti unionisti persero la maggioranza a Belfast, che vide il suo primo sindaco nazionalista. Nel campo unionista, i due piccoli partiti Progressive Unionist Party (P.U.P., Partito Unionista Progressista) e Ulster Democratic Party (U.D.P., Partito Democratico dell'Ulster), legati rispettivamente alla U.V.F. e alla U.D.A., minacciarono per la prima volta seriamente i partiti unionisti maggiori (quelli ufficialmente 'moderati'), conquistando alcune decine di consiglieri.

Il 5 Giugno le elezioni politiche nella Repubblica del Sud videro la sconfitta della coalizione anti-repubblicana composta da Fine Gael, Labour Party e Democratic Left, e l'insediarsi del nuovo Governo di Bertie Ahern, composto da Fianna Fáil e Progressive Democrats, più attento agli interessi nazionali dell'Irlanda. Il Sinn Féin, presentatosi in un terzo delle circoscrizioni, registrò un nuovo successo, eleggendo al Dáil (il Parlamento di Dublino) un deputato che per la prima volta accettò di occupare il seggio.

Questi sviluppi elettorali ridiedero vigore al 'Processo di Pace', che sembrava destinato al fallimento. Il Governo britannico di Tony Blair, abolite le precondizioni imposte da Major, e dopo consultazioni non ufficiali col Sinn Féin, fissò un nuovo programma di negoziati di pace, con una scadenza determinata, il Maggio 1998. L'I.R.A. rispose col ristabilimento del cessate il fuoco, il 20 Luglio 1997. In Settembre iniziarono le prime trattative reali, con la partecipazione del Sinn Féin: il D.U.P. di Paisley e l'U.K.U.P. decisero di boicottarle, promuovendo un'agitazione contro di esse, mentre l'U.U.P. accettò a malincuore di sedersi al tavolo del negoziato. La campagna politica di D.U.P. e U.K.U.P. contro il 'Processo di Pace' fu affiancata da quella 'militare' della L.V.F., con un bilancio di una trentina di vittime dal 1996 ad oggi. Anche le due organizzazioni armate repubblicane minori sono tornate in attività: la 'Continuity' I.R.A. con gli esplosivi, l'I.N.L.A. colpendo esponenti dei gruppi armati lealisti (come lo stesso Billy Wright, ucciso negli H-Blocks il 27 Dicembre 1997), e fornendo così il destro al moltiplicarsi delle uccisioni di civili nazionalisti da parte della L.V.F. (e, in tre casi confermati, degli U.F.F. della U.D.A.).

Per gli sviluppi più recenti, si vedano le nostre Ultime Notizie.

Note:

1 "Lealismo", che solo dagli anni '70 suona differente dal semplice "Unionismo", indica la 'lealtà' al Patto (Covenant) che la Monarchia britannica avrebbe, dal tempo di Guglielmo d'Orange, miticamente e storicamente stipulato con i Protestanti del Nord, garantendo in Irlanda la loro supremazia sui Cattolici. Se lo Stato britannico dovesse venir meno a questo patto, o 'tradire', i Lealisti protestanti dell'Ulster si riterrebbero liberi da ogni 'lealtà' verso di esso e quindi liberi di combatterlo, in quanto in primo luogo impegnatisi alla 'lealtà' verso i (presunti) interessi del proprio 'popolo', il "Popolo protestante dell'Ulster".

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2 Vedi in questo sito il documento I costi umani del conflitto, 1969-1998.

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3 "Decommissioning" è il termine usato nei trattati, ad esempio, per definire il disarmo delle forze che si erano contrapposte nella guerra civile in El Salvador, una volta iniziato nel 1992 il processo di pace promosso dall'ONU. Le armi venivano consegnate a (o distrutte sotto la supervisione di) controllori super partes, le Forze di pace inviate dall'ONU. Fino ad oggi, al contrario, i Governi di Londra si sono sempre opposti a qualsiasi ipotesi di invio nell'Irlanda del Nord di Forze di pace sotto supervisione ONU, anche USA o della Comunità Europea, sostenendo che le 6 contee erano un problema interno britannico o (e questo solo negli ultimi anni) tuttalpiù anglo-irlandese. Inoltre le operazioni di peacekeeping ONU si esercitano per garantire la tregua tra le parti in guerra: al di là delle interpretazioni massmediali, spesso compiacenti verso la propaganda britannica, non risulta che il conflitto in corso da un quarto di secolo nell'Irlanda del Nord sia solo, o prevalentemente, una guerra tra le due 'comunità' o 'tradizioni', la unionista protestante e la nazionalista cattolica. Risulta invece l'ultima fase di una lunghissima guerra tra nazionalismo repubblicano irlandese e Stato centralista e 'imperiale' britannico, sostenuto in loco dal Lealismo unionista, che ha peraltro con quello stesso Stato un rapporto complesso. Ciò è dimostrato dalla stessa Partizione dell'Irlanda nel 1920, artificiale e colonialista in quanto ritagliava una zona di quella Nazione secondo il solo criterio di crearvi una precostituita maggioranza filobritannica (ispirandosi a questo esempio, durante il conflitto algerino qualcuno in Francia propose di compiere una simile partizione in Algeria, creandovi una zona sotto controllo francese dove i coloni fossero in grande maggioranza; De Gaulle saggiamente rifiutò tale 'soluzione' che non avrebbe 'risolto' nulla, come dimostra per l'appunto l'Irlanda del Nord). In Irlanda lo Stato britannico è quindi una delle parti in conflitto: la pretesa di Major, che l'I.R.A. (o i Lealisti) disarmassero, mentre le trattative erano nella fase iniziale e nessun accordo di pace era stato ancora siglato dalle parti in lotta, Governo di Londra compreso, era manifestamente assurda. Il Movimento Repubblicano Irlandese (e lo stesso vale per i Lealisti) sarebbe stato completamente folle e votato all'autodistruzione se avesse risposto positivamente ad una simile richiesta.

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4) Con le Parate, specie quelle del 12 Agosto, anniversario della Battaglia della Boyne del 1690, gli aderenti all'Ordine d'Orange e all'altro Ordine collegato, gli Apprentice Boys, intendono esprimere la loro derisione per il 'papismo' e i 'papisti' (gli Irlandesi cattolici) sconfitti. Per esibire la superiorità e il potere dei Protestanti occorre che essi marcino proprio nei quartieri nazionalisti, dove le loro parate non sono gradite.

La questione delle Parate ha assunto particolare rilevanza da quando è in corso il 'Processo di Pace'; essa infatti è una cartina di tornasole per verificare se le istituzioni dello Stato britannico intendono davvero promuovere una condizione di 'uguale rispetto' per tutti i cittadini delle Sei contee. Inutile dire che nelle ultime tre estati le decisioni dello Stato britannico non sono sembrate andare in questa direzione.

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ultima modifica 03 aprile 1998