Rosemary Nelson è stata assassinata
lunedì 15 marzo da una bomba collocata sotto la sua automobile. L'attentato è stato
rivendicato da un'organizzazione paramilitare lealista dissidente, con la probabile
assistenza di cellule dei gruppi lealisti principali, ufficialmente impegnati in una
tregua.
Sull'assassinio pesano tuttavia sospetti di collusione fra gli esecutori materiali
dell'attentato e forze di sicurezza.
Come Pat Finucane, assassinato
dieci anni fa a Belfast, anche Rosemary Nelson ricevette frequenti minacce di morte da
parte della RUC, prima del suo assassinio.
Quello che segue è un estratto dalla deposizione resa da Rosemary Nelson, il 29 settembre
1998, nella sede di una commissione per i diritti umani del Congresso degli Stati Uniti
d'America (Subcommittee on International Operations and Human Rights del Committee on
International Relations, House of Representatives), convocata sulla scia del rapporto
presentato alcuni mesi prima dal Relatore
Speciale della Commissione per i Diritti Umani dell'ONU Data Param Cumaraswamy.
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Esercito la professione legale in Irlanda del Nord da
dodici anni e ho una clientela mista, cioè proveniente da entrambe le comunità.
Negli ultimi dieci anni ho difeso persone sospettate di crimini di natura politica,
fermate e interrogate dalla polizia. Da quando ho iniziato a occuparmi di questi casi, e
soprattutto a partire da un caso di omicidio particolarmente celebre, ho iniziato ad avere
problemi con la RUC. Vi sono stati casi in cui agenti della RUC hanno messo in dubbio la
mia integrità professionale, avanzando nei miei confronti accuse di appartenenza a un
gruppo paramilitare e, soprattutto, dando voce a gravi minacce verso la mia sicurezza,
fino a minacciarmi di morte. Le cose sono peggiorate negli ultimi due anni, soprattutto da
quando sono stata nominata consulente legale degli abitanti di Garvaghy Road, che si
oppongono al passaggio di una marcia orangista che ogni anno fa ritorno dalla chiesa di
Drumcree, attraverso il quartiere.
L'anno scorso [1997, n.d.t.] i miei clienti mi hanno incaricato di richiedere a loro nome una revisione giudiziaria di emergenza nei confronti di una eventuale decisione delle autorità di far passare con la forza la parata su Garvaghy Road, ed ero presente quando alla fine la RUC mise in atto questo piano. Quando la RUC iniziò a entrare in forze nel quartiere, nelle prime ore del mattino del 5 luglio [1997], mi avvicinai alle linee di agenti e dichiarai le mie generalità, specificando il mio ruolo di avvocato rappresentante degli abitanti del quartiere. Chiesi di poter parlare con l'ufficiale al comando dell'operazione, ma per tutta risposta fui malmenata da diversi agenti, e dovetti subire ingiurie di stampo razzista [offensive nei confronti della comunità cattolica/nazionalista, n.d.t.]. Nel corso dell'aggressione, riportai escoriazioni a un braccio e a una spalla. Gli ufficiali che mi avevano aggredito non avevano alcun numero di matricola sulla divisa, e quando chiesi i loro nomi mi fu detto di "andare a farmi fottere".
Ho presentato denuncia per l'aggressione e per le ingiurie subite, ma finora la RUC non ha agito in alcun modo serio al riguardo. Da quel giorno in avanti, i miei clienti hanno cominciato a riferirmi di casi in cui poliziotti della RUC hanno rivolto improperi al mio indirizzo, oltre a minacce di morte nei confronti miei e di membri della mia famiglia. Questi casi sono in continuo aumento. Ho iniziato anche a ricevere telefonate e lettere minatorie. Ho cercato di ignorare tali minacce, per quanto possibile, ma non posso non tenere conto del rischio che possono correre la mia famiglia e il personale del mio studio. E' impossibile, per qualsiasi legale che eserciti la professione nell'Irlanda del Nord, dimenticare o non pensare a quanto accadde a Patrick Finucane.
Ho denunciato questi casi di minacce, ma ancora una volta non ho avuto risposte soddisfacenti. Nonostante i reclami riguardanti la RUC siano accolti dalla Independent Commission for Police Complaints (ICPC, "Commissione Indipendente per i Reclami verso la Polizia"), le indagini volte a stabilirne la fondatezza sono affidate alla stessa RUC. Di recente, una di queste indagini è stata affidata a un ufficiale di polizia invitato dall'Inghilterra, e questi ha deciso di non avvalersi dell'assistenza offertagli dalla RUC.
Ritengo che uno dei fattori che permettono alla RUC di agire in modo ingiurioso e violento verso una persona nella mia posizione sia il tipo di condizioni in cui viene loro permesso, dalla legislazione di emergenza, di interrogare le persone da loro fermate. Questo avviene senza il necessario controllo da parte dell'avvocato difensore, il cui accesso al luogo in cui avviene l'interrogatorio può essere impedito per un periodo di 48 ore a partire dal fermo. In questo modo, non mi viene mai permesso di essere presente nel corso dell'interrogatorio dei miei clienti. Un'altra ragione che spinge gli agenti della RUC a comportarsi nei miei confronti nel modo descritto è evidentemente la loro tendenza a dimenticare il mio ruolo di avvocato e a identificarmi con i crimini di cui sono sospettati i miei clienti e con la causa politica che essi sono sospettati di professare. Questa tendenza a identificarmi con i miei clienti ha spinto alcuni agenti della RUC a insinuare che io sia implicata nell'attività armata, e questa è una insinuazione che mi offende profondamente.
Ritengo che il ruolo di un avvocato che difende i diritti dei propri clienti sia un ruolo molto importante e solo quando questo ruolo sarà riconosciuto e rispettato, potremo finalmente salutare l'alba di una società nuova, in Irlanda del Nord.
Mi auguro di cuore che quel giorno arrivi presto.