Il processo di pace oggi

di Silvio Cerulli

West Belfast 31 ottobre 2001

Il contesto
Dopo anni di crisi il processo di pace irlandese si è conquistato una nuova opportunità di poter finalmente progredire grazie al gesto di disarmo dell'IRA. Tuttavia l'evento davvero significativo che seppur brevemente ha riportato l'Irlanda davanti all'opinione pubblica internazionale la scorsa settimana muove i suoi primi passi nel maggio del 2000 quando, per sbloccare la paralisi del processo politico da cui dipende direttamente l'intero processo di pace, l'IRA aveva offerto di aprire volontariamente alcuni arsenali a due ispettori internazionali i quali, da allora, hanno visitato i depositi in tre occasioni descrivendo un "sostanziale quantitativo di armi". In altre parole il disarmo era già cominciato 17 mesi fa.

Ma il leader unionista ed ex-premier del nord David Trimble aveva rifiutato l'offerta insistendo per una consegna delle armi davanti a media e tv per immortalare l'atto della resa repubblicana. Sin dal cessate il fuoco del 1994 gli unionisti hanno usato la questione delle armi per prevenire qualunque cambiamento e grazie al sostegno del governo inglese ci sono in gran parte riusciti, escludendo il Sinn Féin da negoziati prima e dalle istituzioni governative poi, bloccando i punti dell'Accordo di Pace del '98 (il Good Friday Agreement, GFA) che non riescono a digerire e dimettendosi dal parlamento locale sempre per lo stesso motivo: perché l'IRA non ha consegnato le armi alle condizioni dettate da Trimble, non dagli accordi.

David Trimble

Il GFA non impone né precondizioni né scadenze; tutto quello che riguarda il disarmo dei "gruppi paramilitari" è racchiuso in poche righe, a pagina 20, le quali recitano testualmente che tutti i partiti s'impegnano ad usare tutta la loro influenza per convincere i gruppi paramilitari al disarmo.
Nel maggio di quest'anno, con la crisi che gli unionisti avevano annunciato per iscritto ormai alle porte, al termine di un'intensa tornata di negoziati nelle Midlands inglesi sembra profilarsi un possibile "scambio" tra un impegno al disarmo da parte dell'IRA e il rispetto degli Accordi mai onorati da parte di Londra. Lo schema, allora rifiutato da unionisti ed inglesi, non viene reso pubblico ma presto diviene evidente vi sia una trama per un possibile compromesso.

La grande attesa
Trascorrono settimane di trattative segrete, di colloqui anche ai massimi livelli tra Londra e Sinn Féin, con gli unionisti rimasti ai margini. Dieci mesi orsono Trimble aveva scritto ai membri del suo esecutivo che senza il disarmo alle sue condizioni egli avrebbe "innescato una crisi fino al collasso degli accordi" ed è di parola dimettendosi a luglio, seguito dai suoi ministri poche settimane più tardi. Le dimissioni significano che Londra dovrà optare per una nuova sospensione di accordi, istituzioni e devolution.
Con un'insidiosa e lunga crisi dietro l'angolo i contatti tra Downing Street e West Belfast s'intensificano fino a quando, lunedì 22, Gerry Adams raduna media e fedelissimi repubblicani al Conway Mill, vecchio linificio abbandonato e riutilizzato dalla comunità a due passi dalla Falls Road.
E' qui che il presidente del Sinn Féin annuncia di aver chiesto all'IRA di neutralizzare delle armi "per salvare il peace process".

Gerry Adams

Adams non avrebbe fatto un simile annuncio se non fosse stato certo di una risposta positiva e così la grande attesa comincia. Dopo l'annuncio, quando il leader repubblicano è ormai sulla Falls Road un vecchietto si rivolge garbatamente ad Adams: "Gerry, you have just sold us out", lo saluta e richiude il finestrino dell'auto. Nel suo discorso Adams aveva ammesso che "questa decisione porterà profondo dolore nelle case di molti repubblicani" ed aveva lanciato un forte appello all'unità: "questo è il momento di restare uniti, di affrontare questo passaggio importante con coraggio".

Finito il discorso, lungo la Falls Road battuta da un tiepido autunno, il primo pensiero torna al luglio del '97 quando Adams e McGuinness annunciarono di aver chiesto all'IRA la rientrata in vigore del cessate il fuoco (interrotto nel febbraio del '96 con il camion-bomba di Canary Wharf, a Londra). In quel caso passarono 24 ore e i due leader del Sinn Féin, in questo stesso Conway Mill, annunciarono la nuova tregua. L'annuncio di Adams è delle stesse proporzioni: qualcosa di impensabile sta per succedere.

E succede davvero
"Il processo politico è sull'orlo del collasso e ciò potrebbe avere pesanti ripercussioni sull'intero processo di pace. E' per questo che abbiamo stabilito uno schema con l'apposita Commissione sul Disarmo e quello schema è già stato avviato, nel tentativo di salvare il processo e di convincere altri della nostra sincerità". Sono passate 24 ore dal discorso di Adams e questa è la risposta dell'IRA. Si tratta di un gesto storico, che non conosce precedenti in Irlanda; decine e decine di organizzazioni armate sono insorte in ottocento anni di occupazione britannica ma nessuna aveva mai consegnato le sue armi, né volontariamente né sotto pressione. Per un movimento come quello repubblicano che ha fatto del ricorso alla resistenza armata uno dei suoi capisaldi si tratta di un passaggio straordinario.

Meno di tre ore dopo il comunicato di P.O'Neill, lo pseudonimo usato per firmare i comunicati dell'IRA, il generale canadese De Chastelain capo della Commissione sul Disarmo, consegna il suo attesissimo rapporto ai governi di Londra e Dublino. De Chastelain sostiene di "aver messo completamente fuori uso un sostanziale quantitativo di armi, munizioni ed esplosivi" e la descrizione coincide con quella dei due ispettori internazionali; dunque potrebbe trattarsi dei due arsenali già compromessi. Dalle minute raccolte dagli unionisti durante il meeting con il generale, sappiamo ora che i depositi non sono stati sigillati con un tappo di cemento e che una sostanza chimica potrebbe averli neutralizzati.

Il gen. de Chastelain

Il rapporto di De Chastelain viene accolto con sollievo da Londra, Dublino e Washington ma ora spetta agli unionisti; il loro leader si dice soddisfatto ma prende tempo e già detta che "questo dev'essere solo l'inizio del disarmo"; Trimble è costretto dagli eventi a revocare le dimissioni dei suoi ministri e questo, almeno per qualche giorno, basta per scongiurare il rischio di un'altra sospensione (sarebbe stata la quarta in 18 mesi) imposta unilateralmente e in aperta violazione di un trattato internazionale (il GFA) stipulato con un'altra nazione sovrana (l'Eire). Venerdì prossimo Trimble affronta una problematica rielezione per la quale sarà necessaria la maggioranza dei voti unionisti; la destra del suo partito si prepara a votare a fianco del DUP del reverendo Paisley contro la rielezione. E da questo punto di vista, come era ampiamente prevedibile, l'inizio del disarmo dell'IRA non ha trasformato la situazione.

Il tremendo significato del gesto
Ancora una volta dunque, sono i repubblicani a lanciare proposte nel tentativo di non far deragliare il peace process. Insieme alla tregua del 1994 e la storica firma del 1998 si tratta del passaggio più importante per un processo minato dall'intransigenza unionista e dal continuo rifiuto di Londra di onorare la sua parte di accordi. Un gesto coraggioso perché l'IRA, che non ha partecipato ai negoziati di pace e non ha firmato l'Accordo di Stormont, non era tenuto a farlo e tanta determinazione è stata riconosciuta da Washington, Dublino e persino Londra; Blair ha ricordato come la decisione repubblicana "non sia partita da una posizione di debolezza ma dalla forza della determinazione di proseguire lungo la strada della pace". Ha detto il premier irlandese Ahern: "Nessuno deve sottovalutare l'enormità della decisione repubblicana considerando che l'IRA non è firmataria degli accordi". Né gli attacchi su New York e Washington sembrano aver avuto un impatto: come confermato dagli stessi Blair ed Ahern, il piano era stato tracciato a maggio e perfezionato in agosto, diverse settimane prima dell'11 settembre.

Una bambina della scuola Holy Cross di Ardoyne

Un gesto reso ancor più significativo e rischioso alla luce dei continui attacchi lealisti contro la popolazione nazionalista in aree dove questa è più vulnerabile: nelle contee di Antrim e Armagh e, soprattutto, nella North Belfast dove gli scontri si protraggono ormai da giugno e dove bambine di una scuola elementare vi devono arrivare passando ogni giorno attraverso lealisti che lanciano insulti, pietre, bottiglie, sacchi di urine ed escrementi e in due casi, granate. Una situazione, quella della Holy Cross di Ardoyne, che ricorda a tutti quanto possa essere difficile trasformare l'occupazione britannica attraverso un processo democratico.

L'avvio del disarmo ovviamente non significa che tutti i problemi si siano dissipati nella tramontana di Belfast; da solo, senza una degna risposta di Blair e Trimble, non rimuove le condizioni d'ingiustizia che avevano costretto i repubblicani alla resistenza armata, non tampona le falle del peace process e non avvicina la pace; il nord Irlanda rimane uno stato lacerato da una profonda divisione settaria e fin quando cattolici e protestanti saranno così lontani una pace stabile e duratura sarà difficile da raggiungere.

Repubblicani confusi
Per la base del Movimento Repubblicano si tratta di un passaggio molto emotivo. Al di là del significato simbolico, la questione delle armi era per loro fondamentale perché quando polizia e paramilitari lealisti attaccarono i ghetti cattolici verso la fine degli anni '60 (fu da lì che eruttarono i Troubles), l'IRA si fece trovare disarmata e ha promesso che questo non accadrà un'altra volta. Inoltre era ormai chiaro che gli unionisti e i militaristi che si annidano nell'establishment britannico, i quali non sono riusciti a sconfiggere i repubblicani militarmente, stanno ancora cercando di ottenere una parziale rivincita: la resa repubblicana attraverso appunto la consegna degli arsenali. Dal canto suo l'IRA ha sempre ripetuto che "un disarmo è possibile ma mai alle condizioni dettate da inglesi e unionisti" e se voleva salvare il processo non poteva permettersi di attendere oltre. Cominciato ai tempi della protesta carceraria negli anni '76-'81, invigorito dall'avvento dell'attuale leadership e proiettato verso i binari della democrazia a partire dalla fine degli anni '80, il progetto repubblicano appare ben più ampio di una sostanza chimica colata su armi compromesse. Il Sinn Féin non vuole sacrificare i vantaggi elettorali che ne derivano, come dimostrato dalla sua ascesa a primo partito nazionalista del nord. Con le elezioni nella Repubblica probabilmente a primavera, il Sinn Féin potrebbe salire da 1 a 5 seggi e il disarmo prepara persino il terreno a una possibile coalizione di governo. Bertie Ahern ha già indicato la sua disponibilità a patto che l'IRA abbia smantellato le sue cellule (e questo sarà uno dei nuovi ostacoli che gli unionisti si preparano a issare dopo aver rimosso quello del disarmo). Con la sua seconda casa nella repubblicana contea di Donegal Gerry Adams potrebbe candidarsi alle prossime generali e ritrovarsi Ministro degli Esteri irlandese. E con il Sinn Féin in governo a Dublino e già due suoi ministri a Stormont, l'ambizioso progetto repubblicano avanzerebbe notevolmente verso la sua meta finale: la riunificazione d'Irlanda.
Aver neutralizzato quelle armi "offensive" (l'IRA non vuole sbarazzarsi di quelle "difensive" con le granate lealiste che piovono ogni notte), ha provocato una prevedibilmente furiosa risposta dei repubblicani contrari alla strategia di pace.

Dal Republican Sinn Féin -considerato il braccio politico di Continuity IRA (C.IRA)- sottolineano come "nessun altro movimento repubblicano si era piegato in questo modo ai brits. Ma la resistenza armata continuerà perché, qualunque paese la Gran Bretagna abbia occupato, questa è risultata l'unica via percorribile per sbarazzarsene". All'indomani del disarmo sia C.IRA che Real IRA (R.IRA) hanno promesso di intensificare le loro campagne; il primo gruppo si è già reso responsabile del sequestro di un bus abbandonato davanti una caserma inglese a West Belfast con 5 kg di esplosivo a bordo, il secondo dell'omicidio di un ex-prigioniero lealista nella città di Strabane1.

Un arsenale

Tuttavia sia C.IRA che R.IRA sono stati decapitati con l'arresto di figure-chiave e pesantemente infiltrati dalle security forces su entrambi i versanti del confine. Non v'è dubbio che la loro attuale "debolezza" sia stato un altro fattore decisivo nella decisione dell'IRA, contenendo così ai minimi termini il rischio di ulteriori defezioni. A meno che neanche stavolta Londra mantenga i patti: in tal caso però non ci sarebbe bisogno di rischiare l'arresto per unirsi ai dissidenti perché a quel punto sarebbe la stessa IRA a dover rivedere la sua posizione.

Una risposta generosa?
Dalla firma del GFA ad oggi il governo inglese ha implementato un unico punto degli accordi "favorevole" ai nazionalisti: il rilascio dei prigionieri politici. Su ogni altro punto Londra ha rimandato, sospeso, rinegoziato e in alcuni casi (la riforma della RUC, la polizia settaria nordirlandese) riscritto letteralmente gli accordi. Nelle ore dopo l'annuncio di Adams la sensazione nelle aree nazionaliste era che per essersi deciso a un passo tanto rischioso il Movimento Repubblicano aveva ottenuto quello che gli spetta non solo di diritto ma anche secondo il GFA. Nel contesto del compromesso che aveva portato al disarmo, a maggio Londra si era impegnata in una "progressiva demilitarizzazione", nell'entrata in vigore della Equality Agenda, in una revisione del sistema giudiziario e a garantire la stabilità delle istituzioni governative. In altre parole, trasformazioni in grado di fare la differenza, non più mutamenti superficiali come il boom della ricostruzione da dopoguerra o il ritiro delle truppe da Belfast e Derry (dove alloggiano di solito i media internazionali) mentre la repressione militare continua in tutto il resto del nord dove nessuno metterebbe piede.

Blair aveva promesso una risposta "generosa ed immaginativa" al gesto dell'IRA ma per ora la generosità inglese ha lasciato a dir poco perplessi: sul fronte politico (la stabilità delle istituzioni prescritte dagli Accordi), Reid e Trimble stanno già alzando nuove barricate e l'ombra di una nuova sospensione continuerà a galleggiare su Stormont anche se il leader unionista sarà rieletto. Per i repubblicani l'Equality Agenda è ben più importante delle istituzioni perché garantirebbe diritti fondamentali ma i diplomatici di Hillsborough (residenza dei consoli inglesi in Irlanda) sembra si rifiutino di stilare una legislazione che affronterebbe finalmente la disoccupazione, la discriminazione, la carenza di case e servizi di nazionalisti che risulterebbero così incamminati verso la parità di diritti su cui si fonda il GFA. Se possibile la generosità inglese ha lasciato ancor più a desiderare sul capitolo del sistema giudiziario: l'apposita commissione aveva raccomandato una drammatica revisione e l'abolizione delle Diplock Courts (i tribunali speciali senza giuria) ma Westminster ha dichiarato che "tali raccomandazioni sono al di fuori dei compiti dellla commissione". Nessun passo avanti neanche per quanto riguarda i diritti umani: a maggio Blair si era impegnato "a facilitare" inchieste pubbliche e indipendenti sull'assassinio di due avvocati nazionalisti, Pat Finucane e Rosemary Nelson, due dei più famosi e controversi casi di collusione tra security forces inglesi e squadroni della morte lealisti, ma del suo impegno sembra essersi smarrita ogni traccia; sempre nel contesto del compromesso di maggio Londra ha fornito i nomi di alcuni ufficiali del British Army sospettati di aver aiutato i lealisti nella strage di Dublino e Monaghan del 1974, in cui 33 persone persero la vita. Quei nominativi però, erano già di dominio pubblico e difficilmente aiuteranno a svelare i retroscena di un attentato in cui ufficiali inglesi fornirono gli esplosivi mentre quelli della RUCc guidarono i killer al bersaglio e insabbiarono ogni tentativo d'inchiesta.
Un discorso a parte merita la farsa della demilitarizzazione che se incanalata su questa falsa riga potrebbe davvero causare seri problemi.

Una "watchtower"

Nessun ritiro delle truppe, nessuna azione immediata nelle contee di Tyrone o Fermanagh e nelle città di Belfast e Derry; Reid ha annunciato solo la chiusura della base di Magherafelt (in territorio unionista nella contea di Derry), della torretta di una base (che resta al suo posto) e due watchtowers in South Armagh (e anche in questo caso le torrette fanno parte di un fortino che resterà operativo). La ragnatela che si posa su questo tratto di confine e composta da 5 basi, 14 fortini e altre 32 watchtowers lungo poche miglia di frontiera, non è stata minimamente intaccata e in South Armagh nessuno crede che questo sia solo l'inizio della demilitarizzazione: "sarebbe la prima volta che mantengono un impegno preso. Come si fa a creder loro?

Si tratta solo un esercizio di propaganda" sostiene la portavoce dei residenti nazionalisti; "in realtà la presenza inglese qui è un incitamento alla guerra". Non si dovrebbe dimenticare infatti che i militaristi inglesi resisteranno a qualunque tentativo di barattare il disarmo di un gruppo che Londra ritiene "terroristico" con il ritiro di un esercito "legale"; sarebbe ammettere che le armi inglesi sono illegali ed equivalgono a quelle dell'IRA, conferirebbe ai repubblicani quel riconoscimento politico che Londra ha sempre negato loro. E non ultimo esporrebbe le forze armate britanniche all'umiliazione di un'imbarazzante ritirata.

Unionisti e lealisti
Gli unionisti sono a perfetta conoscenza del fatto che negoziati ed accordi sono stati necessari perché l'entità politica imposta da Londra e nota come "Irlanda del Nord" è fallita, non ha funzionato e che è stato proprio il suo fallimento a scatenare trenta sanguinosi anni di guerra. Dalla firma del GFA essi hanno tentato in ogni modo di riscrivere e -come ammesso pubblicamente da Trimble- di rinegoziare l'Accordo. Appena il processo di pace irlandese tornerà ad affondare nell'indifferenza internazionale e l'ottimismo generato dal disarmo dell'IRA si sarà scontrato con la dura realtà, nessuno dovrà stupirsi se gli unionisti ricominceranno a dettare le condizioni. Quando avranno ottenuto tutte le armi, chiederanno tutti gli esplosivi, esigeranno la superbomba che l'IRA sta segretamente confezionando a Ballymurphy, imporranno il suicidio a tutti i Volontari dell'IRA passati e presenti e si batteranno per la riunificazione delle 26 contee dell'Eire con il resto dello United Kingdom. Secondo la propaganda inglese-unionista, dove l'intransigenza è considerata una virtù oltre che uno stile di vita, le armi dell'IRA erano l'unico ostacolo lungo la via della transizione politica. Ma il vero ostacolo di questo peace process è proprio tanta intransigenza, è il rifiuto di inglesi e unionisti ad accettare l'inevitabilità dei mutamenti. Tale rifiuto è ancora al suo posto e l'inizio del disarmo li costringe semplicemente a trovare nuovi pretesti. Sono stati loro a fare una questione delle armi dell'IRA e ora sono caduti sulla loro stessa spada: se non ne avessero fatto una priorità assoluta avrebbero privato i repubblicani di una carta vitale da calare durante i negoziati, senza costringere Londra ad implementare la parte di accordi a loro stessi "sfavorevoli", come eguaglianza o demilitarizzazione. Il problema degli unionisti, al di là delle questioni politiche, è che il GFA li rende uguali ai nazionalisti e loro devono continuare a sentirsi un po' più uguali degli altri o lo stato orangista che tentano di preservare non esisterebbe più. Come dimostrato nella contesa della Holy Cross di Ardoyne, la loro è un'espressione di (presunta) superiorità di un anacronismo indelebile.

Un'ultima annotazione riguarda i paramilitari lealisti chiamati ora a rispondere al gesto repubblicano: un'ipotesi questa già esclusa dallo UVF (Ulster Volunteer Force) il quale esige dall'IRA "la dichiarazione che la guerra sia finita e la promessa che nessun gruppo armato attaccherà la comunità protestante". In quanto all'Ulster Freedom Fighters (UFF), responsabile degli attacchi di North Belfast, esso è troppo occupato ad usare le armi ogni giorno. Armi lealiste che rimangono tuttavia una materia insidiosa e imbarazzante per il governo inglese dal momento che il loro arsenale è quasi interamente composto da potenti armi sudafricane sbarcate in Irlanda nei primi anni '90 grazie all'assistenza dei servizi britannici.

Paramilitari del UFF


1. Sembra che questo omicidio sia da attribuirsi al INLA piuttosto che al RIRA, secondo le indagini effettuate dalla polizia. Questa notizia è successiva alla stesura dell'articolo.(NdR).
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a cura di irlanda notizie - 7 novembre 2001