![]() |
GIUGNO 2000 |
Nuovo inizio nel Nord Irlanda
Maeve Kelly da Londra
Ulster, “mea culpa” di Blair
Raffaella Menichini
Da tempo in calo di popolarità, come evidenziato
anche dalle recenti municipali per Londra, Tony Blair ha deciso di giocare anche
la carta delle “scuse” ai Quattro di Guildford per cercare di ritrovare un
po’ del consenso perduto. Come minimo viene da chiedersi se
Blair avrebbe ugualmente rivolto le sue poco sincere scuse se uno dei
quattro non avesse sposato una Kennedy. Ma soprattutto, perché la legislazione
di emergenza draconiana che è stata la causa di un errore giudiziario così
clamoroso è tuttora in vigore e si pensa addirittura di irrigidirla? Con un
sistema legislativo che ha posto l'onere della prova a carico dell'imputato un
altro caso come quello di Guildford è tuttora potenzialmente possibile. In
questo senso le scuse di Blair non hanno il benché minimo valore se non vengono
accompagnate da una chiara volontà di adoperarsi affinché le cose vadano in
futuro in maniera diversa. È troppo facile chiedere scusa per un caso ormai
completamente risolto e nei confronti del quale gli umori dell'opinione pubblica
vanno ormai praticamente tutti nella stessa direzione. Di questo passo c'è il
reale rischio che un altro premier britannico sia costretto, tra qualche anno, a
dover chiedere scusa per altri casi analoghi.
“Fuori uso le
armi dell’Ira”
Paolo Filo Della
Torre da Londra
La notizia che
l’Ira ha deciso di far ispezione i propri arsenali a due mediatori esterni non
ha suscitato grande interesse da parte della stampa italiana. L’unico tra i
maggiori quotidiani a darne notizia è infatti “La Repubblica”, con questo
breve articolo di Filo Della Torre.